Gas in Europa, scorte basse e prezzi in salita: inverno a rischio rincari

Gas in Europa, scorte basse e prezzi in salita: inverno a rischio rincari

Gas in Europa, scorte basse e prezzi in salita: inverno a rischio rincari

L’inverno si avvicina e l’Europa si prepara ad affrontare i mesi più freddi con una certezza sempre più difficile da ignorare: le scorte di gas sono inferiori alla media. Dopo quattro anni di tensioni legate alla guerra in Ucraina e alla progressiva riduzione delle forniture russe, il mercato energetico europeo torna a guardare con preoccupazione agli stoccaggi.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la situazione internazionale e, in particolare, la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per i flussi energetici mondiali. Il risultato è un mercato caratterizzato da forte instabilità, con i prezzi del gas nuovamente in crescita e il timore che l’Europa possa arrivare alla stagione fredda con riserve insufficienti rispetto al fabbisogno.

Gas in Europa, scorte ai livelli più bassi degli ultimi 13 anni

Secondo quanto riportato dal Guardian, l’Europa si avvia verso l’inverno con le scorte di gas ai livelli più bassi degli ultimi 13 anni. Nell’ultima settimana di agosto, i depositi dell’Unione europea risultavano pieni per circa il 63%, una percentuale nettamente inferiore alla media dell’80% registrata nello stesso periodo degli anni precedenti. I dati di Gas Infrastructure Europe mostrano differenze significative tra i vari Paesi. La Germania si trova tra quelli maggiormente esposti, con stoccaggi poco sopra il 51%, mentre la Polonia guida la classifica con il 90,63%.

Particolarmente delicata è anche la situazione del Regno Unito, uno dei principali consumatori di gas del continente ma con una capacità di stoccaggio interna relativamente limitata. Chris O’Shea, amministratore delegato di Centrica, proprietaria di British Gas, ha affermato che il Paese dispone di “quasi nessun gas in stoccaggio” in vista dell’inverno.

Perché le scorte di gas europee sono così basse

A determinare la situazione attuale hanno contribuito diversi fattori. Le esportazioni di petrolio e gas dal Golfo hanno subito pesanti interruzioni a causa delle tensioni e del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. A questo si sono aggiunti un inverno particolarmente freddo e un maggiore ricorso al gas per produrre energia elettrica durante le ondate di calore estive.

Per mesi il mercato europeo aveva mantenuto una relativa stabilità, anche nella prospettiva di una riapertura dello Stretto di Hormuz che avrebbe consentito di accelerare il processo di riempimento degli stoccaggi. Questa aspettativa, però, si è progressivamente indebolita.

Secondo Bjarne Schieldrop, capo analista delle materie prime del gruppo bancario nordico Seb, il mercato europeo del gas è entrato nell’ultima settimana di agosto in una fase di “panico invernale”. Nonostante non siano al momento previste vere e proprie carenze fisiche di gas, gli operatori si attendono prezzi più elevati. Il riferimento europeo ha superato nelle ultime settimane i 66 euro per megawattora, il livello più alto degli ultimi tre anni e oltre il doppio rispetto all’inizio del 2026.

Gas, la situazione in Italia è migliore ma resta il rischio rincari

L’Italia parte da una posizione più solida rispetto a molti altri Paesi europei. Le scorte di gas italiane sono vicine all’82%, un livello che colloca il nostro Paese subito dopo la Polonia tra quelli con gli stoccaggi più elevati. Snam, che gestisce la quasi totalità degli impianti di stoccaggio italiani, considera raggiungibile l’obiettivo di arrivare alla fine della stagione di riempimento con almeno il 90% delle riserve. Il quadro resta comunque delicato sul fronte dei prezzi. Anche con scorte elevate, infatti, l’Italia è esposta alle dinamiche del mercato europeo e internazionale. Una nuova fiammata delle quotazioni potrebbe quindi tradursi in bollette più care per famiglie e imprese.

Secondo il presidente nazionale di Confesercenti, Nico Gronchi, l’esaurimento degli effetti del Pnrr, l’inflazione e l’instabilità geopolitica rischiano di creare una combinazione particolarmente pesante per l’economia. Dopo il caro carburanti potrebbe quindi arrivare una nuova ondata di aumenti legata all’energia. Secondo le stime citate da Gronchi, le bollette potrebbero aumentare fino al 50%.

Tra giugno e agosto, intanto, le imprese del commercio, del terziario e del turismo hanno già sostenuto circa 870 milioni di euro di costi energetici aggiuntivi: 700 milioni legati all’elettricità e altri 170 milioni al gas. L’inverno, dunque, non è ancora arrivato, ma il mercato energetico europeo ha già iniziato a preparare il conto.

risuser

Articoli simili

Lascia una risposta

Chiusi
Chiusi

Inserisci il tuo username o il tuo indirizzo email. Riceverai via email un link per creare una nuova password.

Chiusi

Chiusi
Preferenze Privacy
Preferenze Privacy