Trasporto merci Sicilia: infrastrutture al palo e divario Nord-Sud

Trasporto merci Sicilia: infrastrutture al palo e divario Nord-Sud

Trasporto merci Sicilia: infrastrutture al palo e divario Nord-Sud

Il trasporto merci in Sicilia è ancora quasi esclusivamente su strada, in un'Italia dei trasporti che resta spaccata a metà. È quanto emerge dall'ultimo report Istat "Il trasporto di merci su strada e ferrovia – Anno 2024": il 56,4% del PIL nazionale si concentra al Nord, da dove proviene circa l'82% delle merci ferroviarie e il 68,2% di quelle su strada. La Sicilia, in questo scenario, resta ai margini del sistema logistico nazionale.

Italia a due velocità: la strada domina, la ferrovia resta marginale

Su oltre 1,2 miliardi di tonnellate movimentate complessivamente in Italia, il 92,1% viaggia su strada e appena il 7,9% utilizza la ferrovia. Un divario strutturale che evidenzia un modello infrastrutturale profondamente sbilanciato, nonostante le strategie europee puntino da anni a riequilibrare il sistema.

Nel dettaglio, il trasporto su strada ha raggiunto nel 2024 quota 1.110,5 milioni di tonnellate, segnando un incremento del 5,2% rispetto all'anno precedente. La ferrovia si è fermata a 94,6 milioni di tonnellate, confermando sostanziale stabilità rispetto al 2023. Il trasporto ferroviario trova maggiore spazio solo nei traffici internazionali, dove le distanze più lunghe lo rendono competitivo: appena il 37,7% delle merci ferroviarie riguarda tratte interne.

L'Italia in Europa: buone posizioni ma con limiti strutturali

Nel confronto europeo, l'Italia mantiene posizioni rilevanti ma non di leadership. Nel trasporto ferroviario merci rappresenta il 6,1% del totale UE, collocandosi al quarto posto dietro Germania, Polonia e Francia. Sul fronte stradale, raggiunge una quota dell'8,2% del totale europeo, posizionandosi al quinto posto.

Tra il 2014 e il 2024, il trasporto merci su strada è cresciuto del 29,6% in termini di tonnellate-chilometro, passando da 117,8 a 152,7 miliardi. La ferrovia ha segnato invece solo un +13,8%, da 20,2 a 22,9 miliardi. Un divario che testimonia un mancato riequilibrio modale e una promessa ambientale disattesa: quella di ridurre le emissioni dell'UE del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Trasporto merci Sicilia: seconda regione per dipendenza dal gommato

La percentuale di trasporto interno di merci su strada in Sicilia è superiore di 20 punti rispetto alla media nazionale: 84,2% contro una media del 64,4%. L'Isola è così seconda in Italia solo alla Sardegna (97,1%), mentre in Lombardia il dato si ferma al 50,4%.

Le merci nelle Isole si muovono quasi esclusivamente all'interno della stessa area geografica, con un'incidenza dell'88,7% di traffico intra-ripartizione: il valore più alto tra tutte le ripartizioni italiane. Un dato che non riflette solo una preferenza logistica, ma un percorso spesso obbligato, determinato da decenni di carenze infrastrutturali.

Sul versante ferroviario, la quota intra-ripartizione nelle Isole è pari ad appena l'1,3% del totale nazionale, contro il 20,5% del Centro. La Sicilia non è integrata nei grandi corridoi ferroviari delle merci, né come area di produzione né come nodo di smistamento.

Ferrovia in Sicilia: cantieri fermi e tratte chiuse da oltre un decennio

Le ferite infrastrutturali della Sicilia sono profonde e storiche. Tra le più gravi: la tratta Catania–Caltagirone–Gela interrotta dal 2011, la Palermo–Trapani via Milo chiusa dal 2013 e il raddoppio ferroviario tra Messina e Palermo, di fatto mai nemmeno progettato. Sono svariati i collegamenti ferroviari fondamentali fermi da oltre un decennio, che continuano ad accumulare ritardi.

Anche il lotto 5 della tratta Catenanuova–Dittaino, già finanziato, non sarà completato in tempo per i fondi del PNRR, pur con coperture alternative già individuate da RFI. In ritardo anche il raddoppio ferroviario Giampilieri–Fiumefreddo, tra Messina e Catania, con cantieri a fasi alterne nonostante l'impegno del gruppo Webuild, attivo in Sicilia con 20 progetti e oltre 10.200 persone occupate.

Un segnale positivo è arrivato lo scorso 18 febbraio: completato lo scavo della prima galleria del raddoppio ferroviario ad Alta Capacità della linea Messina–Catania. L'abbattimento dell'ultimo diaframma della galleria Forza d'Agrò, lunga circa 2,5 km, segna un avanzamento concreto del Lotto Taormina/Letojanni–Giampilieri, parte del corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete TEN-T.

Intermodalità in crescita, ma il Sud resta escluso

Un segnale positivo — ma non al Sud — arriva dal trasporto intermodale ferroviario, che nel 2024 ha raggiunto il 59,2% del volume complessivo di merci su ferro, in crescita rispetto al 45,8% del 2004. Un'evoluzione che testimonia l'importanza crescente delle soluzioni integrate, capaci di combinare la flessibilità della strada con l'efficienza della ferrovia sulle lunghe distanze.

Tuttavia, la quota complessiva del ferro sul totale dei trasporti resta marginale, e il trasferimento modale procede a un ritmo troppo lento rispetto agli obiettivi europei di sostenibilità. È in questo contesto che potrebbe rivestire un ruolo chiave la realizzazione del ponte sullo Stretto.

Ponte sullo Stretto e infrastrutture in Sicilia: opportunità o ennesima promessa?

"Il ponte sullo Stretto non è una priorità, ma può diventare un'opportunità": nelle parole di Nino Di Mento, segretario generale della UIL Trasporti Messina, si condensa una posizione che prova a uscire dalla contrapposizione ideologica tra favorevoli e contrari.

Il nodo, secondo il sindacalista, non è l'opera in sé, ma il contesto infrastrutturale in cui dovrebbe inserirsi. Di Mento punta il dito contro decenni di ritardi: svincoli realizzati dopo trent'anni e già inadeguati, lavori mai terminati al porto di Tremestieri, tratte autostradali e ferroviarie incomplete o prive di progettazione.

"Non è possibile parlare di alta velocità se mancano i binari adeguati", afferma. Il risultato è un trasporto merci in Sicilia che soffre di un gap strutturale profondo, mentre il dibattito politico resta ancorato al "sì" o "no" al ponte. La responsabilità, conclude Di Mento, è trasversale: governi nazionali e rappresentanti locali non hanno colmato il divario infrastrutturale nel corso degli anni, con il rischio concreto che il ponte diventi l'ennesima promessa scollegata dai bisogni reali del territorio.

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