Fondi europei in Sicilia, spesa in ritardo: l’Isola ultima in Italia e rischia di perdere 3,5 miliardi

Fondi europei in Sicilia, spesa in ritardo: l’Isola ultima in Italia e rischia di perdere 3,5 miliardi

Fondi europei in Sicilia, spesa in ritardo: l’Isola ultima in Italia e rischia di perdere 3,5 miliardi

La Sicilia registra un'accelerazione nella spesa dei fondi europei, ma non abbastanza da evitare l'ultimo posto nella classifica nazionale. Secondo il bollettino del Ministero dell’Economia sui programmi regionali Fesr e Fse+ 2021-2027, aggiornato al 28 febbraio 2026, l’Isola è stata superata dal Molise, diventando la regione italiana con la percentuale più bassa di utilizzo delle risorse comunitarie.

Se ad agosto 2025 la Sicilia aveva raggiunto una spesa pari all’1,7% della dotazione complessiva, a febbraio 2026 il dato è salito al 7,4%. Nello stesso periodo, però, il Molise è passato dallo 0,5% al 10,4%, effettuando il sorpasso e lasciando la Sicilia in fondo alla graduatoria.

Il sorpasso del Molise evidenzia il ritardo siciliano

Il confronto assume particolare rilevanza considerando le dimensioni dei programmi. Il Molise dispone di una dotazione di circa 383 milioni di euro, contro i quasi 7 miliardi di euro assegnati alla Sicilia. Nel semestre preso in esame, il Molise ha speso circa 38 milioni di euro, mentre la Sicilia ha utilizzato quasi 390 milioni di euro. Tuttavia, la classifica viene elaborata sulla base delle percentuali di avanzamento rispetto alle risorse assegnate, un indicatore che continua a penalizzare l’Isola.

La situazione appare ancora più significativa se si considera che la Sicilia è una delle principali beneficiarie delle politiche di coesione europee, pensate proprio per ridurre i divari economici e infrastrutturali delle regioni meno sviluppate.

Sicilia sotto la media del Mezzogiorno

Secondo i dati del Mef, la spesa dei fondi europei in Sicilia si ferma al 7,4%, ben al di sotto della media del Mezzogiorno, pari al 10,9%. Tra le regioni del Sud classificate dall’Unione Europea come meno sviluppate, la Sicilia è quella che registra il ritardo più marcato. Campania, Calabria e Molise si collocano infatti molto più vicine alla media meridionale, mentre Sardegna, Puglia e Basilicata la superano. Dal punto di vista economico, fino a febbraio 2026 la Sicilia ha certificato spese per circa 513 milioni di euro sui 7 miliardi disponibili. Campania e Puglia, invece, hanno già superato rispettivamente i 753 milioni e i 787 milioni di euro.

Il rischio di perdere 3,5 miliardi di euro

Il nodo principale riguarda il rispetto delle scadenze fissate dall’Unione Europea. In base alle regole comunitarie del disimpegno automatico, la Regione Siciliana dovrà certificare le spese entro il 31 dicembre 2030. Se l’attuale ritmo di avanzamento dovesse restare invariato, la Sicilia arriverebbe a quella data con una spesa complessiva di circa 3,5 miliardi di euro, pari a poco più della metà delle risorse disponibili. Questo scenario comporterebbe la perdita definitiva di altri 3,5 miliardi di euro, risorse che tornerebbero nelle disponibilità dell’Unione Europea.

Fondo sviluppo e coesione, avanzamento ancora limitato

Non arrivano segnali particolarmente incoraggianti neanche dal Fondo sviluppo e coesione (Fsc) 2021-2027, che assegna alla Sicilia oltre 5 miliardi di euro grazie all’accordo firmato nel maggio 2024 tra il presidente della Regione Renato Schifani e il Governo nazionale. Al 28 febbraio 2026 la spesa certificata ammontava a circa 264,6 milioni di euro, pari appena al 5% delle risorse disponibili. Il dato resta distante dagli obiettivi fissati nel piano finanziario allegato all’Accordo per la coesione, che prevedeva un livello di avanzamento vicino al 10% già all’inizio del 2026.

Termovalorizzatori e grandi opere per accelerare gli investimenti

La Regione punta ora su una serie di interventi strategici per incrementare la spesa e recuperare il ritardo accumulato.

Tra i progetti più rilevanti figurano:

  • il restyling dello stadio Renzo Barbera di Palermo, finanziato con 60 milioni di euro;
  • 57 interventi di restauro e riqualificazione del patrimonio culturale siciliano, per oltre 180 milioni di euro;
  • la realizzazione dei termovalorizzatori di Palermo e Catania, considerati il fulcro del nuovo Piano regionale dei rifiuti.

Per questi ultimi è previsto un investimento complessivo di circa 1 miliardo di euro, con l’obiettivo di renderli operativi entro il 2028.

La sfida della Regione Siciliana

L’accelerazione registrata negli ultimi mesi rappresenta un segnale positivo, ma non ancora sufficiente. La spesa dei fondi europei in Sicilia continua a rimanere sotto la media nazionale e meridionale, mentre il rischio di perdere miliardi di euro resta concreto.

Nei prossimi anni sarà fondamentale aumentare la capacità di progettazione, affidamento e realizzazione degli interventi finanziati dall’Unione Europea per evitare che una parte significativa delle risorse destinate allo sviluppo dell’Isola vada definitivamente perduta.

risuser

Articoli simili

Lascia una risposta

Chiusi
Chiusi

Inserisci il tuo username o il tuo indirizzo email. Riceverai via email un link per creare una nuova password.

Chiusi

Chiusi
Preferenze Privacy
Preferenze Privacy