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Insostenibili e pericolanti, scuole siciliane da incubo

Insostenibili e pericolanti, scuole siciliane da incubo

Insostenibili e pericolanti, scuole siciliane da incubo

Ogni giorno circa 702 mila giovani e giovanissimi siciliani, secondo i dati regionali, passano gran parte delle loro giornate in scuole pubbliche. Ma gli spazi e le strutture messe a disposizione degli alunni sono sicuri? A questa domanda risponde il report, effettuato su scala nazionale, di Legambiente “Ecosistema scuola 2021”. Il Quotidiano di Sicilia è riuscito ad ottenere in esclusiva i dati siciliani di questo rapporto.

Meno di una scuola siciliana su 3 conforme alle norme antisismiche

Alunni, professori e personale Ata passano oltre cinque ore al giorno in strutture non sicure. Soprattutto se si trovano in zona sismica. Infatti, oltre l’87% delle scuole siciliane si trova in un’area con sismicità medio-alta. Il che rende necessario che gli edifici siano progettati, o comunque adeguati, alla normativa tecnica di costruzione antisismica.Eppure, solo il 30,7% delle strutture scolastiche risponde a questa caratteristica. Tutto ciò di fronte all’immobilismo delle Amministrazioni locali: nel 95,7% delle strutture scolastiche siciliane non è stata ancora effettuata la verifica di vulnerabilità sismica. La mancanza di verifiche e documentazioni relative alla stabilità strutturale delle scuole dell’Isola non si ferma nelle zone sismiche. Oltre una scuola su due (il 51%) non è in possesso del collaudo statico o del certificato di agibilità (il 53%), quasi sette scuole su dieci (il 66,5%) non sono in possesso del certificato di prevenzione per gli incendi.

L’assenza di un’adeguata documentazione, tuttavia, è solo la punta dell’iceberg di una condizione di decadenza che accomuna la maggior parte delle strutture scolastiche: il 53,9% degli edifici necessita di interventi di manutenzione urgente nonostante negli ultimi cinque anni il 58,6% sia stato interessato da questa tipologia di lavori. A sottolineare il menefreghismo delle istituzioni nei confronti dell’edilizia scolastica è il fatto che dal 2015 al 2020 le strutture interessate da indagini diagnostiche dei solai sono solo il 20,5% del totale. Ancora meno sono quelle in cui sono stati eseguiti interventi di messa in sicurezza dei solai (0,5%).

Non solo deficit infrastrutturale: i servizi sono pressoché inesistenti

Oltre a sottolineare un inadeguato stato edilizio delle scuole dell’Isola, il rapporto di Legambiente porta alla luce anche i deficit dei servizi che l’istruzione siciliana offre agli alunni e alle loro famiglie. A partire dagli impianti sportivi, che sono pochi e da riqualificare. Basti pensare che solamente il 36,4% delle strutture scolastiche possiede palestre, campi esterni o piscine che nel 22,3% dei casi necessitano di urgenti interventi di riqualificazione. Nonostante questa situazione, le Amministrazioni siciliane procedono a rilento: nel 2019 nel 7,4% degli impianti sportivi sono stati effettuati interventi volti a favorire la loro riqualificazione.

Un altro servizio non garantito, o comunque garantito in minima parte, agli alunni siciliani è quello del tempo pieno, che è una realtà solamente nell’8,4% delle scuole. Anche in questo caso, i Comuni al posto di cercare di incentivare un servizio mancante, non mettono in atto alcun tipo di iniziativa: nessun Ente locale, nel 2020, ha finanziato servizi pre o post scuola. Insomma, l’Isola continua a non essere a misura delle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano a tempo pieno. Altro tasto dolente per l’istruzione siciliana è quello della mobilità.

Lo scuolabus, infatti, è un servizio sconosciuto per la quasi totalità degli studenti: è attivo solo nel 2,5% delle scuole. Altre scuole (l’1,8%) usufruiscono del servizio di linea scolastica, ma non incidono molto sui collegamenti tra i vari quartieri delle città e le strutture. Così, oltre ad avere un servizio mancante si ha anche un danno ambientale a causa dell’enorme numero di automobili private che ogni giorno convogliano verso le scuole.

Scarsa trasparenza

Secondo l’ufficio scolastico regionale, le scuole pubbliche dell’Isola sono 819. Tuttavia, il rapporto dell’associazione del cigno, che si basa sui dati inviati dalle pubbliche amministrazioni, ne ha raggiunte solamente 464: il 56,7%.

Come spesso accade quando si cerca di mappare le condizioni dell’edilizia, le istituzioni siciliane si barricano sovente dietro la mancanza di trasparenza per nascondere inefficienze e inottemperanze. In ogni caso, i dati di Legambiente a nostra disposizione fotografano una condizione allarmante per la sicurezza di alunni e professori siciliani: edifici non adeguati alla normativa antisismica, senza agibilità o collaudo statico. Ed è difficile pensare che la situazione cambi comprendendo anche le scuole di cui non sono disponibili i dati.

Energia sprecata

Nelle scuole si insegna a giovani e giovanissimi il rispetto per l’ambiente. Tuttavia, le strutture scolastiche siciliane hanno un grosso impatto ambientale. Oltre a non fornire servizi di trasporto, infatti, le scuole sono energeticamente molto inquinanti. Basti pensare che solo il 12,1% degli edifici ha una certificazione energetica e, di questi, il 96,4% appartiene ad una classe energetica inferiore alla D. Le rinnovabili vengono usate per alimentare appena il 19,6% degli edifici.

Dal rapporto dell’associazione del cigno, emerge, invece, un cambio di passo nella “lotta” all’amianto nelle scuole. Secondo il rapporto, infatti, il 66,7% dei Comuni ha bonificato l’amianto in tutte le scuole presenti nei loro territori. Rimangono ancora tuttavia alcuni edifici (l’1,4%) dove è ancora presente.

Fondi lasciati a marcire

L’immobilismo delle amministrazioni siciliane nei confronti dell’edilizia scolastica non è causato da una mancanza di risorse, bensì da una scarsa capacità di spesa dei fondi dedicati alle strutture che ospitano alunni e professori.

In media, per ogni singolo edificio siciliano sono stati stanziati nel 2020 ben 29.786 euro. In totale si tratta di oltre 13,8 milioni di euro. A fronte di questi stanziamenti, per ogni edificio sono stati spesi in media 10.209 euro. Meno della metà di quelli stanziati. Tutto ciò in un anno in cui la pandemia ha causato non poche problematiche dal punto di vista didattico e che, tuttavia, data la prolungata assenza di persone all’interno delle scuole, poteva essere sfruttato per risolvere tutti i problemi strutturali che da anni caratterizzano gli edifici dell’istruzione siciliana.

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