Quasi vent’anni di attese, procedure mai completate e progetti rimasti sulla carta. È questa la storia dei Parchi nazionali previsti in Sicilia, dove un progetto di tutela ambientale annunciato nel 2007 è arrivato al 2026 con un bilancio tutt’altro che incoraggiante: dei quattro parchi previsti dalla legge, soltanto uno è diventato realtà.
L’articolo 26 della Legge n. 222 del 2007 aveva previsto infatti l’istituzione di quattro aree protette nazionali: Parco delle Egadi e del litorale trapanese, Parco delle Eolie, Parco dell’Isola di Pantelleria e Parco degli Iblei. Oggi, però, solo Pantelleria può contare ufficialmente sul riconoscimento nazionale. Per gli Iblei il procedimento potrebbe finalmente entrare nella fase decisiva, mentre Egadi ed Eolie restano ancora fermi.
Perché un Parco nazionale è importante
Ma cosa comporta realmente l’istituzione di un Parco nazionale? La legge quadro sulle aree protette, la n. 394 del 6 dicembre 1991, prevede per queste aree un livello elevato di tutela dell’ambiente e della biodiversità. Ma i benefici non riguardano soltanto la conservazione del territorio.
La normativa prevede infatti anche specifiche opportunità per i Comuni e gli altri enti locali interessati. L’articolo 7 stabilisce una priorità nella concessione di finanziamenti statali e regionali destinati alla realizzazione degli interventi previsti dal piano del parco. Si va dal recupero dei centri storici e degli edifici di particolare valore storico e culturale alla riqualificazione dei nuclei rurali, fino alle opere per la tutela del territorio, la conservazione ambientale, le attività culturali, l’agriturismo e le attività sportive compatibili. Sono inoltre previsti interventi per l'utilizzo di fonti energetiche a basso impatto ambientale.
Insomma, un Parco nazionale non significa soltanto vincoli e tutela ambientale, ma può rappresentare anche uno strumento di programmazione e valorizzazione economica dei territori.
Pantelleria, l’unico Parco nazionale già istituito
La Sicilia può già contare su un Parco nazionale: quello di Pantelleria, entrato ufficialmente nella rete delle aree protette nazionali nel 2016. Il riconoscimento dell’isola come Parco nazionale è arrivato il 28 luglio 2016, con la firma del decreto istitutivo da parte dell’allora presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da quel momento Pantelleria è sottoposta alle tutele previste per i Parchi nazionali e alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente. Il quadro potrebbe però cambiare con il Parco nazionale degli Iblei, un'area che interessa le province di Siracusa, Ragusa e Catania e comprende 27 Comuni.
Parco degli Iblei, il Tar accelera l’iter
A riaccendere il dossier è stata la sentenza del 9 giugno scorso del Tar Sicilia, sezione di Catania, sul ricorso presentato dall’Ente Fauna Siciliana E.T.S. contro il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, l’assessorato regionale Territorio e Ambiente e gli altri enti coinvolti. La sentenza ha dato una forte accelerazione a un procedimento rimasto per anni in sospeso. Secondo i giudici, infatti, la normativa impone l’istituzione del Parco e determina per la pubblica amministrazione un obbligo di procedere.
Il percorso è complesso, ma, secondo il Tar, deve arrivare a conclusione. Non sarebbe quindi possibile continuare a rinviare un procedimento previsto direttamente dalla legge. Per questo il tribunale ha concesso 180 giorni al Mase per procedere con l’iter necessario alla creazione del Parco nazionale degli Iblei. I giudici hanno inoltre richiamato la violazione dell’articolo 97 della Costituzione per l’ingiustificato ritardo e il principio di leale collaborazione tra Stato e Regione. Un passaggio particolarmente importante perché, trattandosi della Sicilia, Regione a statuto speciale, l’istituzione del Parco nazionale deve avvenire d’intesa tra l’amministrazione regionale e il Ministero.
Iblei, Comuni e associazioni chiedono modifiche
La strada verso l’istituzione del Parco degli Iblei, però, non è priva di ostacoli. Il confronto sulla perimetrazione dell’area protetta ha fatto emergere diverse perplessità da parte degli enti locali e delle categorie interessate. Tra le posizioni critiche c’è quella del Comune di Rosolini, secondo il quale l’istituzione del Parco nell’attuale configurazione potrebbe avere conseguenze pesanti sulle attività agricole e zootecniche. Anche Carlentini ha espresso le proprie osservazioni, chiedendo lo stralcio di una zona nella quale è già presente un parco eolico. Sul tavolo ci sono inoltre le preoccupazioni delle associazioni venatorie, che temono ripercussioni sull’attività di caccia. Il confronto, dunque, dovrà trovare un equilibrio tra le esigenze di tutela ambientale e quelle di chi vive e lavora nei territori interessati.
Egadi ed Eolie, i due Parchi rimasti sulla carta
Se per gli Iblei qualcosa sembra finalmente muoversi, decisamente più lontana appare la prospettiva per gli altri due Parchi nazionali previsti dalla legge del 2007.
Il progetto del Parco nazionale delle Egadi e del litorale trapanese ha incontrato una forte opposizione sul territorio. Nel luglio 2025 l’amministrazione comunale di Favignana, guidata dal sindaco Giuseppe Pagoto, ha ribadito la propria contrarietà dopo il parere negativo espresso dal Consiglio comunale. La posizione dell’amministrazione è stata netta: l’unica soluzione considerata accettabile sarebbe stata la fuoriuscita dal progetto di tutto il territorio delle Isole Egadi, mantenendo eventualmente soltanto il litorale trapanese.
Ancora più indietro appare il Parco nazionale delle Eolie, il cui iter è ormai fermo da anni. Già il 12 luglio 2010, come ricordato anche in un’interrogazione parlamentare sull’istituzione dei Parchi nazionali siciliani, il Comune di Lipari aveva espresso un parere contrario.
La Sicilia dei Parchi resta ancora un progetto incompiuto
A quasi vent’anni dalla previsione legislativa, il bilancio è quindi evidente: quattro Parchi nazionali previsti, uno istituito e uno che potrebbe finalmente arrivare al traguardo. Per Egadi ed Eolie, invece, il progetto resta sostanzialmente fermo. Il caso degli Iblei dimostra quanto sia complesso trasformare una previsione normativa in una realtà concreta, soprattutto quando entrano in gioco perimetrazioni, attività economiche, vincoli e competenze tra Stato e Regione. Eppure, oltre alla tutela della biodiversità, i Parchi nazionali possono rappresentare un'occasione di sviluppo e valorizzazione del territorio. È proprio questo il punto sul quale la Sicilia dovrà interrogarsi: se continuare a lasciare sulla carta una parte importante della propria strategia ambientale oppure riuscire, dopo quasi vent’anni, a trasformarla finalmente in realtà.
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