Il dramma di Niscemi non è un caso isolato. Secondo la mappa interattiva Idrogeo dell’ISPRA, oltre un milione di italiani vivono in zone a rischio frane e quasi sette milioni sono esposti ad alluvioni. La situazione in Sicilia è particolarmente critica, con numerosi comuni che necessitano di interventi urgenti di messa in sicurezza.
Frane e alluvioni in Sicilia: numeri e territori a rischio
Nell’Isola, circa 93mila abitanti sono esposti a frane e oltre 130mila al rischio alluvioni, pari all’1,9% e 2,6% della popolazione siciliana. Il patrimonio culturale è anch’esso a rischio: 723 siti per frane e 473 per alluvioni. La piattaforma IdroGEO consente di consultare mappe, report e dati aggiornati, utili per cittadini, imprese e pianificazione urbanistica.
Niscemi e la pericolosità idrogeologica
L’area di Niscemi è classificata a pericolosità molto elevata per frane, con smottamenti in evoluzione. La fragilità del territorio non è un’eccezione: secondo l’ISPRA, il 94,5% dei comuni italiani è esposto a frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. La Sicilia, già penalizzata da urbanizzazione disordinata e abusivismo, è tra le regioni più vulnerabili.
Province siciliane più esposte
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Palermo: 41mila abitanti a rischio frane, 58mila ad alluvioni; il 14,2% dei beni culturali a rischio alluvioni.
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Messina: circa 32mila persone esposte ad alluvioni e 15mila a frane; il 6,2% delle imprese a rischio.
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Catania: 7.600 abitanti a rischio frane e quasi 20mila ad alluvioni.
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Altre province: Enna, Agrigento, Trapani e le restanti con numeri più contenuti ma comunque vulnerabili.
Italia in allerta: territori in pericolo e patrimonio a rischio
Il dissesto idrogeologico riguarda oggi circa il 23% del territorio nazionale. Sono 742mila edifici e 75mila imprese collocati in aree ad alto rischio, insieme a circa 14mila beni culturali. L’aumento delle superfici a rischio non è solo dovuto a nuovi fenomeni franosi, ma anche a una maggiore precisione nelle rilevazioni e aggiornamento dei piani regionali.
Criticità nella gestione e prevenzione
Nonostante oltre 19 miliardi di euro stanziati negli ultimi 25 anni, molti interventi in Sicilia non si concretizzano. La lentezza burocratica, la frammentazione delle competenze e l’inadeguatezza degli strumenti urbanistici rendono i comuni inadempienti nella prevenzione del rischio. Il caso di Niscemi evidenzia la necessità di strategie più efficaci per proteggere abitanti, imprese e beni culturali.
Di Hermes Carbone
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