L'orologio scorre e i cantieri del Pnrr arrancano. Con la scadenza del 31 agosto 2026 sempre più vicina, l'ultimo rapporto sullo stato di avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza — elaborato dal Servizio studi di Camera e Senato e aggiornato all'1 marzo 2026 — fotografa un'Italia in forte ritardo: i progetti conclusi rappresentano appena il 19,7% del finanziamento totale, pari a circa 30,5 miliardi su quasi 154,8 miliardi disponibili. L'80% del lavoro resta ancora da fare, con pochi mesi a disposizione.
Il Nord corre, il Sud resta indietro
Il ritardo è diffuso, ma non è uguale per tutti. Le regioni che superano la media nazionale sono quasi esclusivamente centro-settentrionali: Trentino Alto Adige guida la classifica con il 34,2% di progetti conclusi, seguita da Lombardia (29,8%), Emilia Romagna (28,2%), Friuli Venezia Giulia (25,2%), Veneto (25,1%), Toscana (22,6%), Marche (22,3%) e Piemonte (22%). Unica eccezione meridionale: l'Abruzzo, al 21,9%.
Tutte le altre regioni si collocano sotto la media. E la Sicilia, con appena il 12,6% dei progetti conclusi — pari a 1,6 miliardi di euro su 12,7 miliardi assegnati — è tra le peggiori in assoluto. Percentuali inferiori si registrano soltanto in Liguria e Molise, ma si tratta di regioni con dotazioni finanziarie incomparabilmente più ridotte.
Province siciliane: le piccole avanzano, le grandi arrancano
Scendendo nel dettaglio provinciale, emerge un paradosso: le province siciliane con le migliori performance sono anche quelle che gestiscono le risorse più contenute. Caltanissetta guida con il 31,5% dei fondi impiegati, seguita da Agrigento (23,1%), Ragusa (22,4%), Trapani (19,9%), Enna (18,7%) e Siracusa (17,5%). In nessuna di queste province il finanziamento totale supera il miliardo di euro.
Tutt'altro discorso per le tre grandi aree metropolitane, dove si concentrano le risorse maggiori e i ritardi peggiori. Palermo ha concluso interventi per il 13,9% della dotazione disponibile: 292 milioni su 2,1 miliardi. Messina si ferma al 13,6%, con 176,8 milioni spesi su 1,3 miliardi. Catania chiude la classifica provinciale siciliana con il 10,7%: 310,3 milioni su 2,9 miliardi assegnati, la cifra più alta in termini assoluti ma la percentuale più bassa dell'Isola.
Spesa pro capite: la Sicilia a 340 euro, la Lombardia a 630
Il Pnrr nasceva anche con una vocazione esplicita di coesione territoriale: il 40% delle risorse era riservato al Sud proprio per ridurre il divario storico con il resto del Paese. Ma se i fondi non vengono spesi nei tempi previsti, quella vocazione resta sulla carta.
La spesa pro capite lo conferma senza margini di ambiguità. In Sicilia, i progetti conclusi all'1 marzo corrispondono a circa 340 euro per abitante. In Lombardia la cifra sale a 630 euro. In Veneto — regione con un numero di abitanti sostanzialmente equivalente a quello siciliano — si arriva a 750 euro pro capite, più del doppio del dato dell'Isola.
Pil del Mezzogiorno: la crescita attesa non è arrivata
I numeri sul Pil completano il quadro. Nel 2022 si prevedeva che la quota del Mezzogiorno sul Pil nazionale sarebbe salita dal 22% al 23,4% entro il 2026 grazie al Pnrr. I dati Istat disponibili, aggiornati al 2024, raccontano una storia diversa: la quota meridionale è passata dal 22,23% del 2022 al 22,30% del 2024, con un incremento di appena 0,07 punti percentuali.
La Sicilia segue la stessa traiettoria piatta. La quota dell'Isola sul Pil nazionale era del 5,13% nel 2022 ed è scesa al 5,08% nel 2024. Un calo di cinque centesimi di punto che smentisce qualsiasi narrazione sull'impatto strutturale del Piano sull'economia siciliana. Ora che ci si avvicina al gong finale, sostenere che il Pnrr abbia davvero cambiato le condizioni di sviluppo del Sud appare sempre più difficile.
di Gioacchino D'Amico
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