Costi in aumento, servizi insufficienti e risultati ancora lontani dagli obiettivi fissati dalla legge. È questa la fotografia del sistema dei rifiuti in Sicilia, dove la raccolta differenziata continua a registrare numeri tra i peggiori del Paese.
Secondo gli ultimi dati Ispra relativi al 2024, nell’Isola sono state prodotte circa 2,16 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Di queste, soltanto 1,20 milioni sono state avviate alla raccolta differenziata, pari al 55,5% del totale. Un dato che colloca la Sicilia all’ultimo posto in Italia e ben distante dal target nazionale del 65%.
Sicilia maglia nera per raccolta differenziata
La media italiana della raccolta differenziata ha ormai raggiunto il 67,7%, mentre regioni come Emilia-Romagna e Veneto toccano il 78%. La Sicilia, invece, resta ferma al 55,5%, con una crescita minima rispetto all’anno precedente: appena lo 0,3% in più rispetto al 2023. Un rallentamento netto se confrontato con il balzo registrato nel 2022, quando l’incremento era stato di 3,7 punti percentuali. Il problema non riguarda soltanto la quantità di rifiuti raccolti, ma anche ciò che accade dopo la selezione.
Il nodo del riciclo e delle discariche
I dati Ispra evidenziano infatti che la percentuale di raccolta differenziata non corrisponde automaticamente ai materiali realmente riciclati o riutilizzati.
Su questo punto è intervenuto anche il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa, che ha sottolineato l’assenza di dati completi sul reale recupero dei materiali.
Nel 2024, infatti:
- circa 730 mila tonnellate di rifiuti sono finite in discarica;
- quasi 132 mila tonnellate sono state trasferite fuori regione;
- oltre 1,19 milioni di tonnellate sono passate dagli impianti Tmb.
Numeri che mostrano come il sistema continui a dipendere in larga parte da smaltimento ed esportazione dei rifiuti, con costi ambientali ed economici sempre più elevati.
Termovalorizzatori di Palermo e Catania: la strategia della Regione
Per affrontare l’emergenza rifiuti, la Regione Siciliana punta sul nuovo Piano rifiuti approvato dal governo Schifani e già valutato positivamente dalla Commissione europea. Il progetto principale riguarda la realizzazione dei due termovalorizzatori di Palermo e Catania, con un investimento complessivo vicino al miliardo di euro. Secondo le stime regionali, i due impianti potranno trattare circa 600 mila tonnellate di rifiuti all’anno. Una capacità importante, ma ancora insufficiente rispetto al quantitativo di rifiuti residui che restano fuori dalla raccolta differenziata. Sulla base dei dati attuali, il sistema continuerebbe infatti a registrare un deficit di oltre 360 mila tonnellate annue.
Il caso Coda Volpe e il sistema in crisi
Le difficoltà strutturali del ciclo dei rifiuti sono emerse chiaramente anche nelle ultime settimane con il caso dell’impianto di contrada Coda Volpe, a Catania. Il malfunzionamento di un impianto danese, unito ai problemi logistici legati ai trasporti internazionali, ha rallentato il conferimento dei rifiuti indifferenziati, mettendo in forte difficoltà il sistema etneo. Per fronteggiare l’emergenza, il sindaco Enrico Trantino ha disposto il trasferimento di circa 200 tonnellate di rifiuti al giorno verso Termini Imerese, nel Palermitano. Una situazione che ha riportato al centro il tema della fragilità del sistema regionale, ancora lontano da un modello realmente autosufficiente e sostenibile sul piano ambientale.
di Gioacchino D'Amico
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