C’è un numero che più di altri racconta le difficoltà della sanità siciliana: 168.864 prestazioni erogate oltre i tempi di garanzia nei primi sei mesi dell’anno. Visite ed esami che, secondo i dati elaborati da Agenas sulla base delle rilevazioni del Ministero della Salute, hanno richiesto ai pazienti un’attesa superiore a quella prevista. Il dato arriva mentre a livello nazionale si registra invece un lieve miglioramento. Una contraddizione che riporta al centro del dibattito il problema delle liste d’attesa in Sicilia, uno dei nodi più delicati per il Servizio sanitario regionale.
Le difficoltà legate ai tempi della sanità, del resto, non sono nuove. In Sicilia hanno assunto anche contorni drammatici, come nel caso di Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara del Vallo scomparsa lo scorso ottobre dopo aver atteso otto mesi per un referto istologico. Una vicenda che aveva provocato un terremoto all’Asp di Trapani e riacceso i riflettori sulle inefficienze del sistema sanitario.
Sanità, in Italia migliorano i tempi ma la Sicilia arretra
Il confronto tra il primo semestre del 2025 e quello del 2026 mostra un andamento positivo per il sistema sanitario nazionale. Le prime visite erogate entro i tempi previsti sono passate dal 76,4% al 78,5%, mentre per gli esami diagnostici si è passati dall’82,8% all’84,6%.
Un miglioramento di circa due punti percentuali che, tuttavia, non riguarda tutte le regioni. La Sicilia, infatti, viaggia nella direzione opposta. Per le prime visite, la quota di prestazioni garantite nei tempi è scesa dall’87,2% al 79,7%. Ancora più evidente la flessione per gli esami diagnostici, passati dal 75,9% al 71,9%.
Il risultato complessivo è significativo: tra gennaio e giugno, sulle 710.453 prenotazioni registrate in Sicilia, ben 168.864 sono state erogate oltre il termine previsto, pari al 23,77%. Nello stesso periodo del 2025 i ritardi erano stati 155.179, il 19,03% del totale. In altre parole, mentre la media italiana migliora, la Sicilia perde terreno.
Visite mediche, oltre 42 mila prestazioni in ritardo
Entrando nel dettaglio delle diverse classi di priorità, emergono criticità soprattutto per le prestazioni che richiedono tempi di risposta più rapidi. Nel caso delle visite urgenti, che dovrebbero essere garantite entro tre giorni, oltre il 22% delle prenotazioni è stato erogato in ritardo. Si tratta di 855 prestazioni, 680 delle quali hanno superato anche i 31 giorni di attesa.
Ancora più pesante il dato relativo alle visite differite, per le quali il limite è fissato in 30 giorni. In questa categoria, il 27,3% delle prestazioni ha superato il termine previsto: 42.249 visite, con 14.038 pazienti costretti ad attendere più di 121 giorni. Il quadro mostra quindi una difficoltà soprattutto quando la domanda sanitaria impone tempi di risposta più stringenti.
Esami diagnostici, i ritardi arrivano a sfiorare il 40%
La situazione appare ancora più complessa sul fronte degli esami diagnostici. Tra le prestazioni urgenti, il 43,1% è stato effettuato oltre il limite previsto. Sono 901 esami, 405 dei quali eseguiti dopo più di 31 giorni.
Ma è nella fascia degli esami classificati come “brevi”, da effettuare entro dieci giorni, che emerge uno dei dati più pesanti: quasi il 40% delle prestazioni ha superato il termine di garanzia. Complessivamente si tratta di quasi 30 mila casi di ritardo, con oltre 7 mila esami effettuati dopo 121 giorni.
Non va meglio per gli esami differiti, che dovrebbero essere eseguiti entro 30 o 60 giorni a seconda della prestazione. Il 31,2% delle richieste è stato erogato oltre i tempi previsti: quasi 38 mila casi, più di 6 mila dei quali con attese superiori ai 241 giorni.
Prestazioni programmate, la Sicilia tiene meglio
Un quadro differente emerge invece per le prestazioni programmate, quelle per le quali il limite massimo di attesa è fissato in 120 giorni. In questo caso la Sicilia riesce a fare meglio rispetto alla propria media complessiva. Le visite erogate nei tempi raggiungono il 90,8%, mentre gli esami diagnostici arrivano all’82,4%. Sono percentuali superiori, rispettivamente, al 79,7% e al 71,9% registrati considerando tutte le classi di priorità.
Il dato sembra confermare una difficoltà maggiore del sistema siciliano quando deve rispondere alle richieste più urgenti. Più aumenta la pressione sui tempi di risposta, più emergono le fragilità organizzative e la disponibilità limitata di risorse.
Liste d’attesa in Sicilia, gli interventi della Regione
Il problema delle liste d’attesa in Sicilia è da tempo al centro delle iniziative della Regione. Tra i provvedimenti adottati c'è anche quello relativo alla riorganizzazione dell’attività intramuraria, cioè delle prestazioni libero-professionali effettuate dai medici all’interno delle strutture pubbliche. L’obiettivo dichiarato era quello di rendere il volume dell’attività intramoenia più coerente con quello delle prestazioni erogate in regime istituzionale, contribuendo così a ridurre le attese e a garantire un accesso più equo alle cure. La misura era stata illustrata dall’allora assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, che aveva sottolineato la necessità di intervenire sul fenomeno e di verificare l’organizzazione delle prestazioni nelle singole aziende sanitarie.
I risultati, però, almeno guardando ai numeri del primo semestre, non sembrano ancora mostrare un'inversione di tendenza. Va detto che gli effetti di una riorganizzazione del sistema sanitario non possono essere valutati nell’arco di poche settimane. Lo stesso assessorato aveva evidenziato la necessità di un periodo più lungo per verificare gli effetti delle nuove regole.
Quaranta milioni per recuperare le liste d’attesa
L’attività intramuraria non è stata comunque l’unica misura adottata dalla Regione. A fine 2025 l’assessorato alla Salute aveva stanziato 40 milioni di euro destinati alle aziende sanitarie e ospedaliere per il recupero delle prestazioni rimaste in attesa. Il provvedimento del 23 dicembre 2025 puntava proprio a smaltire le liste accumulate e a consentire alle strutture di recuperare le prestazioni non erogate nei tempi previsti.
A distanza di alcuni mesi, però, i dati Agenas restituiscono un quadro ancora difficile. La Sicilia non solo non migliora, ma registra un aumento delle prestazioni fuori tempo, proprio mentre il dato nazionale mostra una tendenza opposta. E così il problema delle liste d’attesa torna a essere uno dei banchi di prova più importanti per la sanità siciliana: perché dietro una percentuale, una prenotazione o un numero di giorni di attesa ci sono persone che aspettano una diagnosi, un controllo o una cura.
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