In Sicilia il numero di cambiali e assegni protestati resta elevato, anche se negli ultimi anni si è registrata una riduzione consistente. Secondo i dati Istat relativi al 2023, nell’Isola sono stati elevati 13.606 protesti, atti ufficiali che certificano l’impossibilità di incassare un titolo di credito.
La quasi totalità dei casi riguarda le cambiali, con 13.387 titoli protestati, mentre gli assegni rappresentano una quota residuale. Il confronto con il passato evidenzia però un netto miglioramento: nel 2013 i protesti superavano quota 112 mila. In dieci anni la flessione è stata dell’85,6% per le cambiali e addirittura del 98,9% per gli assegni.
Il posizionamento della Sicilia nel quadro nazionale
Nonostante il trend in discesa, la Sicilia continua a occupare il quinto posto in Italia per numero complessivo di protesti. Davanti all’Isola figurano soltanto Lombardia, Lazio, Campania e Puglia.
Il dato conferma come il fenomeno sia ormai concentrato in alcune aree del Paese. In particolare, la Sicilia rientra tra le regioni in cui il protesto delle cambiali è ancora relativamente diffuso, a differenza di quanto avviene in molte zone del Nord Italia, dove questo strumento di credito è ormai marginale.
Cambiali e credito nel Mezzogiorno
Nel Mezzogiorno la cambiale continua a essere utilizzata come forma di garanzia nei rapporti tra imprese, professionisti e clienti, soprattutto in contesti in cui l’accesso al credito bancario risulta più complesso. Questa pratica segnala però anche rapporti economici meno strutturati e un livello di rischio più elevato. Il protesto di una cambiale comporta infatti l’iscrizione in un registro pubblico, limita l’accesso ai finanziamenti e può avere effetti pesanti sulla continuità aziendale, fino alla chiusura dell’attività.
Pagamenti elettronici e riduzione dei protesti
Il forte calo dei protesti osservato nell’ultimo decennio è legato alla trasformazione del sistema dei pagamenti. Cambiali e assegni, basati su rapporti fiduciari e tempi lunghi di incasso, sono stati progressivamente sostituiti da strumenti elettronici, più rapidi e tracciabili. L’innovazione tecnologica ha modificato le abitudini di famiglie e imprese, riducendo il ricorso ai titoli di credito tradizionali e, di conseguenza, il rischio di insolvenze formalizzate tramite protesto.
Differenze territoriali e valori economici dei titoli
Dal punto di vista geografico, le Isole sono l’area in cui le cambiali vengono emesse con maggiore frequenza: 155 titoli ogni mille abitanti. Tuttavia, è anche la zona con il minor numero di protesti in rapporto alle emissioni, pari a 18,4 ogni mille.
Nel Nord Ovest, invece, le cambiali sono meno utilizzate (78 ogni mille abitanti), ma il tasso di protesto è il più alto d’Italia, con 49,7 titoli protestati ogni mille emessi.
In Sicilia, inoltre, il valore medio delle cambiali protestate risulta inferiore alla media nazionale:
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854 euro per le persone giuridiche
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214 euro per le persone fisiche
A livello nazionale, gli importi medi salgono rispettivamente a 1.320 e 220 euro. Diversa la situazione per gli assegni protestati, che in Sicilia presentano valori più elevati rispetto alla media italiana, soprattutto per le persone fisiche.
Perché cambiali e assegni vengono protestati
Le cause dei protesti variano in base al tipo di titolo. Per le cambiali, nel 85,2% dei casi il problema nasce dalla mancanza di istruzioni da parte dell’emittente al soggetto domiciliatario. Altre motivazioni ricorrenti sono l’assenza del debitore, la chiusura del domicilio o la necessità di interpellare terzi.
Nel caso degli assegni, il protesto è dovuto principalmente alla mancanza totale o parziale di fondi. Una quota significativa riguarda assegni postdatati, mentre una percentuale più contenuta è legata a irregolarità formali, come firme non conformi allo specimen depositato.
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