Racket a Palermo, 35 anni dopo Libero Grassi le estorsioni non si fermano

Racket a Palermo, 35 anni dopo Libero Grassi le estorsioni non si fermano

Racket a Palermo, 35 anni dopo Libero Grassi le estorsioni non si fermano

Trentacinque anni dopo l’omicidio di Libero Grassi, il racket continua a rappresentare una minaccia concreta per commercianti e imprenditori palermitani. È il dato da cui parte la denuncia di Addiopizzo, che richiama l’attenzione soprattutto sulla situazione nelle borgate di San Lorenzo, Tommaso Natale e Sferracavallo, dove negli ultimi mesi si sarebbero verificati nuovi episodi di intimidazione.

Grassi, l’imprenditore ucciso nel 1991 dopo aver scelto pubblicamente di non piegarsi al ricatto mafioso, oggi avrebbe accanto a sé centinaia di imprenditori che hanno deciso di liberarsi dal pizzo e di denunciare le richieste estorsive.

Danneggiamenti e minacce, cresce la preoccupazione

Il quadro segnalato dall’associazione resta però preoccupante. Negli ultimi mesi, diversi commercianti della zona Tommaso Natale-San Lorenzo sarebbero stati vittime di danneggiamenti, minacce e richieste di denaro. Una sequenza di episodi che ha alimentato la preoccupazione tra gli operatori economici e che ha riportato l’attenzione sulla presenza del fenomeno estorsivo in una parte della città. Alle intimidazioni, sottolinea Addiopizzo, hanno fatto seguito le risposte della magistratura e delle forze dell’ordine, oltre alle denunce presentate dalle vittime anche attraverso il sostegno dell’associazione. Il messaggio che arriva dal territorio è quindi duplice: da una parte la presenza ancora attuale del racket, dall’altra una maggiore disponibilità di alcuni commercianti a rompere il silenzio e denunciare.

Addiopizzo: “Non lasciare soli chi denuncia”

È proprio su questo punto che si concentra l’appello di Addiopizzo. L’associazione invita chi ancora oggi paga il pizzo in silenzio a non isolare quanti hanno deciso di ribellarsi alle richieste estorsive.

Per contrastare il fenomeno, però, secondo l’associazione non basta intervenire soltanto sul piano repressivo. Servono anche politiche sociali e interventi contro povertà e degrado, attraverso investimenti in lavoro, casa, istruzione e salute. Un contrasto al racket che, dunque, dovrebbe accompagnarsi a una più ampia azione di riqualificazione dei territori, creando condizioni economiche e sociali capaci di ridurre il terreno sul quale la criminalità organizzata può continuare a trovare spazio.

L’appello alla politica: “Qualità del consenso”

In vista delle prossime elezioni, Addiopizzo rivolge infine un appello diretto alla politica, chiedendo impegni concreti sulla qualità del consenso. L’associazione richiama in questo senso una frase di Libero Grassi che, a distanza di 35 anni dalla sua morte, mantiene intatta la propria forza: “Dal cattivo consenso nascono cattive leggi e una cattiva democrazia”.

Un richiamo che riporta il tema del racket oltre le singole denunce e le operazioni delle forze dell’ordine. Perché la lotta alle estorsioni, sostiene Addiopizzo, passa anche dalla capacità di costruire una comunità nella quale chi denuncia non venga lasciato solo e nella quale legalità, lavoro e qualità dei servizi diventino strumenti concreti di contrasto alla criminalità.

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