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Per una vera Buona Scuola in Sicilia tempo pieno e insegnanti di verificata esperienza

Per una vera Buona Scuola in Sicilia tempo pieno e insegnanti di verificata esperienza

Per una vera Buona Scuola in Sicilia tempo pieno e insegnanti di verificata esperienza

Competenze digitali e linguistiche, esperienze professionali di vario genere (dal settore dei beni culturali a quello musicale o scientifico). Queste dovrebbero essere le priorità per una vera Buona Scuola in Sicilia. Necessariamente collegate, però, all’'apertura pomeridiana di tutti i plessi (scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado) per attività extracurriculari in grado di combattere non solo la dispersione scolastica, ma anche l’'illegalità sin dai banchi di scuola.

La Legge di Riforma della Scuola Secondaria di secondo grado avviata nel 2010 ha introdotto l'’insegnamento Clil (Content and Language Integrated Learning, ovvero l’apprendimento integrato di contenuti disciplinari in lingua straniera) anche negli ordinamenti scolastici italiani, ma ancora non se ne vedono i benefici. A questo avrebbe dovuto agganciarsi la legge 107 del 2015, insieme all'’apertura pomeridiana dei plessi, in modo da garantire che le assunzioni di nuovo personale avvenissero nelle rispettive regioni, senza provocare quel gran caos della mobilità che ha peggiorato la qualità dell'’insegnamento. Soprattutto in quest'’anno scolastico, ancora a novembre, molte classi si ritrovano senza l'’insegnante di materie come matematica o lingue straniere, a causa di assegnazioni provvisorie, 104 e congedi vari.

Renzi l'altra sera da Bruno Vespa ha dichiarato che la riforma della scuola non è riuscita nell'intento e, dunque, è da rivedere. Il problema non è che la moglie di Renzi, Agnese Landini, ha un incarico di ruolo senza essere in possesso delle certificazioni linguistiche e delle competenze digitali richieste dal bando della scuola, che comunque le ha conferito l'incarico. Il giornalista del quotidiano "La Verità" - che ha addirittura messo in prima pagina la notizia - sconosce che gli insegnanti in queste stesse condizioni sono moltissimi.

Il vero problema della riforma Renzi è che non ha previsto adeguati strumenti selettivi degli insegnanti per la riuscita di una vera Buona scuola. Gli assunti dalle graduatorie ad esaurimento, molti di loro mai entrati in classe prima del primo dicembre 2015, non sono stati sottoposti ad una verifica delle competenze. È vero che molti di loro sono diventati insegnanti con la valigia - e non perché si spostano da una città ad un'altra della stessa regione, ma da una città all'altra di regioni diverse e da nord a sud - ma lo sono anche se con curriculum in bianco. Unico requisito l'iscrizione in Gae avvenuta anche vent'anni prima. Questa è la verità. Il tutto a discapito degli alunni, i primi destinatari della buona scuola, i futuri protagonisti della vita del nostro Paese.

lucia russo

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1 Commenti

  1. Simona Barberi
    Novembre 12, 2016 at 19:22
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    La Buona Scuola …un’operazione politica che non ha tenuto conto delle “persone” … quella politica che ha perso il suo antico significato … Anche in questo caso chi l’ha concepita questa riforma non ha pensato agli alunni che ancora oggi in alcune scuole si trovano senza insegnanti … è stata realizzata una enorme manovra-lotteria che non ha tenuto conto degli insegnanti … costretti a lasciare i propri luoghi per raggiungere prima una sede e poi … dopo pochi mesi una seconda sede, come se fosse facile per tutti adattarsi in poco tempo a situazioni nuove …. è stato richiesto uno sforzo economico enorme a chi è stato costretto ad andare via con uno stipendio che per chi è lontano da casa non può bastare … è stata richiesta una grande elasticità … fare un salto nel buio … Ma cosa dire del fatto che l’insegnante-Educatore dovrebbe essere messo in grado sempre di lavorare serenamente? Che dire del fatto che in qualche modo – facendo magie e acrobazie – un po’ di insegnanti sono riusciti poi a tornare con assegnazioni provvisorie articolate in modo alquanto fantasioso … ma non sarebbe stato più saggio e proficuo elaborare un piano assunzionale più razionale? Magari distribuito su tre anni? Ma una maggiore riflessione non sarebbe stata più utile per tutti?

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