Decreto scuola alunni stranieri: tetto al 30% nelle classi, in Sicilia sono solo il 4,5%

Decreto scuola alunni stranieri: tetto al 30% nelle classi, in Sicilia sono solo il 4,5%

Decreto scuola alunni stranieri: tetto al 30% nelle classi, in Sicilia sono solo il 4,5%

Il decreto scuola del governo Meloni fa discutere. Approvato in Consiglio dei ministri con una fretta insolita, il provvedimento firmato dalla premier insieme ai ministri Giuseppe Valditara (Istruzione) e Anna Maria Bernini (Università) introduce il tetto del 30% di alunni stranieri per classe, misura che entrerà in vigore solo dall'anno scolastico 2027/2028. Un decreto d'urgenza — strumento costituzionalmente previsto solo per casi straordinari — con norme che scatteranno tra dodici mesi. Una contraddizione che non è passata inosservata, a partire dal Quirinale.

Il presidente Sergio Mattarella, il 21 settembre scorso ad Amatrice, in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico, ha scelto le parole con cura: "La scuola è aperta a tutti" e resta "la leva più importante di integrazione per gli stranieri o i ragazzi figli di immigrati". Un messaggio diretto, difficile da fraintendere.

Chi rientra nel limite del 30% e cosa succede se viene superato

Secondo le bozze del decreto — limate dai giuristi del Quirinale per renderlo compatibile con i principi costituzionali — il tetto massimo riguarderà, nella scuola primaria, gli studenti con cittadinanza non italiana nati all'estero o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia in Italia. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, il limite si applica a chi non ha frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni.

Se le iscrizioni dovessero superare la soglia, gli uffici scolastici territoriali dovranno adottare "misure organizzative" per redistribuire gli alunni in istituti limitrofi, nel rispetto del principio di prossimità al domicilio. Il ministro Valditara ha escluso ricollocamenti "a 20 chilometri di distanza", ma non ha chiarito i criteri precisi, lasciando aperta la questione soprattutto per i centri isolati, le aree montane e le piccole isole.

Vale poi la pena ricordare che una norma simile esiste già: la circolare ministeriale n. 2 del 2010, firmata dall'allora ministra Mariastella Gelmini, prevede già "di norma" un tetto del 30% per gli studenti stranieri nelle classi, con deroghe per chi conosce già bene l'italiano o in assenza di alternative. Il governo, nella fretta, sembra averla dimenticata.

In Sicilia gli alunni stranieri sono il 4,5%: i dati provincia per provincia

Eppure, a guardare i numeri reali, il problema che il decreto vuole risolvere in Sicilia è quasi inesistente. Secondo i dati del Ministero dell'Istruzione aggiornati al 31 agosto 2025, nell'anno scolastico 2024/2025 gli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole siciliane sono 30.977, pari al 4,5% del totale degli iscritti. Siamo lontanissimi dalla soglia del 30%.

Il confronto con il Nord è impietoso: in Lombardia gli alunni stranieri sono 234.559, pari al 17,83% — e nella sola provincia di Milano raggiungono il 35,1%. In Veneto la percentuale è del 15,51%, in Toscana del 13,14%. Al Sud la situazione è simile a quella siciliana: la Campania si ferma al 4,78%.

Scendendo nel dettaglio provinciale siciliano, è Ragusa la provincia con la presenza più alta di studenti stranieri: 6.689 alunni, pari al 21,6% del totale provinciale, frutto della storica vocazione agricola del territorio e dell'immigrazione stagionale stabilizzata nel tempo. Seguono Catania con 5.281 studenti (17%) e Palermo con 5.210 (16,8%), poi Messina con 4.324 (14%), Trapani con 3.016 (9,7%), Siracusa e Agrigento entrambe al 7,9%. I numeri più bassi si trovano nell'entroterra: Caltanissetta conta 1.050 studenti stranieri (3,4%) ed Enna chiude la classifica con appena 506 ragazzi (1,6%).

Va ricordato che buona parte di questi studenti — in Sicilia come nel resto del Paese — è di seconda generazione e parla già italiano.

Corsi di italiano obbligatori per i genitori e le sanzioni previste

L'altro nodo del decreto riguarda i corsi di italiano obbligatori per i genitori con difficoltà linguistiche, da svolgersi nei Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (Cpia). Una bozza iniziale prevedeva, in caso di rifiuto, l'allontanamento del minore dal nucleo familiare — norma che ha scatenato reazioni immediate. Il governo ha fatto marcia indietro: chi non parteciperà ai corsi riceverà una sanzione pecuniaria compresa tra 200 e 1.000 euro.

Docenti di italiano L2: pochi, tagliati e con liste d'attesa da record

Qui si apre la contraddizione più grande. Per insegnare italiano agli stranieri servono docenti specializzati, quelli della classe di concorso A023. Oggi in tutta Italia ce ne sono appena 1.268, di cui 506 nei Cpia e 762 nelle scuole. E quest'anno il Ministero ha tagliato ulteriori 175 cattedre rispetto all'organico iniziale. In Sicilia, per il 2026/2027, i posti disponibili sono 43 in tutto — 29 nelle scuole del primo ciclo e 14 nel secondo.

Nel frattempo, secondo il Monitoraggio nazionale Indire presentato a maggio 2026, in Italia ci sono oltre 31.000 adulti in lista d'attesa per accedere ai corsi di italiano. Il decreto prevede un fondo dedicato: 3,4 milioni nel 2027 e 14,14 milioni nel 2028. Una cifra che in molti giudicano insufficiente rispetto alla portata del problema.

di Salvatore Rocca

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