Bonifiche in Sicilia, emergenza ambientale tra discariche dismesse e siti contaminati

Bonifiche in Sicilia, emergenza ambientale tra discariche dismesse e siti contaminati

Bonifiche in Sicilia, emergenza ambientale tra discariche dismesse e siti contaminati

Nella Sicilia delle oltre cinquecento discariche dismesse, molte delle quali ancora in attesa di risanamento, il tema delle bonifiche ambientali resta centrale quanto trascurato. Nonostante i numerosi progetti che puntano al riutilizzo dei siti degradati per le energie rinnovabili, evitando nuovo consumo di suolo agricolo, molte iniziative restano ferme a livello teorico.

Le bonifiche sono fondamentali per il ripristino dell’equilibrio ambientale e per la riduzione dei rischi sanitari, ma continuano a scivolare ai margini dell’agenda politica, salvo riemergere in modo episodico.

Biancavilla e la fluoroedenite: un SIN unico in Italia

Tra i casi più delicati spicca Biancavilla, nel Catanese, classificata come Sito di interesse nazionale (SIN). Un caso unico in Italia, perché l’area contaminata comprende l’intero territorio comunale.

Il problema è legato alla fluoroedenite, un minerale con effetti nocivi paragonabili a quelli dell’amianto. L’esposizione prolungata può causare gravi patologie, anche letali. Per decenni questo materiale è stato utilizzato nell’edilizia locale, quando la sua pericolosità non era ancora nota.

Bonifica di monte Calvario: investimenti e polemiche

Il simbolo dell’emergenza di Biancavilla è monte Calvario, storica cava di estrazione del materiale contaminato. Dopo la messa in sicurezza degli immobili pubblici, resta aperta la questione degli edifici privati e della bonifica del versante montano.

Per l’intervento sono stati stanziati oltre 15 milioni di euro da Governo e Regione. I lavori, avviati nel 2024, sono stati affidati all’impresa Rem dopo un lungo contenzioso amministrativo.
L’opposizione consiliare ha sollevato dubbi sulle modalità operative, in particolare sul fissaggio delle reti di protezione e sulle perforazioni previste. Timori, secondo i tecnici e la direzione lavori, privi di fondamento rispetto al rischio di dispersione delle fibre.

Mazzarrà Sant’Andrea: discarica e fondi PNRR a rischio

A Mazzarrà Sant’Andrea, nel Messinese, l’attenzione è puntata su una discarica chiusa da oltre dieci anni ma ancora considerata una bomba ecologica. Dopo il fallimento della società di gestione, la responsabilità della bonifica è passata allo Stato. La situazione è peggiorata con un incendio divampato nella primavera scorsa, che ha continuato a covare nel sottosuolo per mesi. Per la messa in sicurezza del sito sono stati destinati oltre 30 milioni di euro del PNRR.

I tempi stringenti imposti dal Piano, però, hanno fatto temere la perdita dei finanziamenti, visto che nel 2025 si è arrivati solo al progetto esecutivo, con un cronoprogramma di circa 900 giorni di lavori.

La nuova strategia della Regione Sicilia

Nelle ultime settimane è emersa una svolta: la Regione ritiene di poter salvaguardare il finanziamento, dal momento che il target PNRR sulle bonifiche risulterebbe già raggiunto.
Il Dipartimento regionale dei Rifiuti ha quindi chiesto supporto a Invitalia per l’avvio della gara d’appalto. Le prossime settimane saranno decisive per verificare l’efficacia della strategia adottata dal governo Schifani.

Pasquasia: amianto e archeologia industriale

Il sito minerario di Pasquasia, in provincia di Enna, rappresenta un caso emblematico di archeologia industriale ad alto rischio ambientale. Le strutture dismesse presentano una massiccia presenza di amianto, con evidenti pericoli per la salute.

Negli anni la Regione ha sostenuto costi significativi per la vigilanza dell’area. Più recentemente è stato approvato un progetto che punta finalmente alla bonifica dei materiali contenenti amianto, primo passo verso la messa in sicurezza definitiva del sito.

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