La produzione di rifiuti speciali in Sicilia continua ad aumentare. Secondo l'ultimo Rapporto Ispra, nell'Isola sono state prodotte oltre 10,1 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, con un incremento di circa 700 mila tonnellate rispetto all'anno precedente, quando il dato si attestava intorno ai 9,4 milioni.
Si tratta dei rifiuti generati dalle attività produttive, industriali, artigianali e dai cantieri, il cui ciclo di gestione è differente rispetto ai rifiuti urbani. La quasi totalità, il 96,7%, è costituita da rifiuti non pericolosi, mentre poco più di 334 mila tonnellate rientrano nella categoria dei rifiuti pericolosi.
Rifiuti speciali in Sicilia, l'Isola è seconda nel Mezzogiorno
Il rapporto evidenzia come la produzione di rifiuti speciali sia strettamente collegata al tessuto economico e produttivo dei territori. A livello nazionale, la Lombardia si conferma la regione con la maggiore produzione, superando i 36 milioni di tonnellate, seguita da Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Nel Mezzogiorno, invece, è la Campania a guidare la classifica con 11,7 milioni di tonnellate, mentre la Sicilia, con oltre 10,1 milioni, rappresenta circa il 22,9% della produzione complessiva del Sud Italia, davanti alla Puglia.
Recupero dei rifiuti e impianti: la Sicilia resta poco autosufficiente
Se da un lato cresce la quantità di rifiuti gestiti nell'Isola, dall'altro permane il problema dell'autosufficienza impiantistica. Come accade per i rifiuti urbani, anche nel settore dei rifiuti speciali la Sicilia è spesso costretta a ricorrere a impianti presenti fuori regione per alcune tipologie di trattamento. La gestione può avvenire attraverso il recupero di materia, il recupero energetico oppure lo smaltimento finale, ma tutto dipende dalla disponibilità di infrastrutture adeguate.
Secondo Ispra, il sistema italiano continua comunque a registrare progressi sul fronte dell'economia circolare, grazie all'aumento del recupero dei materiali e del riciclo, in particolare nel comparto delle costruzioni e demolizioni.
Costruzioni e demolizioni producono oltre due terzi dei rifiuti
L'analisi del rapporto mostra che la principale fonte di rifiuti speciali in Sicilia resta il comparto delle costruzioni e demolizioni, che genera oltre 6,9 milioni di tonnellate, pari a circa il 67% del totale. Seguono i rifiuti derivanti dal trattamento dei rifiuti e delle acque reflue, che rappresentano oltre 2,2 milioni di tonnellate, equivalenti al 23,9% della produzione complessiva. Proprio sul fronte della depurazione emerge un elemento significativo: nel 2024 i fanghi prodotti dagli impianti siciliani sono stati circa 56.900 tonnellate, un dato influenzato anche dalla presenza ancora insufficiente di impianti di depurazione in diverse aree dell'Isola.
In Sicilia operano circa 500 impianti
Sul fronte impiantistico, la Sicilia dispone attualmente di circa 500 strutture dedicate alla gestione dei rifiuti speciali.
Tra queste figurano:
- 311 impianti di recupero di materia, compresi quelli per la demolizione dei veicoli e il trattamento dei RAEE;
- 12 impianti di compostaggio e digestione anaerobica;
- 7 impianti di recupero energetico;
- 39 impianti per trattamenti chimico-fisici;
- 17 discariche;
- 3 impianti di incenerimento;
- 72 impianti di stoccaggio.
Il recupero di materia rappresenta la modalità prevalente di gestione e interessa oltre 7,3 milioni di tonnellate, pari al 72,7% del totale trattato. Molto più contenuto, invece, il recupero energetico, che riguarda appena 50 mila tonnellate, ovvero lo 0,5%.
Amianto e pneumatici: le criticità ancora aperte
Tra i principali punti deboli del sistema siciliano resta la gestione dei rifiuti contenenti amianto. Nell'Isola, infatti, non esistono impianti autorizzati al loro trattamento, costringendo a trasferire il materiale in altre regioni. Nel 2024 sono state prodotte circa 6.800 tonnellate di rifiuti contenenti amianto, un dato che, secondo gli esperti, potrebbe essere inferiore rispetto alla reale presenza del materiale sul territorio proprio a causa delle difficoltà nella gestione.
La Sicilia detiene invece un primato poco invidiabile per quanto riguarda gli pneumatici fuori uso: con 7.400 tonnellate esportate nel 2024, è la regione italiana che invia all'esterno il maggior quantitativo di questa tipologia di rifiuti, confermando una dipendenza ancora marcata dagli impianti presenti fuori dai confini regionali.
Lascia una risposta