Una riduzione contenuta ma concreta delle barriere commerciali ancora presenti tra i Paesi dell’Unione europea potrebbe, nel medio-lungo periodo, bilanciare gli effetti negativi dei dazi statunitensi sull’economia europea. È quanto emerge da uno studio della Banca centrale europea, anticipato oggi e in pubblicazione integrale nel prossimo Bollettino economico.
Nonostante l’esistenza del mercato unico, secondo la BCE permangono ostacoli strutturali che continuano a frenare gli scambi interni tra gli Stati membri.
Dazi USA: l’impatto stimato sul PIL europeo
Le proiezioni dei tecnici della BCE indicano che l’aumento dei dazi e il clima di incertezza commerciale potrebbero pesare complessivamente per 0,7 punti percentuali sul PIL dell’area euro nel periodo 2025-2027.
Tuttavia, le simulazioni econometriche mostrano che una riduzione di appena il 2% delle barriere su beni e servizi all’interno dell’UE sarebbe sufficiente, nel lungo termine, a compensare integralmente l’effetto negativo dei dazi statunitensi.
Il risultato sarebbe un incremento del commercio intra-UE di circa il 3%, rafforzando la resilienza economica del blocco europeo.
Mercato unico europeo: benefici graduali, non immediati
Secondo gli autori dello studio, questa strategia non produrrebbe effetti immediati tali da sostituire rapidamente la perdita di scambi con gli Stati Uniti. Ogni aggiustamento strutturale del mercato unico richiede tempo per tradursi in benefici economici concreti, soprattutto in presenza di sistemi normativi e amministrativi complessi.
Friction commerciali UE: costi ancora elevati
L’analisi della BCE evidenzia come le restrizioni agli scambi interni all’Unione europea restino sorprendentemente alte. In termini equivalenti, tali frizioni corrisponderebbero a:
-
dazi del 67% sul commercio di beni
-
dazi del 95% sugli scambi di servizi
Questi valori tengono conto non solo di oneri regolamentari e amministrativi, ma anche di fattori più difficili da eliminare attraverso politiche pubbliche.
Limiti strutturali e fattori non eliminabili
Lo studio sottolinea che non tutte le barriere possono essere rimosse. Alcuni ostacoli derivano da elementi come:
-
preferenze dei consumatori
-
tendenza a privilegiare le produzioni nazionali
-
limitata commerciabilità di determinati beni e servizi
Fattori che, come riconoscono gli stessi autori, non sempre sono né eliminabili né desiderabili tramite interventi normativi.
(askanews)
Lascia una risposta