Mentre la Protezione civile dirama l’ennesima allerta meteo per la Sicilia occidentale, con venti oltre i 70 km/h e rischio mareggiate, il tema centrale resta l’inerzia Unione europea sul fronte della prevenzione climatica. Le previsioni parlano di raffiche intense, precipitazioni diffuse e possibili danni alle coste già fragili. Uno scenario che richiama eventi estremi recenti, con miliardi di euro di perdite tra agricoltura, pesca e infrastrutture.
Clima e prevenzione: l’Europa discute ma non decide
A Strasburgo si è discusso di rafforzare la capacità dell’Ue di prevenire e affrontare eventi meteorologici estremi dopo i disastri che hanno colpito Italia meridionale, Malta e Portogallo. Eppure, al di là dei briefing e dei confronti tra delegazioni, non è emersa una strategia vincolante né un piano operativo immediato. È qui che si manifesta l’inerzia Unione europea: analisi dettagliate, ma nessuna attuazione concreta.
70 miliardi l’anno per l’adattamento climatico: il piano senza copertura
La Commissione europea, insieme all’European Environment Agency, ha stimato che servono 70 miliardi di euro l’anno fino al 2050 per rafforzare la resilienza climatica.
La ripartizione prevista sarebbe:
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30 miliardi per infrastrutture
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21 miliardi per ecosistemi
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12 miliardi per sicurezza alimentare
Numeri chiari, metodologia definita, studio concluso. Ma senza uno stanziamento strutturale e senza una linea comune obbligatoria per gli Stati membri, il rischio è che tutto resti sulla carta.
Difesa prioritaria, clima rinviato
Parallelamente, l’Unione europea accelera sulla strategia di preparazione alle emergenze con una roadmap fino al 2028, esercitazioni con la Nato e revisione degli strumenti finanziari per le crisi. Il Parlamento europeo ha inoltre approvato un prestito da 90 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina, di cui 60 destinati al rafforzamento della difesa. Il confronto tra le due direttrici è evidente: fondi e tempistiche certe per la sicurezza geopolitica, mentre sull’adattamento climatico prevale l’inerzia Unione europea.
Sicilia tra ristori e assenza di prevenzione
Nel dibattito europeo, gli eurodeputati italiani hanno chiesto l’attivazione del Fondo di solidarietà Ue e strumenti straordinari per i territori colpiti.
Ma la questione sollevata da diversi interventi è un’altra: senza un piano di prevenzione strutturale, i ristori restano una risposta tardiva. La Sicilia, già colpita da cicloni e frane, continua a fronteggiare emergenze senza un quadro europeo stabile di investimenti preventivi.
L’inerzia Unione europea sul fronte climatico rischia così di trasformare ogni nuova allerta in una crisi annunciata: studi approfonditi, cifre dettagliate, ma nessuna accelerazione concreta verso un piano vincolante di adattamento.
Di Mauro Seminara
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