Nella notte tra mercoledì e giovedì, a meno di due ore dalla scadenza dell'ultimatum, Donald Trump ha annunciato su X un cessate il fuoco bilaterale di due settimane con l'Iran. L'accordo, mediato dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, prevede la sospensione dei bombardamenti statunitensi in cambio della riapertura immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa il 20% del commercio mondiale di petrolio.
Poco dopo l'annuncio di Washington, anche Teheran ha ufficializzato il proprio sì alla tregua. I negoziati per chiudere definitivamente il conflitto dovrebbero aprirsi venerdì 10 aprile a Islamabad, auspica Sharif.
L'annuncio di Trump: "Obiettivi militari raggiunti, base praticabile per la pace"
«Sulla base delle conversazioni avute con il primo ministro Sharif e con il generale Asim Munir, accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l'Iran per un periodo di due settimane», ha scritto Trump, precisando che si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale.
Il presidente americano ha motivato la decisione con il raggiungimento degli obiettivi militari prefissati e con i progressi verso un accordo definitivo. «È stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra Stati Uniti e Iran», ha aggiunto, sottolineando di aver ricevuto una proposta in dieci punti da Teheran, giudicata «base praticabile su cui negoziare». Le due settimane di tregua serviranno a finalizzare l'intesa.
La risposta dell'Iran: sì alla tregua, Hormuz riapre con limitazioni tecniche
Dal fronte iraniano, il ministro degli Esteri Seyed Abbas Araghchi ha confermato l'accordo a nome del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale. «Se gli attacchi nei confronti dell'Iran cessano, le nostre potenti forze armate fermeranno le operazioni difensive», ha dichiarato. Per il periodo di due settimane sarà garantito il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, in coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo conto di alcune limitazioni tecniche.
Netanyahu si oppone: il cessate il fuoco non vale per il Libano
La tregua non convince del tutto Israele. L'ufficio del premier Benjamin Netanyahu ha diffuso una dichiarazione in cui si sostiene la decisione di Trump, ma con una precisazione netta: «Il cessate il fuoco di due settimane non include il Libano». Israele, dunque, non intende fermare le proprie operazioni nel Paese dei cedri, in contrasto con quanto annunciato dal mediatore Sharif. Tel Aviv subordina inoltre il proprio sostegno all'accordo alla condizione che l'Iran apra immediatamente lo Stretto e fermi tutti gli attacchi contro Stati Uniti, Israele e gli altri Paesi della regione.
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