Il centrodestra siciliano guarda già alla prossima sfida elettorale, ma la coalizione che sostiene il governo regionale mostra segnali di tensione. Al centro del confronto ci sono i rapporti tra Mpa, Democrazia cristiana e Lega, mentre sulla ricandidatura di Renato Schifani il Movimento per l’autonomia preferisce, almeno per ora, non prendere posizione.
A chiarire la linea degli autonomisti è il coordinatore regionale del Movimento per l’autonomia, Fabio Mancuso, che interviene sulle dichiarazioni del capogruppo della Dc all’Ars Carmelo Pace. “Noto, dalle dichiarazioni del capogruppo di quel che è rimasto della Democrazia cristiana, grande confusione, perché da un lato dice che è leale a Schifani e dall’altro a Cateno De Luca, che è contro a Schifani. Dovrebbe mettersi d’accordo, o con De Luca o con Schifani”. Il riferimento è alle parole con cui Pace aveva dichiarato al nostro giornale: “Non so cosa abbiano in comune, ma fra i due preferiamo cento volte di più Cateno De Luca”, parlando dei rapporti con gli autonomisti.
Mancuso rincara quindi la dose nei confronti della Democrazia cristiana, sostenendo che “c’è una confusione politica, che naturalmente comprendo, in un momento in cui la Dc è in grande difficoltà”. Inevitabile, a questo punto, chiedere al coordinatore del Mpa cosa pensi della definizione di “politica dei due forni” utilizzata da Pace. “No, è confuso anche in questo”, risponde Mancuso, spiegando che “dire la propria ed essere molto chiari nelle posizioni non significa essere accondiscendenti su qualunque cosa viene proposta”.
Il rapporto tra Mpa e governo Schifani
Le divergenze emerse in alcune occasioni al momento del voto in Sala d’Ercole, secondo Mancuso, non rappresentano una rottura con il governo regionale. “La politica si fa secondo le idee che si portano avanti – sottolinea – e non abbiamo mai fatto una politica diversa da quella del governo. Infatti siamo pienamente al governo con due assessori”.
Mpa resta quindi dentro la maggioranza, ma sulla possibilità di sostenere nuovamente Schifani alla Presidenza della Regione il Movimento prende tempo.
Pienamente nel governo Schifani ma non disposti ad appoggiarne la ricandidatura, par di capire dal vostro silenzio in merito.
“Questo non è mai stato preso in considerazione. Noi riteniamo – così come è stato nel 2022, quando la scelta ricadeva su Forza Italia, è stata offerta la candidatura di Schifani e siamo stati i primi a dire di sì – di dover vedere Forza Italia cosa propone e dopo la proposta di candidatura o di ricandidatura ci esprimiamo”.
Ma c’è un conflitto tra Mpa e Renato Schifani?
“Questa è una narrazione completamente errata. Nessun conflitto su nessun tema. Diciamo la nostra sui diversi temi e ragioniamo su quelle che sono le azioni di governo. Non siamo stati mai in conflitto con Schifani”.
Nessun problema per arrivare a fine legislatura quindi?
“No, aspettiamo la proposta di Forza Italia”.
Per la prossima candidatura, ma in questa?
“Eh! Lo abbiamo scelto noi nel 2022 il presidente. Mica possiamo tornare indietro. Lo abbiamo scelto nel 2022 e fino a quando gli elettori hanno dato forza a questo governo noi siamo nel governo. Se Forza Italia ripropone, oppure propone altro, poi lo valuteremo come è giusto che sia”.
Mpa, Democrazia cristiana e Lega: le tensioni nella coalizione
Nessuna rottura, dunque, tra Mpa e governo regionale, ma il confronto con alcune forze della maggioranza resta acceso. Mancuso esclude problemi sia con la Dc sia con la Lega, attribuendo però ai due partiti una fase di difficoltà interna.
“Noi non abbiamo nessun problema, né con l’uno né con l’altro. Sono in un momento di grande agitazione e di grande confusione e li comprendo bene. Prova ne sono le dichiarazioni di Pace, che da un lato ritiene di essere fedele a questo governo e dall’altro propone l’alleanza con chi invece è contro a questo governo che è Cateno De Luca”.
Ribadita anche la questione di Sud chiama Nord, evocata da Pace come ulteriore elemento per motivare il categorico no agli autonomisti, Fabio Mancuso torna sulle difficoltà della Dc.
Il coordinatore del Mpa sostiene di vedere i democristiani “un po’ in confusione” e aggiunge: “Li comprendo, perché non sanno neanche loro che lista faranno, dove andranno, con chi saranno, non si sa. Si evince anche dal dibattito interno alla Dc cui io non sono interessato”.
Mpa e Schifani, nessun sostegno automatico alla ricandidatura
Dalle risposte di Fabio Mancuso emerge soprattutto una posizione precisa: il Mpa non considera ancora chiusa la partita sulla candidatura alla Presidenza della Regione. Il Movimento per l’autonomia guidato dall’ex governatore Raffaele Lombardo non si presenta quindi come uno sponsor automatico di Renato Schifani per le prossime elezioni, ma come un alleato di Forza Italia che attende di conoscere la proposta del partito azzurro prima di assumere una posizione.
Nessun sostegno incondizionato a Schifani, dunque, ma neppure una preclusione. Anche la presenza in Giunta con due assessori viene richiamata da Mancuso come elemento della piena partecipazione degli autonomisti al governo regionale.
Uno dei due assessori era però espressione della Democrazia cristiana: la delega era stata revocata a novembre e non più riassegnata ad aprile, quando al democristiano Andrea Messina era stata preferita l’autonomista Elisa Ingala.
La sintesi della posizione del coordinatore del Mpa è che il Movimento di Lombardo ha una linea politica definita, mentre gli altri partiti della coalizione attraversano una fase più complessa. È il caso della Democrazia cristiana, che punta a ritrovare un proprio spazio politico in Sicilia, ma anche della Lega, alle prese con una situazione delicata ai vertici nazionali.
Proprio sul fronte leghista, Matteo Salvini deve fare i conti con una corrente interna che ha messo in discussione la proroga della fiducia alla leadership. Un eventuale cambio di equilibrio ai vertici nazionali potrebbe produrre conseguenze anche in Sicilia, dove il commissario Nino Germanà guida il partito regionale e il vicepresidente della Regione Luca Sammartino continua a rappresentare un punto di riferimento politico ed elettorale.
Elezioni regionali, la resa dei conti nel centrodestra
I botta e risposta tra Mpa e Democrazia cristiana sembrano destinati, in un modo o nell’altro, a incidere sugli equilibri della coalizione in vista della conclusione della legislatura regionale.
Il centrodestra dovrà infatti arrivare alla scelta del candidato alla Presidenza della Regione con una coalizione capace di tenere insieme sensibilità e interessi differenti. Incassato il provvisorio nullaosta di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia cristiana, la partita passa anche dalla capacità di Renato Schifani di ricompattare gli alleati e costruire un assetto in grado di sostenere la ricandidatura. Al contrario, se le tensioni interne dovessero aumentare, Forza Italia potrebbe essere chiamata a discutere con Fratelli d’Italia un candidato alternativo, capace di tenere insieme gli schieramenti e garantire alla coalizione una prospettiva elettorale competitiva.
Per ora, dunque, il Mpa resta alla finestra. La linea di Fabio Mancuso è chiara: prima la proposta di Forza Italia, poi la scelta degli autonomisti.
di Mauro Seminara
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