Orti della Susanna, incontro a Catania per trasformarli in Parco Urbano

Orti della Susanna, incontro a Catania per trasformarli in Parco Urbano

Orti della Susanna, incontro a Catania per trasformarli in Parco Urbano

Venerdì 20 febbraio alle ore 16, presso l’Auditorium “Enzo Zappalà” di Catania, si terrà un incontro sul futuro degli Orti della Susanna, un’importante area verde dimenticata nel cuore del quartiere Cibali. Zona agricola coltivata fino alla metà del Novecento, oggi versa in uno stato di abbandono ed è a rischio di nuove edificazioni. Per scongiurare questa eventualità, in una città che ha già troppo cemento e pochi spazi verdi, un comitato cittadino chiede che diventi un Parco Urbano.

L’incontro è organizzato dall’unità di ricerca del Prin 2022 “Restoring Biodiversity as a Tool for Climate Change Mitigation”, progetto accademico avviato dalle Università di Catania, Messina e Palermo sulla scorta della Nature restoration law, il Regolamento Ue 2024/1991 che si pone come obiettivo il ripristino degli habitat naturali degradati e la salvaguardia della biodiversità.

Moderano l’incontro Marisa Meli, professoressa di diritto privato dell’Università di Catania, nonché principal investigator del Prin, e Melania Nucifora, PhD in Histoire et civilisation. Interverranno i docenti Ugo Salanitro (giurista), Pietro Minissale (botanico), Ferdinando Branca (agronomo), Daniele La Rosa (urbanista), Carmelo Ferlito (Geologo) e Massimo Frasca (archeologo). Saranno presenti al dibattito anche Ignazio Di Paola (Comitato cittadino), Laura Patanè (Sovrintendenza), Viola Sorbello (Legambiente Catania), Giuseppe Rannisi (Lipu) e Diego Fiorentino (Wwf).

Abbiamo parlato con la prof.ssa Marisa Meli e il prof. Ferdinando Branca, per approfondire sia gli aspetti giuridici che quelli ambientali che caratterizzano la zona.

Professoressa Meli, alla luce delle disposizioni introdotte dal Regolamento 2024/1991, quanto è importante preservare le aree verdi urbane?

“Occorre rafforzare notevolmente le azioni volte a scongiurare il rischio di riduzione della copertura di spazi verdi urbani, in particolare di alberi. Al fine di garantire che gli spazi verdi urbani continuino a fornire i servizi ecosistemici necessari, occorre porre fine alla loro scomparsa ripristinandoli e ampliandoli, tra l’altro integrando le infrastrutture verdi e le soluzioni basate sulla natura, come tetti e muri verdi, nella progettazione degli edifici”.

Perché gli Orti della Susanna hanno catturato la vostra attenzione?

“Per il legislatore europeo gli spazi verdi urbani giocano un ruolo importante, anche per contrastare il cambiamento climatico e contenere i disagi derivanti dall’aumento delle temperature. Nel caso degli Orti della Susanna, poi, non si tratta nemmeno di creare spazi verdi, attraverso espedienti che possono coinvolgere i tetti degli edifici, le pareti verdi e quant’altro. Lo spazio verde c’è già e solo una visione antiquata ed ottusa può pensare di destinarli a nuovi progetti edilizi, peraltro in una città che vede inesorabilmente ridurre il suo numero di abitanti”.

Professor Branca, gli Orti della Susanna sono un ecosistema tutt’oggi funzionante?

“In parte sì. L’ecosistema naturale è diffuso soprattutto ai margini degli Orti di via Susanna e, fino a trent’anni fa, si integrava funzionalmente con l’azienda agraria allora presente, che produceva diverse varietà locali di ortaggi. Nel frattempo, il mancato utilizzo dell’area ha permesso il reinsediamento della macchia mediterranea caratteristica delle aree poste ai margini delle aree terrazzate e in passato coltivate, come di recente è avvenuto nella parte meridionale all’ingresso da via Susanna”.

Cosa perderebbe il quartiere Cibali in caso di cementificazione e cosa guadagnerebbe in caso di trasformazione della zona in un Parco Urbano?

“La cementificazione della superficie degli Orti di Via Susanna determinerebbe la perdita della memoria storica e identitaria del quartiere di Cibali e non consentirebbe lo sviluppo funzionale e partecipato della stessa. Un’azione bottom up da parte dei cittadini, e delle loro associazioni, consentirebbe di soddisfare le attuali richieste di spazi ricreativi per gli anziani (orti sociali, vivaio condiviso) e per le famiglie (panche e tavoli, sgambatoi per cani), e di aree sportive per i giovani (pallavolo, pallacanestro, etc.) e per i bambini (area giochi). Inoltre, prospererebbero i servizi ecosistemici (produzione di ossigeno, acqua pulita, cibo, regolazione del microclima, impollinazione delle colture). Dal punto di vista culturale (e colturale al tempo stesso), invece, si potrebbe riprendere a coltivare le specie e le varietà locali che l’allora Istituto di Orticoltura e Floricoltura di Catania conserva presso la banca del germoplasma ora gestita dal Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania”.

Il tempo dello sviluppo urbano selvaggio e incontrollato è finito. Oggi i cittadini chiedono a gran voce la preservazione degli spazi verdi esistenti sul suolo catanese, e il sostegno dell’università e dei professionisti impegnati in questa direzione può giocare un ruolo decisivo per costruire un futuro green e sostenibile per la città.

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