«La pazienza non è finita: è stata uccisa dall'indifferenza istituzionale». Con queste parole gli ex lavoratori Almaviva di Palermo tornano a presidiare piazza del Parlamento, davanti alla sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, per due giorni di presidio permanente. La protesta arriva dopo l'ennesima fumata nera della scorsa settimana sull'emendamento che vincola il cosiddetto "bacino Almaviva" al progetto del numero unico di assistenza sanitaria 116117.
Non si tratta più, sottolineano i sindacati, di una semplice richiesta di ascolto. È «un atto di accusa contro un'amministrazione regionale capace di produrre fiumi di parole e zero fatti».
Sindacati all'attacco: promesse sulla rioccupazione ferme nei cassetti
I rappresentanti di Slc Cgil, Fistel Cisl, UilFpc Uil e Ugl Telecomunicazioni parlano senza giri di parole. «Da mesi assistiamo a un vergognoso balletto della sopravvivenza: da un lato 387 professionisti a cui è stata strappata la dignità, dall'altro una classe politica che usa il futuro di queste famiglie come merce di scambio elettorale o burocratico».
Le promesse sulla rioccupazione attraverso il servizio 116117 e i progetti di dematerializzazione sono rimaste senza esito, «impantanate in emendamenti fantasma e assenze strategiche in aula». Un copione che si ripete da mesi, con lavoratori e famiglie a fare da spettatori di una partita che li riguarda direttamente ma in cui non vengono coinvolti.
"Stanchi di essere comparse nel teatro dell'assurdo"
L'obiettivo dichiarato dai sindacati resta uno solo: il voto unanime dell'Aula sull'emendamento Almaviva, definito «tappa ulteriore per la piena occupazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici». Ogni rinvio, denunciano, «è un giorno di disperazione in più per centinaia di padri e madri di famiglia».
Il messaggio alla politica siciliana è netto: «Non accetteremo più pacche sulle spalle o tavoli tecnici che servono solo a guadagnare tempo. La dignità dei lavoratori non è in vendita e non può essere calpestata da un'inerzia che puzza di dolo. La politica siciliana è chiamata a un bivio: trasformare le parole in contratti o assumersi la responsabilità sociale di un disastro senza precedenti».
Gli ex dipendenti Almaviva non chiedono assistenza. Chiedono «il rispetto dei patti sottoscritti e il diritto al lavoro».
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