La cenere dell’Etna ha riacceso una domanda che la Sicilia si porta dietro da anni: quale dovrà essere il futuro del sistema aeroportuale dell’Isola? Le difficoltà operative registrate a Fontanarossa nelle ultime settimane hanno riportato l’attenzione sulla vulnerabilità dello scalo catanese, ma secondo il ministro per la Protezione civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, il problema non può essere affrontato soltanto in termini di emergenza.
Intervenendo a Catania durante l’evento “Bar Italia”, Musumeci ha infatti allargato il ragionamento alla possibilità di dotare la Sicilia di un grande hub internazionale, mettendo in discussione i limiti strutturali dell’attuale aeroporto di Catania e la capacità dell’Isola di competere nel sistema dei collegamenti nel Mediterraneo. Secondo il ministro, bisogna innanzitutto distinguere il tema della gestione degli aeroporti da quello della loro collocazione. La pianificazione aeroportuale rientra nelle competenze dello Stato e, ha ricordato Musumeci, l’attuale piano del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per lo sviluppo degli scali siciliani non prevede lo spostamento dell’aeroporto di Catania-Fontanarossa.
Fontanarossa può diventare un hub internazionale?
È proprio sulla prospettiva futura che si concentra il ragionamento di Musumeci. La domanda è se la Sicilia possa ambire a diventare un punto di riferimento per i collegamenti intercontinentali nel Mediterraneo oppure se questo ruolo debba essere lasciato ad altri aeroporti dell'area, come quello di Malta. Per il ministro, nella sua configurazione attuale, Fontanarossa non avrebbe le caratteristiche necessarie per trasformarsi in un vero hub intercontinentale.
Il principale limite sarebbe rappresentato dagli spazi. Un aeroporto destinato a sostenere una crescita significativa del traffico e a gestire collegamenti intercontinentali avrebbe bisogno di aree sufficienti per sviluppare nuove infrastrutture e attività aeroportuali. Fontanarossa, invece, è inserito in un contesto urbano ormai fortemente consolidato. Musumeci ha richiamato in particolare la vicinanza dello scalo al villaggio Santa Maria Goretti e a Librino, elementi che renderebbero molto più complesso un ulteriore ampliamento dell'aeroporto.
La cenere dell’Etna riapre il problema
Il dibattito sul futuro dell’aeroporto di Catania si intreccia inevitabilmente con le conseguenze dell’attività dell’Etna. Le eruzioni e la dispersione della cenere vulcanica hanno provocato nelle ultime settimane limitazioni operative, cancellazioni e dirottamenti, riportando in primo piano la fragilità di Fontanarossa di fronte all’attività del vulcano. Per Musumeci, però, non si tratta di un problema occasionale destinato a non ripetersi. La cenere dell’Etna tornerà, ha sottolineato il ministro, e la Sicilia deve quindi essere pronta a gestire altre situazioni di emergenza. Da qui la necessità di predisporre una rete alternativa in grado di distribuire il traffico aereo quando l’aeroporto di Catania non può operare regolarmente.
Comiso, Palermo, Trapani e Reggio Calabria: una rete alternativa
In questo scenario potrebbe assumere un ruolo importante l’aeroporto di Comiso. Lo scalo ragusano, tuttavia, non sarebbe nelle condizioni di sostituire integralmente Fontanarossa. L'ipotesi indicata da Musumeci è piuttosto quella di costruire una rete aeroportuale integrata, capace di redistribuire passeggeri e voli in caso di emergenza. A Comiso si potrebbero quindi affiancare Palermo, Trapani e Reggio Calabria. Una strategia che permetterebbe di evitare che le difficoltà di un singolo aeroporto si trasformino in un problema per l'intero sistema dei trasporti siciliano.
“Serve una grande infrastruttura per la Sicilia”
Il ragionamento del ministro, dunque, non riguarda soltanto la gestione delle emergenze provocate dall’Etna. Sul tavolo c’è una questione più ampia: la programmazione delle infrastrutture aeroportuali della Sicilia. La domanda è se l’Isola debba continuare a puntare sull’attuale configurazione degli scali oppure se sia necessario progettare, nel lungo periodo, una nuova infrastruttura capace di sostenere la crescita del traffico aereo e di servire un bacino territoriale più ampio.
L'obiettivo indicato da Musumeci è quello di dotare la Sicilia di uno scalo di dimensione internazionale, in grado di diventare un riferimento non soltanto per l’Isola, ma per l’intero Mediterraneo. Una prospettiva che riapre inevitabilmente il confronto sul futuro dell’aeroporto di Catania, sulle possibilità concrete di ampliamento di Fontanarossa e, soprattutto, sulla necessità di una strategia aeroportuale complessiva per la Sicilia.
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