Aprile è tradizionalmente il mese dei conguagli fiscali sulle pensioni, ma quest'anno per circa 15mila italiani il cedolino riserva una sorpresa tutt'altro che gradita: una trattenuta fino a 1.000 euro, conseguenza di un errore commesso dall'INPS nel corso del 2025. L'istituto ha applicato per tutto l'anno scorso una detrazione fiscale non spettante ai pensionati, e ora chiede indietro quanto erogato in eccesso.
Cosa è successo: la detrazione sbagliata applicata nel 2025
Ogni anno, nei primi mesi, l'INPS effettua una verifica retrospettiva delle ritenute IRPEF applicate nell'anno precedente. Se le trattenute risultano eccessive scatta un rimborso; se invece sono state erogate somme non dovute, si procede al recupero. Nel caso specifico del 2025, circa 20mila pensionati hanno beneficiato di una detrazione fiscale riservata ai lavoratori dipendenti con redditi compresi tra 20mila e 40mila euro annui. I pensionati non avevano diritto a questo beneficio, ma l'INPS lo ha comunque riconosciuto, gonfiando leggermente gli assegni mensili per tutto l'anno. La differenza accumulata può arrivare fino a 1.000 euro.
Chi è coinvolto e come funziona il recupero
Sono interessati i titolari di pensione di vecchiaia, pensione anticipata e pensione di reversibilità con redditi annui compresi tra 20mila e 40mila euro. Restano esclusi i trattamenti assistenziali puri, come l'assegno di accompagnamento, l'invalidità civile e la pensione sociale.
Il recupero partirà dal cedolino di aprile 2026. Chi percepisce un assegno sufficientemente alto potrebbe vedersi applicare la trattenuta in un'unica soluzione; per le pensioni più basse è prevista una rateizzazione progressiva distribuita su più mensilità. In ogni caso, l'INPS non può ridurre l'assegno al di sotto della soglia di impignorabilità, fissata nel 2026 a 1.092 euro mensili.
Chi riceve la comunicazione può verificare il proprio cedolino sul sito ufficiale dell'INPS o rivolgersi a un patronato, che può controllare la correttezza del calcolo e, se necessario, presentare ricorso.
Un sistema fragile: non è la prima volta
L'episodio non è isolato. A inizio marzo era emerso il caso di un pensionato a cui l'INPS ha chiesto la restituzione di 26mila euro di pensione di reversibilità percepita per oltre vent'anni, viziata da errori di calcolo dell'istituto. Situazioni diverse per entità e cause, ma che raccontano la stessa vulnerabilità strutturale: un sistema che gestisce milioni di posizioni attive e in cui gli errori procedurali si traducono, inevitabilmente, in conseguenze dirette sui bilanci delle famiglie.
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