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Le azioni della Confederazione italiana agricoltori contro la crisi idrica in Sicilia

Le azioni della Confederazione italiana agricoltori contro la crisi idrica in Sicilia

Le azioni della Confederazione italiana agricoltori contro la crisi idrica in Sicilia

“È una situazione di estrema difficoltà per tutte le filiere agricole, con il territorio ampiamente compromesso. Visto il carattere di eccezionalità di questa siccità, che ormai si protrae da oltre nove mesi, lo stato di emergenza può essere un dato utile, ma devono essere messe a disposizione adeguate risorse economiche, senza le quali le norme non possono stare. I danni sono elevatissimi e non sono quantificabili e si preannunciano una primavera e un’estate come quelle dello scorso anno. Adesso la frutticoltura sarà interessata dal fenomeno della siccità”. Con queste parole il presidente regionale della Confederazione Italiana Agricoltori, Graziano Scardino, commenta la recente sollecitazione del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, per la proclamazione dello stato di emergenza nazionale per la crisi idrica.

Nella nota inviata a mezzo stampa Scardino sottolinea come da parte sua e dell'associazione rappresentata non siano mancate le azioni per mitigare la crisi: adesso, però, tocca allo Stato mettere in atto degli interventi per operare su reti e sistemi di approvvigionamento idrico e sensibilizzare i cittadini a un uso più razionale della risorsa.

Crisi idrica, emergenza nazionale e attenzione all'agricoltura

La Confederazione Italiana Agricoltori non manca di sottolineare come siano necessari anche degli sgravi fiscali e contributivi per le imprese agricole, che soffrono la crisi idrica più di qualsiasi altro settore economico in Sicilia.

I conti vanno fatti nell’immediato per poi procedere a un risarcimento per gli operatori, in quanto “servono una seria ricognizione dei danni – prosegue Scardino -, la loro quantificazione e un immediato ristoro per le aziende agricole e quelle zootecniche, che assieme a quelle cerealicole sono in maggiore difficoltà dal mese di ottobre. I danni devono essere subito compensati. Le attuali norme non garantiscono risorse adeguate per i ristori dei danni provocati dalla crisi idrica. Bisogna fare leva sullo Stato e ci vuole un serio piano finanziario per ristorare i danni. Ma al contempo, anche la Protezione Civile deve fronteggiare la mancanza di acqua nelle imprese zootecniche, oltre a far fronte agli incendi già iniziati”.

Un piano per porre fine all'emergenza

“Nel mese di febbraio sono stati stanziati soltanto 5 milioni di euro. I pascoli sono a secco da settembre e con l’estate non ci sarà mangiare a sufficienza. Anche un piano di rottamazione dei bovini potrebbe salvare la parte migliore delle nostre mandrie. Vanno bene i proclami, ma gli agricoltori si apprestano ad avere un colpo di grazia nel 2024, perché il grano quest’anno non si produrrà più. Ci vuole un tavolo di concertazione perché le risorse devono essere stanziate partendo dall’emergenza”, continua Scardino.

Anche il razionamento dell’acqua per uso civile ha fatto la sua parte contro la crisi idrica. In questo senso gli sprechi devono essere contenuti e in seguito si deve pensare all’utilizzo delle acque reflue.

“Dobbiamo aggredire questa emergenza e costruire un futuro per non farla ripetere più. La Sicilia è nella zona rossa per la siccità e di fronte alla crisi climatica [8] una politica seria deve derogare sul riempimento delle dighe quando comincerà a piovere. La smettiamo di sversare acque al mare quando in inverno le risorse idriche sono più disponibili e conserviamo l’acqua per quando serve. Poi procediamo con i dissalatori e con le acque reflue. Siamo un’isola e dobbiamo riflettere. In Sicilia abbiamo tanta ortofrutta, i periodi di siccità saranno sempre più prolungati e dobbiamo avere le risorse idriche a disposizione. Abbiamo anche alti costi di produzione e quando produciamo abbiamo competitor con valori in tal senso più bassi”, commenta Scardino.

“La pioggia prevista è andata a finire al Nord e la siccità in Italia la soffriamo solo noi. Tutto questo diventa ancora più grave perché dobbiamo sensibilizzare il Governo regionale e quello europeo affinché si intervenga con strumenti celeri. I dissalatori vanno fatti e dobbiamo avere strumenti che servano ai cittadini e ci sono tante attività produttive che gravitano attorno all’uso dell’acqua. Quest’ultima deve essere di qualità, perché nella zona orientale dell’Isola i pozzi artesiani sono molto salini e per questo non sono molto utili. Dobbiamo accumulare quanta più acqua possibile e collaudare le dighe per riempirle quando c’è l’acqua per almeno due anni di disponibilità idrica. Ci sono alcune aziende che rischiano di chiudere anche perché i fondi della Politica Agricola Comunitaria sono diminuiti. I fondi devono essere erogati nel giro di pochi mesi”.

"Servono i dissalatori"

Il presidente regionale di Confagricoltura, Rosario Marchese Ragona, condivide alcune istanze con Scardino e insiste sul problema dei dissalatori.

“Ci auguriamo che alle parole seguano i fatti – spiega Marchese Ragona -. Non basta la richiesta e attendiamo i giusti provvedimenti per gli agricoltori, perché l'agricoltura è in ginocchio, gli invasi sono vuoti, le falde acquifere stanno per prosciugarsi e i livelli di salinità sono molto alti. Ci auguriamo che venga accolto dal Governo nazionale lo stato d'emergenza affinché gli agricoltori abbiano gli sgravi fiscali e contributivi. I contributi inoltre sui Consorzi di Bonifica rappresentano un annoso problema”.

“Bisogna fare in fretta i dissalatori e procedere con il collaudo delle dighe incompiute, come la Gibbesi e la Trinità. In un momento come questo non poter utilizzare l’acqua che si ha è veramente ridicolo. Ci auguriamo che questo Governo possa risolvere carenze strutturali che vanno avanti da anni. I dissalatori vanno attivati come fanno in Israele perché siamo attorniati dal mare in quanto isola”.

Emergenza crisi idrica: "Bisogna attrezzarsi"

I cambiamenti climatici devono essere affrontati con la prevenzione intervenendo sotto l’aspetto infrastrutturale.

“I cambiamenti climatici – conclude Marchese Ragona – sono all’ordine del giorno e ci si deve attrezzare con invasi, dighe e condutture, che oggi sono colabrodo. Quando c’è la possibilità che piova dobbiamo essere pronti a invasare quanta più acqua possibile per uno o due anni. Dobbiamo incentivare i laghetti privati e quelli collinari per i quali ci potrebbe volere anche un secondo bando. Così risolveremo buona parte del nostro problema e affronteremo i cambiamenti climatici. Oggi il primo impatto è sulla zootecnia con pochi foraggi e dobbiamo fare un ragionamento con la Pac, per la quale servono delle deroghe comunitarie”.

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