Per decenni hanno rappresentato uno dei volti più riconoscibili delle città e dei piccoli centri italiani. Il negozio di alimentari sotto casa, il sarto, il fabbro, il calzolaio, ma anche le tante attività specializzate che vivevano del rapporto diretto con i clienti. Le botteghe erano parte integrante della comunità e di un modello economico fondato sulla fiducia, sulla vicinanza e sulla qualità del lavoro manuale.
Oggi quello scenario è profondamente cambiato. La crisi delle botteghe riguarda praticamente tutto il Paese e rischia di trasformarsi in una vera e propria desertificazione commerciale. Secondo l’analisi della CGIA di Mestre, tra il 2015 e il 2025 l’Italia ha perso oltre il 25% delle imprese artigiane: si è passati da 1.349.797 a 1.225.817 sedi di imprese artigiane e botteghe attive.
La tendenza riguarda tutte le regioni, anche se la Sicilia mostra una contrazione più contenuta rispetto a molte altre aree del Paese.
Artigiani in calo, la Sicilia perde meno rispetto al resto d’Italia
Il numero degli imprenditori artigiani attivi diminuisce ovunque, sia rispetto al 2024 sia nel confronto con il 2015. La Sicilia, tuttavia, è tra le regioni che registrano le perdite meno accentuate. Nell’Isola il calo è stato del 3,6% nell’ultimo anno e del 19,1% nell’arco del decennio. Un dato significativo, ma comunque più contenuto rispetto alla media di molte altre regioni. Nelle Marche, per esempio, la diminuzione raggiunge il 6,4% in un anno e il 31,3% rispetto al 2015.
In termini assoluti, tra il 2015 e il 2025 la Sicilia ha perso 16.550 artigiani, di cui 2.604 soltanto nell’ultimo anno considerato. La crisi, dunque, è evidente, ma l’Isola sembra avere conservato una maggiore capacità di resistenza rispetto ad altri territori.
Il confronto con la Lombardia rende ancora più evidente la differenza: la regione ha perso 82.396 artigiani in dieci anni e circa 13 mila soltanto tra il 2024 e il 2025.
Le province siciliane resistono alla crisi delle botteghe
Anche osservando i dati provinciali elaborati dalla CGIA emerge una Sicilia che, pur registrando una progressiva riduzione delle attività artigiane, si colloca nelle posizioni più basse della graduatoria nazionale per perdita di operatori nell’ultimo anno.
La situazione più difficile nell’Isola riguarda Caltanissetta, che registra una diminuzione del 4,6%, pari a 154 artigiani in meno. Seguono Catania con un calo del 3,8% e 613 operatori in meno, Enna (-3,7%, 108), Messina (-3,6%, 393), Ragusa (-3,6%, 214) e Palermo (-3,5%, 505).
Più contenute le perdite a Siracusa (-3,5%, 196 artigiani), Trapani (-3,3%, 230) e Agrigento (-3,1%, 191). Proprio Agrigento si colloca tra le province italiane che hanno registrato la contrazione percentuale più contenuta.
I mestieri artigiani più a rischio
A pagare il prezzo più alto della crisi delle botteghe sono soprattutto alcune attività tradizionali. Tra queste ci sono i piccoli esercizi alimentari e i professionisti specializzati nella manutenzione e nelle riparazioni.
Il rischio, secondo la CGIA, è che nei prossimi anni diventi sempre più difficile trovare idraulici, fabbri, elettricisti e serramentisti in grado di intervenire nelle abitazioni e negli uffici. A pesare è soprattutto l’invecchiamento della popolazione artigiana, accompagnato dalla difficoltà nel coinvolgere le nuove generazioni in mestieri che richiedono esperienza, formazione e una lunga fase di apprendistato. Non tutti i settori, però, sono in difficoltà. Alcune professioni stanno vivendo una fase di crescita o comunque di maggiore diffusione, anche grazie ai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori. Tra queste figurano acconciatori, estetisti, massaggiatori e tatuatori, oltre a tecnici informatici, professionisti del web e dei social. Resistono anche alcune attività legate al settore alimentare, come gastronomie, gelaterie e pizzerie al taglio, capaci di intercettare nuovi modelli di consumo.
Affitti, tasse e concorrenza online mettono in difficoltà le botteghe
La sopravvivenza delle piccole attività è resa ancora più complessa dai costi di gestione. Affitti commerciali, utenze, tasse locali e contributi incidono in maniera particolarmente pesante sui bilanci delle piccole imprese. A questo si aggiunge la concorrenza dell’e-commerce, che permette di acquistare comodamente da casa e spesso a prezzi competitivi. Anche i centri commerciali hanno modificato le abitudini dei consumatori, concentrando in un unico luogo negozi e servizi.
Una piccola bottega dispone generalmente di margini più ridotti e di una capacità finanziaria inferiore rispetto alle grandi catene. Per questo anche una contrazione temporanea delle vendite può mettere seriamente a rischio la continuità dell'attività.
Intelligenza artificiale, una minaccia o un’opportunità?
Nel futuro dell’artigianato ci sarà inevitabilmente anche la tecnologia. La CGIA considera l’intelligenza artificiale non necessariamente come un nemico delle botteghe, ma come uno strumento che può essere utilizzato per migliorare produttività, creatività e organizzazione. L’IA può diventare un supporto per l’artigiano, consentendo di velocizzare alcune attività e lasciare più tempo al lavoro manuale e alla parte creativa. Ma esiste anche il rischio opposto: quando macchine e software riescono a svolgere determinate mansioni più velocemente e a costi inferiori, alcune professionalità possono essere messe sotto pressione. La vera forza dell’artigianato potrebbe quindi essere proprio ciò che le macchine fanno più fatica a replicare: manualità, esperienza e rapporto con il cliente. Il restauratore che recupera un mobile antico, chi lavora nel lusso su misura, chi ripara oggetti o chi costruisce intorno al proprio mestiere un'esperienza da vivere sono alcuni degli esempi indicati dalla CGIA come attività destinate ad avere ancora un ruolo importante.
Come salvare le botteghe nei piccoli centri
La crisi delle attività di prossimità si intreccia anche con lo svuotamento dei centri storici e dei piccoli comuni. Quando una bottega chiude, infatti, non scompare soltanto un'attività economica: viene meno anche un servizio per i residenti e un punto di riferimento per la comunità. Per questo, secondo la CGIA, sarebbe necessario intervenire con strumenti specifici, tra cui un possibile “reddito di gestione delle botteghe artigiane” destinato a chi apre o conduce un'attività nei centri minori, soprattutto nei comuni con meno di 10 mila abitanti.
Accanto agli incentivi economici, resta centrale la formazione dei giovani. Trasmettere competenze e professionalità significa permettere ai mestieri tradizionali di evolversi senza scomparire. La sfida, per l’artigianato siciliano e italiano, sarà proprio quella di mettere insieme tradizione e innovazione, conservando il valore della manualità ma adattandolo alle esigenze della nuova economia.
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