La gestione del dissesto idrogeologico in Sicilia continua a scontare ritardi, difficoltà organizzative e una programmazione spesso sacrificata dalle emergenze. È quanto emerge dal referto della Corte dei Conti sulla gestione territoriale della prevenzione, mitigazione e contrasto del rischio idrogeologico, un documento che analizza le principali criticità del sistema italiano e dedica ampio spazio alla situazione dell'Isola.
Secondo i magistrati contabili, il continuo susseguirsi di emergenze finisce per interrompere la programmazione ordinaria, spostando risorse e priorità verso interventi urgenti anziché verso una pianificazione strutturale.
Dissesto idrogeologico in Sicilia, oltre il 50% dei Comuni è a rischio
La relazione fotografa un territorio particolarmente fragile. In Sicilia, infatti, il 50,9% dei Comuni presenta contemporaneamente rischio idraulico e rischio frane, mentre il 42,5% è interessato esclusivamente dal rischio di dissesto franoso. Solo il 4,1% dei Comuni è esposto esclusivamente al rischio idraulico e appena il 2,6% risulta esente da entrambe le criticità.
Un quadro che conferma quanto il tema della tutela del territorio rappresenti una priorità per l'Isola, dove eventi meteorologici estremi, frane e alluvioni continuano a mettere in pericolo cittadini, infrastrutture ed economia.
La Corte dei Conti sottolinea come, nonostante negli anni siano aumentati gli strumenti normativi e le risorse economiche disponibili, la capacità realizzativa della pubblica amministrazione non abbia seguito lo stesso ritmo. "L'evoluzione normativa non si è tradotta in un corrispondente incremento della capacità realizzativa del sistema pubblico, permanendo un evidente divario tra risorse mobilitate, spesa effettivamente sostenuta e opere realizzate", si legge nella relazione.
Governance frammentata e tempi troppo lunghi
Tra le principali criticità evidenziate dai magistrati contabili c'è la frammentazione della governance. La gestione degli interventi contro il dissesto coinvolge numerosi soggetti istituzionali: Dipartimento Casa Italia, Ministero dell'Ambiente, Ministero dell'Interno, Ministero dell'Agricoltura, Regioni, Commissari straordinari, Autorità di bacino e Comuni, oltre ai tavoli di concertazione tra Stato, Regioni ed enti locali.
Una struttura particolarmente articolata che, secondo la Corte dei Conti, rende difficile il coordinamento delle attività e rallenta la realizzazione degli interventi. Le conseguenze ricadono direttamente sui territori, dove le procedure amministrative risultano spesso incompatibili con l'urgenza degli interventi, alimentando la sfiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di prevenire le calamità.
Banche dati incomplete e monitoraggio ancora inefficiente
Il referto evidenzia anche problemi nella gestione delle informazioni. Per ricostruire il quadro nazionale, la Corte dei Conti ha dovuto incrociare dati provenienti da diversi sistemi informativi, tra cui Rendis, IdroGeo, Bdap-Mop e Regis, riscontrando numerose lacune.
Tra le criticità più significative emerge quella relativa alla banca dati Rendis, che non viene alimentata in modo uniforme da tutti i soggetti attuatori. Per 9.161 interventi, pari al 27% del totale, il tipo di dissesto risulta addirittura non classificato, elemento che rende più complesso il monitoraggio e la programmazione delle opere. Per i magistrati contabili, il risultato complessivo è un sistema che fatica a costruire una pianificazione stabile e continua, anche a causa della frammentazione normativa e della presenza di numerosi fondi e strumenti contabili differenti.
La Sicilia tra le Regioni con più fondi per il dissesto idrogeologico
La relazione evidenzia che la Sicilia è tra le Regioni che ricevono il maggiore volume di finanziamenti destinati alla mitigazione del rischio idrogeologico, insieme a Campania, Calabria, Puglia e Sardegna. L'Isola concentra il 9,46% delle risorse complessive nazionali, pur rappresentando il 5,41% dei progetti finanziati. Ciò significa che i finanziamenti sono mediamente destinati a interventi di dimensioni economiche più rilevanti rispetto ad altre Regioni.
Sul fronte della capacità di spesa dei fondi Pnrr, riferita alla Missione 2 - Componente 4, la Sicilia registra, a febbraio 2026, una percentuale del 46% di pagamenti sul costo dei progetti. Un dato superiore a quello della Campania, ferma al 20%, ma ancora distante dai risultati raggiunti da Veneto (90,7%) e Friuli Venezia Giulia (86,4%).
Invasi senza collaudo, dighe incompiute e reti idriche con perdite oltre il 50%
La Corte dei Conti richiama anche le criticità già evidenziate nel precedente referto della Sezione regionale di controllo sulla Sicilia dedicato alla crisi idrica. Secondo i magistrati, il deficit idrico non può essere attribuito esclusivamente ai cambiamenti climatici o alla diminuzione delle precipitazioni, ma dipende anche dalle condizioni delle infrastrutture. Una parte consistente dei 45 invasi regionali opera infatti con limitazioni dovute alla mancanza dei collaudi, a carenze manutentive, verifiche sismiche incomplete e problemi di sicurezza.
A ciò si aggiunge il ritardo nella realizzazione di opere strategiche come le dighe di Blufi e Pietrarossa, considerate prioritarie da oltre vent'anni ma ancora non completate. Ulteriori criticità riguardano l'interrimento degli invasi, che riduce la capacità di accumulo dell'acqua, e le reti di distribuzione, caratterizzate da perdite superiori al 50% dell'acqua immessa, uno degli aspetti che continua a pesare sull'efficienza del sistema idrico siciliano.
di Simone Olivelli
Lascia una risposta