Era il maggio 2020 quando l'allora presidente della Regione Nello Musumeci annunciava l'imminente approvazione del piano regionale per l'amianto in Sicilia. Sei anni dopo, il bilancio è desolante: solo 113 Comuni su 391 hanno presentato il piano comunale obbligatorio, meno di un terzo degli enti locali tenuti per legge a mappare i siti contenenti la pericolosa fibra. Nel frattempo, l'amianto in Sicilia continua a essere una presenza visibile nelle discariche abusive, nelle vecchie coperture e negli edifici pubblici, con migliaia di casi di mesotelioma registrati negli anni.
Piano amianto in Sicilia: quattro anni senza progressi
Il piano regionale amianto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel 2021. Da allora, però, la risposta degli enti locali non è cambiata: i Comuni che hanno trasmesso il piano comunale sono rimasti 113, esattamente come quattro anni fa. Solo il Comune di Messina risulta aggiornato al 2024. Degli altri 112, 33 hanno trasmesso piani completi ma non aggiornati, 39 sono stati etichettati come parzialmente trasmessi e 40 presentano documentazione ritenuta incompleta dalla Regione.
I 113 piani attualmente disponibili censiscono 19.792 siti contenenti amianto. Sul fronte delle bonifiche, tra il 2015 e il 2024 si è intervenuti in oltre 47.000 siti per un totale di quasi 82.000 tonnellate di materiale rimosso — di cui 30.000 tonnellate solo tra il 2021 e il 2024. Un miglioramento reale, ma insufficiente rispetto alla portata del problema.
Scuole, ospedali e abitazioni: l'amianto è ancora ovunque
Il piano regionale, che riporta dati aggiornati a sette anni fa, fotografava una situazione già allarmante: 388 scuole, 27 ospedali, oltre 200 uffici della pubblica amministrazione, 36 impianti sportivi, 54 siti di grande distribuzione commerciale, oltre 2.500 edifici agricoli e più di 11.000 edifici residenziali risultavano interessati da strutture contenenti amianto. La stima complessiva del materiale presente sull'Isola era di un milione di metri cubi. E questo prima che la mappatura fosse completata.
Basta percorrere le strade secondarie della Sicilia, tra città e campagna, per incontrare lastre di eternit abbandonate nelle discariche abusive che costellano il territorio. Tra inciviltà e inconsapevolezza dei rischi sanitari, l'amianto resta una presenza silenziosa e pericolosa nella quotidianità isolana.
Smaltimento amianto: in Sicilia non esiste ancora una discarica dedicata
Una delle criticità più gravi riguarda proprio lo smaltimento dell'amianto. In Sicilia esistono una ventina di siti autorizzati come depositi temporanei, ma nessun impianto attrezzato per la tomba definitiva in sicurezza. Ogni operazione di bonifica si chiude fuori dall'Isola, con costi e complessità logistiche che scoraggiano gli interventi.
Nel corso degli anni sono state avanzate diverse ipotesi per l'individuazione di siti idonei: i siti minerari dismessi di Milena, Bosco (Caltanissetta) e Pasquasia (Enna), oltre a una cava dismessa a Casteltermini (Agrigento). L'idea era valorizzare luoghi già contaminati per creare impianti sicuri, con prospettive legate all'archeologia industriale. Ma le opposizioni delle comunità locali e il progressivo scivolamento del tema fuori dall'agenda politica hanno bloccato tutto.
Il piano rifiuti speciali 2025 e la questione irrisolta
Il tema è tornato nell'aggiornamento del piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali, approvato a fine 2025, che riconosce la necessità di potenziare il sistema impiantistico per garantire lo smaltimento dell'amianto sul territorio regionale, come richiesto dal Codice dell'ambiente. Il CNR ha stimato in circa 32 milioni di tonnellate i materiali contenenti amianto presenti in Italia, derivanti principalmente dai due miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture esistenti. Una montagna di materiale tossico che, in Sicilia come altrove, attende ancora una risposta all'altezza dell'emergenza.
di Simone Olivelli
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