Erosione costiera in Sicilia, l’allarme di Legambiente: “Così stiamo perdendo le nostre spiagge”

Erosione costiera in Sicilia, l’allarme di Legambiente: “Così stiamo perdendo le nostre spiagge”

Erosione costiera in Sicilia, l’allarme di Legambiente: “Così stiamo perdendo le nostre spiagge”

Con lo slogan "Giù le mani dalla costa", Goletta Verde ha inaugurato a Capo d'Orlando la tappa siciliana della storica campagna di Legambiente, puntando i riflettori su uno dei problemi ambientali più urgenti dell'Isola: l'erosione costiera. In occasione dell'iniziativa è stato presentato il dossier "Coste siciliane alla deriva", che analizza lo stato di salute del litorale e propone cinque interventi per invertire una tendenza che, secondo l'associazione ambientalista, rischia di compromettere definitivamente il patrimonio costiero della Sicilia.

Erosione costiera in Sicilia, le cause secondo Legambiente

Nel rapporto, Legambiente sostiene che l'erosione delle coste siciliane non sia soltanto un fenomeno naturale, ma il risultato di decenni di scelte urbanistiche e infrastrutturali poco sostenibili. Tra le principali cause vengono indicate la cementificazione della fascia costiera, la riduzione del naturale apporto di sedimenti da parte dei fiumi, la costruzione di porti e opere marittime che alterano il trasporto della sabbia e gli interventi di difesa realizzati senza una pianificazione complessiva.

Secondo il dossier, questi fattori hanno modificato profondamente l'equilibrio degli ecosistemi costieri, rendendo le spiagge sempre più vulnerabili alle mareggiate e agli eventi meteorologici estremi.

Capo d'Orlando simbolo della pressione urbanistica

Per Legambiente, Capo d'Orlando rappresenta uno degli esempi più evidenti di consumo del suolo lungo la costa siciliana. L'associazione evidenzia come il territorio, esteso su appena 14,56 chilometri quadrati, presenti una densità abitativa molto superiore alla media dei comuni costieri italiani. Ancora più significativo è il dato relativo alla volumetria residenziale, che porterebbe la densità potenziale a valori oltre sei volte superiori alla media nazionale.

Secondo Legambiente, la progressiva saturazione della fascia retrostante la spiaggia ha comportato un aumento del rischio erosione, la necessità di continui interventi di difesa costiera e un generale peggioramento della qualità ambientale e paesaggistica.

Oltre 70 milioni di euro spesi senza risolvere il problema

Uno dei punti centrali del dossier riguarda l'efficacia degli interventi realizzati negli ultimi anni. Secondo Legambiente, sono stati investiti decine di milioni di euro di fondi pubblici per riparare i danni provocati dalle mareggiate e dagli eventi meteorologici, senza però affrontare le cause strutturali dell'erosione. L'associazione critica un modello basato su interventi emergenziali, che finisce per alimentare un circolo vizioso anziché risolvere definitivamente il problema.

"Le spiagge siciliane hanno bisogno di una strategia che guardi al futuro e non di opere che intervengono solo sulle conseguenze dell'erosione", ha dichiarato Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia, ribadendo la necessità di tutelare in maniera rigorosa la fascia dei 150 metri dalla battigia e di programmare l'arretramento delle infrastrutture più esposte.

Il caso della costa ionica messinese

Il dossier dedica particolare attenzione alla costa ionica della provincia di Messina, dove sono stati censiti oltre 72 milioni di euro tra opere realizzate, ricostruite o progettate nei comuni di Sant'Alessio Siculo, Santa Teresa di Riva e Furci Siculo.

Tra gli esempi citati figura la barriera sommersa di Sant'Alessio Siculo, costata circa 32 milioni di euro e inaugurata all'inizio del 2024. Secondo Legambiente, l'opera avrebbe riportato danni già dopo le prime mareggiate, contribuendo alla perdita della spiaggia lungo il litorale interessato.

L'associazione definisce questo meccanismo "economia dei disastri": il danno ambientale genera emergenze, che a loro volta producono nuovi interventi senza eliminare le cause del problema.

Il ciclone Harry e il confronto tra i diversi modelli di difesa

Nel dossier trova spazio anche il ciclone Harry, che nel gennaio 2026 ha colpito la costa ionica messinese. Secondo le osservazioni riportate dal professor Giovanni Randazzo, docente dell'Università di Messina e presidente del Gruppo Nazionale per la Ricerca sull'Ambiente Costiero, nelle aree prive di opere rigide, come Nizza di Sicilia, la spiaggia è riuscita a ricostituirsi naturalmente grazie alla presenza di un lungomare sufficientemente arretrato.

Diversa, invece, la situazione nei tratti di costa caratterizzati da barriere e pennelli, dove l'erosione avrebbe provocato la quasi totale scomparsa dell'arenile. Sulla stessa linea anche Laura Brambilla, portavoce di Goletta Verde, secondo cui la risposta al fenomeno non può essere la difesa a ogni costo, ma l'adattamento ai cambiamenti climatici, accompagnato da politiche di mitigazione e da investimenti nella transizione energetica.

Le cinque proposte di Legambiente per salvare le coste siciliane

Nel dossier vengono avanzate cinque proposte ritenute prioritarie per contrastare l'erosione costiera:

  • tutela rigorosa della fascia dei 150 metri dalla battigia, senza deroghe;
  • arretramento programmato delle infrastrutture più esposte al rischio;
  • realizzazione di opere flessibili e reversibili, alternative alle tradizionali barriere rigide;
  • ripensamento della viabilità costiera, privilegiando soluzioni più arretrate;
  • ripristino del trasporto naturale dei sedimenti, fondamentale per l'equilibrio delle spiagge.

La campagna di Goletta Verde prosegue a Catania

Dopo la tappa di Capo d'Orlando, la campagna di Goletta Verde prosegue alle falde dell'Etna con una serie di appuntamenti dedicati al rapporto tra sviluppo portuale e tutela del paesaggio costiero.

L'obiettivo, secondo Legambiente, è promuovere un confronto tra istituzioni, cittadini ed esperti per individuare un modello di sviluppo capace di coniugare protezione dell'ambiente, sicurezza delle coste e crescita del territorio.

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