Un giovane di 30 anni ha perso la vita mentre lavorava nei campi. È successo a Ciminna, nel Palermitano, dove un mezzo agricolo si è ribaltato senza lasciargli scampo. Una tragedia che riporta ancora una volta al centro il tema della sicurezza sul lavoro in Sicilia, proprio mentre i dati aggiornati dell’Inail restituiscono un quadro che non consente di abbassare la guardia.
Nel primo semestre del 2026 l'Isola ha registrato 29 infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro, con un'incidenza di 19,5 decessi ogni milione di occupati. Il dato è in calo rispetto allo stesso periodo del 2025, ma rimane nettamente superiore alla media nazionale, ferma a 14,5. Per l'Osservatorio Vega Engineering la Sicilia resta quindi nella fascia di rischio più elevata, la cosiddetta zona rossa, e occupa il terzo posto nella graduatoria nazionale.
È un miglioramento, dunque, ma ancora troppo fragile per parlare di una vera inversione di tendenza.
Morti sul lavoro, Sicilia terza in Italia per incidenza
La graduatoria nazionale vede davanti alla Sicilia soltanto Calabria e Liguria. La Calabria registra un'incidenza di 20 morti ogni milione di occupati, mentre la Liguria arriva a 24,9. L'Isola, con il suo 19,5, resta quindi tra i territori italiani dove il rischio di morire lavorando è più alto. Il confronto con gli anni precedenti racconta una situazione da leggere con cautela. Nel primo semestre del 2025 l'incidenza siciliana era pari a 21, mentre nel 2024 si era attestata a 20,3. Il dato del 2026 segna quindi una riduzione del 7,1% rispetto al 2025 e del 3,9% rispetto al 2024. Ma la serie storica mostra anche quanto la strada sia ancora lunga. Nel 2023 l'indice era infatti sceso a 15,6 e nel 2022 a 16,5. Rispetto a quei valori, il 19,5 registrato quest'anno rimane rispettivamente del 25% e di circa il 18,2% più alto.
Il calo rispetto all'anno scorso rappresenta quindi un segnale positivo, ma non basta a modificare strutturalmente il quadro. La Sicilia continua a essere lontana dalla media nazionale e il rischio rimane particolarmente elevato in alcune province.
Palermo è la provincia siciliana con il rischio più alto
È soprattutto la distribuzione territoriale a fotografare le dimensioni del problema. Palermo è la provincia siciliana più a rischio, con 13 morti sul lavoro e un'incidenza di 37,9 decessi ogni milione di occupati. Il dato colloca il capoluogo al quinto posto nella graduatoria nazionale e nella zona rossa. I 13 decessi rappresentano quasi il 45% delle 29 vittime registrate nell'intera Sicilia nei primi sei mesi dell'anno.
Non pesa soltanto il numero assoluto delle vittime. A preoccupare è soprattutto un'incidenza che supera ampiamente quella nazionale e che impone una riflessione sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, sull'efficacia dei controlli e sulla capacità della prevenzione di intervenire prima che si verifichi una tragedia.
Alle spalle di Palermo c'è Trapani, con tre casi mortali e un'incidenza di 23 morti ogni milione di occupati, ventesima a livello nazionale e anch'essa in zona rossa. Seguono Messina, con quattro vittime e un'incidenza di 21,3, ed Enna, con un decesso e un indice di 21,1. Anche queste due province superano quindi la soglia della fascia di rischio più elevata.
Catania e Ragusa sopra la media nazionale
La situazione cambia nelle altre aree dell'Isola, ma anche qui non mancano elementi di attenzione. Ragusa registra due casi mortali e un'incidenza di 16,5, mentre Catania conta cinque decessi e raggiunge quota 14,7. Entrambe le province restano quindi leggermente al di sopra della media italiana, fissata a 14,5. A Siracusa il quadro è invece meno critico: un solo caso mortale porta l'incidenza a 8,1, con la provincia che si colloca al 72° posto nella graduatoria nazionale. Agrigento e Caltanissetta, infine, non registrano decessi nel periodo gennaio-giugno e presentano un'incidenza pari a zero.
La forte differenza tra le province dimostra che il dato regionale, pur importante, non è sufficiente da solo a spiegare la dimensione del fenomeno. Tessuto produttivo, occupazione, settori di attività e condizioni di lavoro cambiano sensibilmente da un territorio all'altro e richiedono quindi anche interventi di prevenzione mirati.
Infortuni mortali, in Italia il dato è in calo
A livello nazionale i dati del primo semestre mostrano comunque una lieve diminuzione. Gli infortuni mortali sul lavoro sono stati 350 contro i 362 dello stesso periodo del 2025, con una riduzione del 3,3%. L'Inail rende disponibili i dati mensili sugli infortuni con esito mortale suddivisi per regione e modalità di accadimento; l'ultimo aggiornamento disponibile è quello relativo al 30 giugno 2026, pubblicato il 3 agosto. Nel confronto, la Sicilia registra quindi una diminuzione dell'incidenza più marcata rispetto alla media nazionale, ma resta comunque in una posizione particolarmente delicata.
È importante ricordare che la graduatoria alla quale si fa riferimento prende in considerazione gli infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro, escludendo quelli in itinere, cioè quelli verificatisi durante il tragitto tra casa e luogo di lavoro.
Malattie professionali, un'altra emergenza da non sottovalutare
Accanto agli incidenti mortali esiste poi un'altra questione spesso meno visibile: quella delle malattie professionali. Il tema è stato sollevato anche dal presidente del comitato Co.co.co.pro. Inail Francesco Piastra, secondo il quale in Sicilia le denunce potrebbero non rappresentare la reale dimensione del fenomeno. L'ipotesi è quella di una possibile sottodenuncia, legata anche al timore delle conseguenze per aziende e lavoratori.
Nei primi quattro mesi del 2026 nell'Isola sono state registrate 781 denunce, contro le 558 dello stesso periodo del 2025. Il dato, tuttavia, resta molto distante da quello di altre regioni: 1.450 denunce in Campania, 2.563 in Sardegna, 4.545 in Puglia e 6.871 in Toscana. L'Inail ha pubblicato i dati sulle malattie professionali aggiornati al 30 giugno 2026 il 3 agosto scorso, confermando la disponibilità delle rilevazioni mensili per territorio.
Sicurezza sul lavoro, formazione e controlli restano decisivi
Il punto, a questo punto, è capire come trasformare il miglioramento registrato nel primo semestre in una tendenza stabile alla riduzione degli incidenti. Secondo l'Ugl Catania, le priorità passano da una formazione realmente efficace, controlli più frequenti, manutenzione delle attrezzature e un maggiore coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Non basta, sostiene il sindacato, che la formazione si traduca nella semplice consegna di un attestato. È necessario verificare che chi lavora sappia riconoscere i rischi e che l'organizzazione aziendale garantisca condizioni realmente sicure, a partire dall'utilizzo e dalla manutenzione dei macchinari.
La tragedia di Ciminna, come tante altre, riporta così la discussione alla sua questione essenziale: dietro ogni numero c'è una persona che non è tornata a casa. E se il dato siciliano è migliorato rispetto al 2025, i numeri continuano a dire che sulla sicurezza sul lavoro c'è ancora molto da fare.
di Michele Giuliano
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