Nel corso dell’ultimo anno in Italia si sono verificati 376 eventi climatici estremi, con un aumento di quasi il 6% rispetto al 2024. A certificarlo è l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, che colloca la Sicilia tra le regioni più colpite, con 45 episodi, seconda solo alla Lombardia (50 casi).
Numeri che confermano la fragilità strutturale del Paese, aggravata dall’assenza di una piena attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), approvato da tre anni ma rimasto, di fatto, inattuato per la mancanza di risorse economiche dedicate.
Pnacc e prevenzione climatica: l’Italia rincorre le emergenze
Secondo Legambiente, il continuo ricorso allo stato di emergenza non rappresenta una soluzione strutturale. «L’Italia continua a rincorrere le emergenze invece di prevenirle – sottolinea l’associazione –. Serve una strategia nazionale chiara, con fondi immediati per rendere operativo il Pnacc e una legge efficace contro il consumo di suolo».
I dati economici rafforzano l’allarme: se nel 2025 i danni causati da eventi meteo estremi hanno raggiunto 11,9 miliardi di euro, le proiezioni indicano un possibile aumento fino a 34,2 miliardi entro il 2029.
Sicilia, ciclone ed erosione costiera: l’allarme di Legambiente
Sul fronte regionale, Legambiente Sicilia attribuisce una parte consistente dei danni del recente ciclone all’erosione costiera e alla cementificazione diffusa, chiedendo un cambio di passo ai governi nazionale e regionale. «La crisi climatica nel Mediterraneo – spiega il presidente regionale Tommaso Castronovo – è aggravata dalla fragilità dei territori, frutto di scelte urbanistiche sbagliate, infrastrutture invasive e abusi edilizi spesso tollerati».
Mareggiate e centri storici: un patrimonio sotto attacco
Il fenomeno, però, non riguarda solo le costruzioni più recenti. Le mareggiate hanno colpito anche centri storici e edifici ottocenteschi, come ad Acitrezza, il celebre “Paese dei Malavoglia” di Giovanni Verga, dove alcune abitazioni storiche sono state danneggiate dalla furia delle onde.
Un segnale che impone una riflessione più ampia, che va oltre il tema dell’abusivismo edilizio.
Nuova pianificazione urbanistica e resilienza delle coste siciliane
«È il momento di avviare una nuova pianificazione urbanistica – spiega Castronovo – capace di restituire alle coste la loro funzione naturale». Secondo Legambiente, è necessario fermare l’erosione delle spiagge, anche quella causata dal cosiddetto “cemento legale”, e favorire processi di naturalizzazione dei litorali.
Città e cambiamento climatico: serve un nuovo paradigma
Il dibattito coinvolge anche il mondo tecnico. Come evidenziato da Biagio Bisignani, direttore della Direzione Urbanistica del Comune di Catania, occorre ripensare il modo in cui le città vengono progettate.
Per decenni, spiega Bisignani, si è cercato di contrastare l’acqua, oggi invece si affermano modelli urbani più resilienti: superfici permeabili, parchi allagabili, edifici adattabili agli eventi estremi. Un approccio che non significa rassegnazione, ma adattamento consapevole.
Delocalizzazione e ricostruzione: una scelta da valutare
Tra le ipotesi avanzate da Legambiente Sicilia c’è anche la delocalizzazione di edifici esposti a rischi ripetuti. «Ricostruire sempre negli stessi luoghi – ricorda Castronovo – potrebbe non essere la soluzione migliore». Una posizione condivisa anche dal presidente della Regione Renato Schifani, che ha invitato ad aprire un confronto tecnico con università ed esperti del settore.
Cemento legale e abusivo: una responsabilità strutturale
Secondo l’associazione ambientalista, l’urbanizzazione delle coste va ripensata radicalmente. «Il cemento, anche quando è legale, riduce la capacità delle spiagge di assorbire l’energia delle onde – sottolinea Castronovo –. Ogni intervento sui litorali sabbiosi sottrae materiale naturale fondamentale per la protezione costiera».
Risarcimenti post-evento: chi deve restare escluso
Infine, Legambiente chiede criteri chiari nella fase di ricostruzione.
«I risarcimenti – conclude Castronovo – non dovrebbero riguardare immobili abusivi né quegli stabilimenti balneari che non hanno rispettato l’obbligo di rimozione delle strutture. Mantenere manufatti fissi sulle spiagge espone tutti a rischi evitabili».
Il ciclone rappresenterà davvero un punto di svolta per la gestione del territorio? La risposta, al momento, resta sospesa.
Di Giuseppe Bonaccorsi
Lascia una risposta