Il caso dei rifiuti siciliani in Finlandia non è più soltanto una questione regionale. Le spedizioni di ecoballe dall’isola verso il Nord Europa hanno acceso i riflettori anche oltre confine, sollevando interrogativi ambientali, sanitari e politici. Sullo sfondo, pesa l’inerzia dell’Unione Europea nella gestione coordinata del ciclo dei rifiuti tra Stati membri.
Export dei rifiuti siciliani in Finlandia: cosa sta accadendo
Da circa un anno, in particolare nell’area del porto di Porto di Loviisa, cresce la preoccupazione per i carichi provenienti dalla Sicilia. A raccontarlo è stata la testata pubblica finlandese Yle, che ha dedicato un reportage alle spedizioni transfrontaliere.
Una troupe è arrivata anche in Sicilia per documentare le attività nello stabilimento di Sicula Trasporti a Lentini, impianto finito sotto sequestro nel 2020 nell’ambito dell’inchiesta Mazzetta Sicula.
Secondo quanto riportato in Finlandia, alcune spedizioni avrebbero incluso balle di rifiuti danneggiate e materiali stoccati all’aperto, con conseguente diffusione di odori intensi nelle aree vicine al porto.
Legionella e controlli ambientali: i timori a Loviisa
Le autorità finlandesi hanno accertato la presenza di tracce di Legionella in prossimità di abitazioni non lontane dallo scalo portuale. Sebbene non vi sia alcuna conferma ufficiale di un collegamento diretto con i rifiuti siciliani, il caso è finito all’attenzione giudiziaria locale.
Il gestore portuale ha escluso correlazioni, ma tra i residenti restano timori per la salute e per l’impatto ambientale delle operazioni di scarico e trattamento.
Autorizzazioni e spedizioni: il ruolo delle istituzioni
Le spedizioni sono state autorizzate dalla Regione Siciliana nel 2023 e nel 2024 per decine di migliaia di tonnellate di rifiuti trattati. I flussi hanno coinvolto impianti finlandesi come Vantaan Energy Oy e società portuali locali.
Le procedure prevedono il coinvolgimento delle autorità dei Paesi di origine, transito e destinazione. Tuttavia, il caso evidenzia una criticità più ampia: l’assenza di una vigilanza europea realmente stringente e uniforme sul traffico intra-UE di rifiuti destinati al recupero energetico.
Termovalorizzatori in Sicilia: la strategia del governo Schifani
Sul fronte interno, il presidente della Regione Renato Schifani punta alla realizzazione di due termovalorizzatori a Palermo e Catania, per una capacità complessiva di 600mila tonnellate annue.
Il governo regionale sostiene che si tratti dell’unica via per superare l’era delle discariche sature e ridurre la dipendenza dall’export. La gara per la verifica dei progetti è stata affidata da Invitalia a un raggruppamento composto da Rina Check, Bureau Veritas Italia e Conteco Check, per un valore di oltre 3 milioni di euro.
I tempi indicati parlano di 140 giorni per ciascun impianto, ma restano incognite legate alle successive procedure di appalto integrato.
Mafia, rifiuti e costi: le ombre sul sistema siciliano
Nel processo Mazzetta Sicula sono emerse interferenze criminali nel settore dei rifiuti, confermando un intreccio tra affari e gestione ambientale che in Sicilia è noto da anni.
Intanto, i costi restano altissimi: oltre 300 euro a tonnellata per il trattamento dell’indifferenziato, con pesanti ripercussioni sui bilanci comunali e sulle tariffe Tari pagate dai cittadini. In assenza di impianti pubblici sufficienti, i Comuni non hanno alternative immediate.
Inerzia dell’Unione Europea: il nodo politico
Il caso dei rifiuti siciliani in Finlandia riapre una questione centrale: perché l’Unione Europea non interviene con un sistema più rigoroso e uniforme di controlli e responsabilità condivise?
La normativa europea consente il trasferimento transfrontaliero per recupero energetico, ma l’assenza di una cabina di regia forte lascia agli Stati membri ampi margini operativi. Ne deriva un paradosso: regioni in difficoltà esportano i propri rifiuti, mentre altri territori subiscono impatti ambientali e sociali.
Finché la Sicilia non riuscirà a chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dell’isola e finché l’UE non rafforzerà i meccanismi di vigilanza, il rischio è che il problema continui a viaggiare su gomma e su nave, spostandosi semplicemente da Sud a Nord Europa senza essere realmente risolto.
Di Simone Olivelli
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