Sanità in Italia, perché il sistema non è uguale tra Nord e Sud

Sanità in Italia, perché il sistema non è uguale tra Nord e Sud

Sanità in Italia, perché il sistema non è uguale tra Nord e Sud

Il Servizio sanitario nazionale (SSN) nasce nel 1978 con un principio chiaro: garantire cure a tutti i cittadini, senza distinzione di reddito, età o condizione sociale. La legge affida alle Regioni la gestione della Sanità, mentre lo Stato, attraverso la legge di Bilancio, stanzia le risorse economiche necessarie.

Nel 2026 il Fondo sanitario nazionale ammonta a 143 miliardi di euro, trasferiti alle Regioni, che possono integrare la spesa con fondi propri. In teoria, ogni cittadino dovrebbe avere accesso a servizi sanitari efficienti e di qualità. In pratica, però, il sistema mostra profonde disuguaglianze territoriali.

Sanità al Nord e al Sud: un divario che resiste nel tempo

La differenza di qualità delle prestazioni sanitarie tra Nord e Sud è ormai un dato strutturale. Le otto regioni meridionali, classificate come meno sviluppate dall’Unione europea, faticano a garantire servizi paragonabili a quelli delle otto regioni più ricche del Nord, mentre le quattro regioni del Centro si collocano in una posizione intermedia.

Le risorse economiche vengono assegnate su base pro capite, quindi non esiste una disparità quantitativa nei finanziamenti. La vera differenza è qualitativa: competenze manageriali, organizzazione e capacità di programmazione risultano mediamente più solide nelle regioni settentrionali.

Clientelismo e mobilità sanitaria: un costo per il Sud

In molte realtà del Mezzogiorno pesa ancora un sistema basato sul favore e sulle relazioni personali, che spesso penalizza il merito. Dirigenti e responsabili vengono scelti non sempre per competenza, ma per appartenenza politica o personale.

Questo meccanismo alimenta un altro fenomeno critico: la mobilità sanitaria. Migliaia di pazienti del Sud si spostano verso le strutture del Nord, generando un esborso di centinaia di milioni di euro che le Regioni meridionali devono trasferire a quelle settentrionali per le prestazioni erogate.

Il ruolo dello Stato e le responsabilità regionali

La Costituzione, all’articolo 120, consente allo Stato di intervenire quando le autonomie locali non garantiscono i livelli essenziali dei servizi. Tuttavia, questo strumento viene utilizzato raramente, lasciando alle Regioni la piena responsabilità della gestione sanitaria.

Le Giunte regionali del Sud sono chiamate a un cambio di passo deciso: affrontare il problema non significa aumentare la spesa, ma migliorare l’organizzazione, rimuovendo figure inadeguate e valorizzando competenze reali, sia amministrative sia sanitarie.

Sanità pubblica, intramoenia e organizzazione dei servizi

Un altro nodo riguarda il rapporto tra sanità pubblica e attività privata. Limitare l’esercizio libero della professione e rafforzare l’attività intramoenia potrebbe ridurre conflitti di interesse e migliorare l’efficienza del sistema pubblico.

Allo stesso tempo, appare indispensabile una digitalizzazione reale dei servizi, a partire dalle prenotazioni. Le lunghe file negli ospedali e nelle aziende sanitarie sono il segno di un’organizzazione arretrata. Un sistema di prenotazione digitale, simile a quello già operativo nelle Poste italiane, permetterebbe di fissare appuntamenti certi, riducendo disagi e sprechi.

Una riforma possibile, ma necessaria

Il problema della sanità diseguale in Italia non è irrisolvibile. Servono scelte semplici ma coraggiose: meritocrazia, organizzazione, tecnologia e senso di appartenenza al servizio pubblico. Senza questi elementi, il principio di uguaglianza sancito dalla legge resterà valido solo sulla carta.

Di Carlo Alberto Tregua

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