Riforma fiscale in Italia, lo studio: i super ricchi pagano meno del ceto medio

Riforma fiscale in Italia, lo studio: i super ricchi pagano meno del ceto medio

Riforma fiscale in Italia, lo studio: i super ricchi pagano meno del ceto medio

La ricchezza cresce, ma è distribuita in modo sempre più diseguale. In Italia il patrimonio si concentra nelle mani di una quota ridotta della popolazione, mentre il sistema fiscale continua a gravare soprattutto sul ceto medio e sui lavoratori dipendenti. È questo il quadro che emerge da uno studio realizzato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca, che analizza il rapporto tra distribuzione della ricchezza e tassazione. La ricerca mette in evidenza come, ai vertici della piramide patrimoniale, il sistema fiscale risulti meno progressivo, alimentando il dibattito sulla necessità di una riforma.

Lo studio sulla riforma fiscale: tassazione più leggera per i grandi patrimoni

Pubblicato sulla rivista Review of Income and Wealth, lo studio è stato realizzato da Matteo Dalle Luche, Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro. I ricercatori hanno utilizzato i nuovi dati della Banca d'Italia sulla distribuzione della ricchezza e i Distributional Wealth Accounts della Banca Centrale Europea, elaborando una nuova stima dei redditi da capitale e dei relativi rendimenti. L'analisi evidenzia una forte differenza nella pressione fiscale effettiva: lo 0,1% dei contribuenti più ricchi paga un'aliquota media del 32,6%, mentre un lavoratore dipendente appartenente al ceto medio arriva a sostenere un carico fiscale intorno al 45%.

La ricchezza in Italia è sempre più concentrata

Lo studio conferma una tendenza già evidenziata dai dati della Banca d'Italia. Il 10% della popolazione più ricca detiene infatti il 60,6% della ricchezza complessiva, mentre la metà meno abbiente possiede appena il 7,2% del patrimonio nazionale. Secondo la ricerca, inoltre, circa 50 mila persone dispongono di un patrimonio netto medio superiore ai 20 milioni di euro. Parallelamente, i dati Istat mostrano come nel 2025 13,3 milioni di persone risultino a rischio povertà o esclusione sociale. A risentire maggiormente della situazione è il ceto medio, alle prese con redditi stagnanti e una crescente difficoltà economica. Tra i lavoratori, circa uno su cinque percepisce un reddito basso, percentuale che sale al 28,3% tra gli under 35.

Rendimenti dei capitali più elevati per i contribuenti più ricchi

Lo studio evidenzia anche una significativa differenza nella redditività dei patrimoni. Per il 90% della popolazione, il rendimento della ricchezza resta intorno al 2,5%, mentre cresce sensibilmente per chi possiede patrimoni molto elevati, arrivando a sfiorare il 5% per lo 0,1% più ricco. Secondo gli autori, questa dinamica favorisce un ulteriore accumulo di capitale da parte delle fasce più abbienti, ampliando nel tempo il divario economico.

Quanto potrebbe fruttare una riforma fiscale

Tra le simulazioni elaborate dai ricercatori emerge che un'imposta netta dell'1,3% applicata all'1% più ricco della popolazione consentirebbe di raccogliere circa 30 miliardi di euro all'anno. Limitando invece il prelievo allo 0,1% dei contribuenti più facoltosi, il gettito stimato sarebbe di circa 13,5 miliardi di euro, mentre un'imposta rivolta esclusivamente ai miliardari produrrebbe entrate per circa 2 miliardi di euro l'anno. Secondo gli autori, queste risorse potrebbero contribuire a rafforzare il sistema di welfare e a ridurre le disuguaglianze economiche.

I possibili scenari di riforma del sistema fiscale

Lo studio richiama anche il principio contenuto nell'articolo 53 della Costituzione, secondo cui tutti devono concorrere alle spese pubbliche in base alla propria capacità contributiva e il sistema tributario deve essere ispirato a criteri di progressività.

I ricercatori individuano tre possibili modelli di riforma:

  • un sistema di tassazione unificato per redditi da lavoro e redditi da capitale;
  • una tassazione differenziata tra le due tipologie di reddito;
  • interventi mirati esclusivamente sui redditi da capitale, mantenendo invariata la disciplina sul lavoro.

In tutti gli scenari analizzati, la pressione fiscale media aumenterebbe soprattutto per la fascia più ricca della popolazione. Secondo le simulazioni, l'aliquota effettiva potrebbe arrivare fino al 60% per lo 0,1% dei contribuenti con i patrimoni più elevati, con l'obiettivo di rendere il sistema tributario più equilibrato e coerente con il principio di progressività previsto dalla Costituzione.

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