Nel 2026 restano invariati i criteri di calcolo delle pensioni e continuano a convivere i sistemi retributivo, contributivo e misto. La Legge di Bilancio introduce però un adeguamento provvisorio dell’1,4%, applicato tramite il meccanismo della perequazione automatica.
L’aumento non sarà uguale per tutti: il nuovo sistema accentua le differenze tra assegni bassi, medi e alti, con una rivalutazione piena solo per le pensioni di importo più contenuto. Parallelamente restano centrali i temi legati alla tassazione della pensione, tra Irpef e addizionali locali.
Tasse sulla pensione 2026: come funziona l’Irpef
Anche nel 2026 la pensione è considerata a tutti gli effetti un reddito imponibile ed è soggetta all’Irpef, come stipendi e altri compensi da lavoro. La particolarità è che l’Inps eroga l’assegno al netto delle imposte, trattenendo direttamente le somme dovute.
La tassazione si compone di:
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aliquote Irpef, applicate in modo progressivo per scaglioni di reddito;
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addizionali regionali;
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addizionali comunali, variabili in base al Comune di residenza.
Più elevato è il reddito pensionistico, maggiore sarà l’aliquota applicata, con un impatto che cresce soprattutto per gli assegni medio-alti.
Rivalutazione pensioni 2026: aumenti a scaglioni
L’effetto dell’adeguamento dell’1,4% sugli importi lordi sarà contenuto, ma differenziato. Per le pensioni fino a 2.413,60 euro mensili la rivalutazione sarà piena. Oltre questa soglia entrerà in funzione un meccanismo a scaglioni, che riduce progressivamente la percentuale di aumento.
Questo sistema, introdotto dopo i forti picchi inflattivi degli ultimi anni, mira a:
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tutelare maggiormente gli assegni più bassi;
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limitare l’impatto sulla spesa pubblica;
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garantire un recupero almeno parziale del potere d’acquisto.
Le pensioni minime salgono così a 611,85 euro mensili, pari a circa 7.954 euro annui.
Calendario pagamenti pensioni gennaio 2026
Resta invariato il calendario dei pagamenti. Per il solo mese di gennaio 2026, l’erogazione coincide con il secondo giorno bancabile:
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3 gennaio 2026 per chi ritira l’assegno presso Poste Italiane;
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5 gennaio 2026 per chi riceve l’accredito tramite istituti bancari.
Pensioni anticipate: stop ad alcuni canali di uscita
Il 2026 segna anche un’evoluzione sul fronte delle uscite anticipate dal lavoro. Con la nuova Legge di Bilancio si chiudono alcuni strumenti sperimentali, tra cui:
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Quota 103;
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Opzione Donna.
Le possibilità di pensionamento prima dei requisiti ordinari si restringono, rafforzando l’impianto contributivo del sistema.
Verso il 2027: età pensionabile e sostenibilità
Lo sguardo è già rivolto al 2027, quando entrerà pienamente in gioco l’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita. Questo meccanismo comporterà un progressivo innalzamento dell’età pensionabile, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità di lungo periodo del sistema previdenziale.
In sintesi, gli aumenti delle pensioni nel 2026 sono calibrati per contenere la spesa pubblica, mentre il quadro normativo spinge verso una permanenza più lunga nel mercato del lavoro. Uno scenario che, tra rivalutazioni limitate e tasse Irpef, ridisegna l’equilibrio del sistema pensionistico italiano.
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