La forza della natura, resa sempre più intensa dai cambiamenti climatici, non può essere arrestata. Da tempo, però, sono note le strategie per ridurne gli effetti. In Sicilia, al contrario, si è scelto spesso di ignorarle. Abusivismo edilizio, costruzioni a ridosso del mare, alterazione del naturale trasporto dei sedimenti e distruzione della vegetazione costiera hanno progressivamente indebolito il territorio, lasciando esposti interi centri abitati.
In questo contesto, il ciclone Harry ha trovato una costa già fragile, incapace di difendersi, trasformando un rischio prevedibile in un’emergenza concreta.
Costa siciliana sempre più fragile: i dati sull’erosione
Che il problema fosse noto è dimostrato dai numeri. Secondo un dossier Legambiente 2024, basato sul Piano di assetto idrogeologico regionale, oltre il 75% del litorale siciliano è a rischio erosione. Di questo, il 43,6% presenta un rischio elevato, mentre il 32,9% è classificato come molto elevato, con potenziali conseguenze gravi per edifici e sicurezza delle persone. Un lento arretramento che, anno dopo anno, ha ridisegnato la geografia dell’Isola, sottraendo metri di costa e aumentando la vulnerabilità delle infrastrutture.
Danni ambientali e responsabilità politiche
Grazie alle ordinanze di protezione civile, non si registrano vittime, ma i danni economici causati dagli eventi estremi sono stimati in centinaia di milioni di euro. Un bilancio che richiama direttamente le responsabilità della politica, chiamata a trasformare studi e dati scientifici in decisioni concrete e tempestive.
Un’analisi condotta nel 2024 dalle università di Palermo e Cantabria evidenzia come, tra il 1988 e il 2022, le superfici urbanizzate lungo la costa siano cresciute del 47%, nonostante il calo demografico e l’assenza di un reale sviluppo economico e occupazionale.
Abusivismo edilizio e consumo illegale del suolo
Le immagini satellitari delle missioni Landsat e Sentinel mostrano un territorio profondamente modificato, spesso in modo illegale. Secondo Openpolis, nel 2021 la Sicilia è stata la quarta regione italiana per abusivismo edilizio, con 46 abitazioni abusive ogni 100 regolari. Gran parte della cementificazione risale agli anni ’60 e ’70, quando sabbia, ghiaia e pietrisco furono sottratti alle spiagge per alimentare l’edilizia costiera, compromettendo il naturale equilibrio dei litorali.
Perdita delle spiagge e scomparsa della vegetazione
Oggi circa il 67% dei comuni costieri siciliani registra una grave perdita di spiaggia, con picchi di erosione superiori all’8% lungo la costa meridionale e nel Canale di Sicilia. Parallelamente, la copertura vegetale è scesa dal 54% al 39% tra il 1988 e il 1992, riducendo la capacità naturale delle coste di assorbire l’energia delle mareggiate.
Rinaturalizzazione delle coste e rigenerazione urbana
I numeri impongono un cambio di rotta. Come sottolineato da Legambiente Sicilia, in alcuni casi sarà inevitabile delocalizzare edifici costruiti in aree incompatibili con la sicurezza ambientale. La strada indicata da urbanisti e accademici è quella della rigenerazione urbana e della rinaturalizzazione, evitando nuove colate di cemento e valorizzando il patrimonio esistente.
Un approccio che punta a città più resilienti e integrate con l’ambiente, anziché a nuove urbanizzazioni destinate a diventare presto insostenibili.
Cementificazione del litorale e scenari futuri
Già prima degli ultimi eventi estremi, diversi esperti avevano evidenziato come la cementificazione delle coste non fosse più sostenibile. Strade e infrastrutture realizzate a ridosso del mare, oggi, si rivelano fragili di fronte all’aumento dell’energia delle onde e all’erosione progressiva del suolo. Una riflessione che riguarda non solo Catania, ma decine di comuni costieri siciliani, chiamati a ripensare il proprio rapporto con il mare.
Innalzamento del mare e rischio inondazioni in Sicilia
A rendere il quadro ancora più complesso è l’innalzamento del livello del Mediterraneo, legato al riscaldamento globale. Secondo le stime Enea, entro il 2100 il mare potrebbe salire tra 0,94 e 1,45 metri, a seconda degli scenari climatici. In Sicilia, le aree più esposte al rischio di inondazione includono Pantano Logarini a Ragusa, oltre ai territori di Trapani e Marsala, dove la combinazione di erosione e aumento del livello del mare potrebbe avere effetti devastanti.
La direzione è ormai chiara: continuare a ignorare i segnali significherebbe aggravare una crisi già evidente. La sfida per il futuro passa da scelte coraggiose, capaci di mettere al centro la sicurezza, l’ambiente e la sostenibilità delle città costiere.
di Antonio Leo
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