Carcere minorile Malaspina, rimossa la direttrice dopo l’incendio a Palermo

Carcere minorile Malaspina, rimossa la direttrice dopo l’incendio a Palermo

Carcere minorile Malaspina, rimossa la direttrice dopo l’incendio a Palermo

Il carcere Malaspina torna al centro delle polemiche dopo l’incendio che ha richiesto l’intervento dei soccorsi e riacceso i riflettori sulle condizioni dell’istituto penale per i minorenni di Palermo. A poche ore dall’episodio, arriva la rimozione della direttrice Clara Pangaro, alla guida della struttura da otto anni. A darne notizia è il garante per i detenuti della città di Palermo, Pino Apprendi, che interviene duramente sulla decisione assunta dopo il principio di incendio di ieri sera. Nove persone, tra agenti della Polizia Penitenziaria e detenuti, sono rimaste intossicate e due hanno avuto bisogno del ricovero in ospedale.

L’episodio rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme per una struttura da tempo alle prese con tensioni, episodi di violenza e carenze di personale.

Apprendi: “La direttrice è il parafulmine di un sistema che non funziona”

Per Apprendi la rimozione di Pangaro non rappresenterebbe la soluzione alle criticità del Malaspina, ma piuttosto il tentativo di individuare una responsabilità individuale per problemi che, secondo il garante, hanno radici più profonde. “L’incapacità di chi amministra la Giustizia si manifesta con la rimozione del direttore dell’Ipm Malaspina di Palermo, dopo l’incendio di questa notte, dove nove persone sono state soccorse dal personale del 118”, afferma Apprendi.

Il garante ricorda inoltre le numerose segnalazioni e proteste arrivate negli ultimi anni da chi ha visitato l’istituto e dai rappresentanti sindacali della Polizia Penitenziaria. “Il malessere all’Ipm Malaspina viene da lontano. Il precedente direttore, Michelangelo Capitano, persona dotata di grandi capacità, decise di andare in pensione proprio perché si era ritrovato da solo ad affrontare momenti di grave crisi nell’istituto”, sottolinea.

Pangaro, aggiunge Apprendi, era direttrice da otto anni e prima ancora vicedirettrice, con 33 anni di servizio al Malaspina. “La dottoressa Pangaro, come la maggior parte dei direttori, insieme al personale degli Istituti penitenziari, fanno da parafulmini al sistema penitenziario che non funziona”. Apprendi pone poi l'accento sulla presenza di detenuti maggiorenni: “Purtroppo sono presenti detenuti maggiorenni che influenzano negativamente gli altri. Ahinoi è una storia vecchia, si innescano meccanismi di caporalato”.

Il Sappe: “Quanto accaduto era ampiamente preannunciato”

Sulla vicenda interviene anche Calogero Navarra, segretario nazionale per la Sicilia del Sappe, il Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria. Secondo il sindacalista, le criticità della struttura erano già state segnalate agli organismi competenti. “Due mesi fa avevamo avuto una riunione col Dipartimento giustizia minorile e avevamo rappresentato queste dinamiche. Le criticità sono ben note. Quanto accaduto ieri purtroppo era ampiamente preannunciato”, racconta Navarra al QdS.

Per fronteggiare l’emergenza è stato necessario l’intervento del personale del Pagliarelli e dell’Ucciardone, i due istituti penitenziari di Palermo. “Oggettivamente ci sentiamo abbandonati a noi stessi. Da tempo chiediamo più personale, ma anche la possibilità che la struttura del Malaspina venga ristrutturata. A patto, ovviamente, che gli interventi si facciano senza i detenuti, ma questo diventa difficile”.

Violenza e carenza di personale, le criticità del Malaspina

Quello dell’incendio non sarebbe dunque un episodio isolato. “Sono tanti e tali che siamo scoraggiati – aggiunge Navarra – e questo è colpa di un sistema che non funziona, anzi, che penalizza le forze dell’ordine. Ci sentiamo monchi”. Il segretario del Sappe descrive una situazione che, a suo giudizio, rende sempre più difficile il lavoro degli agenti: “Prima, l’arruolamento in Polizia Penitenziaria era una conquista, una soluzione, adesso è una preoccupazione, per chi lavora nel settore e per i familiari”. Le tensioni all’interno del Malaspina si sono manifestate anche con episodi particolarmente gravi. Tra questi, l’evasione di tre detenuti il 13 aprile dello scorso anno: i tre ragazzi riuscirono a fuggire per poi essere catturati poche ore dopo in diverse zone della città. Uno di loro, una volta rientrato nella struttura, appiccò un incendio in una cella.

“Ci sono detenuti anche di 21 anni”

Uno dei problemi evidenziati dal sindacato riguarda anche la presenza di detenuti che, pur trovandosi in un istituto minorile, hanno superato la maggiore età. “Ci sono tanti detenuti di età superiore ai 18 anni. Anche dei 21enni – spiega Navarra – e non sono più ragazzi ma oggettivamente sono adulti che influenzano negativamente gli altri”.

Secondo il rappresentante del Sappe, inoltre, molti detenuti vengono trasferiti dal Nord Italia e si ritrovano lontani dai propri contatti e dal territorio di origine. “A quel punto non avendo più niente da perdere decidono di attuare queste condotte violente. E siamo noi agenti penitenziari a pagarne le conseguenze in primis. Le nostre richieste al momento sono lettera morta”.

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