Il conto alla rovescia per il rimpasto della giunta Schifani è ufficialmente partito. La scadenza è fissata al 30 aprile: in assenza del rendiconto 2025, da maggio scatterebbe il blocco della spesa per consulenti ed esterni, rendendo ancora più complessa la riorganizzazione dell'esecutivo regionale. Lo stesso presidente Renato Schifani ha confermato l'imminenza del riassetto in un'intervista a Libero.
Minardo (Forza Italia): "Non si cambiano le deleghe, serve stabilità"
Il neo commissario di Forza Italia in Sicilia Nino Minardo ha tracciato una linea chiara: «Si è già perso troppo tempo — ha detto all'Ansa —. Il presidente Schifani deve poter contare su una squadra al completo e all'altezza delle sfide». Ma sulla redistribuzione delle competenze il partito non intende cedere: «Non intendiamo cambiare deleghe. Nell'ultimo scorcio della legislatura non è pensabile riassegnare le competenze, per una questione di coerenza amministrativa e di indirizzo politico. L'obiettivo è garantire stabilità ed efficacia dell'azione di governo».
I nodi sul tavolo: processi per corruzione e due deleghe vacanti da cinque mesi
Il rimpasto dovrà fare i conti con almeno tre questioni aperte. La prima è quella morale: sono imputati per presunta corruzione l'assessore Elvira Amata (FdI) — per la quale è stato chiesto il rinvio a giudizio — e il vicepresidente Luca Sammartino (Lega), la cui posizione giudiziaria pesa sul futuro dell'esecutivo.
La seconda riguarda le deleghe vacanti da cinque mesi: quelle alla Funzione pubblica e alle Politiche sociali, assunte ad interim da Schifani stesso dopo le dimissioni degli ex assessori Nuccia Albano e Andrea Messina, travolti dallo scandalo che ha colpito la Democrazia Cristiana.
Schifani su Forza Italia: "La Sicilia è azzurra, il congresso si farà al momento giusto"
Il presidente ha anche affrontato il tema dello stato di salute di Forza Italia in Sicilia, con il congresso regionale ancora in attesa di convocazione: «La Sicilia è azzurra e faremo il congresso di sicuro, al momento giusto». Schifani ha ricordato il metodo di Berlusconi — «tenace sostenitore dell'inclusione», capace di trovare equilibrio tra parlamentari esperti e nuove leve — auspicando che quell'approccio «possa continuare anche in futuro».
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