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Donne e lavoro, in Sicilia nel 2021 in aumento, ma sono solo il 37,2% dei lavoratori

Donne e lavoro, in Sicilia nel 2021 in aumento, ma sono solo il 37,2% dei lavoratori

Donne e lavoro, in Sicilia nel 2021 in aumento, ma sono solo il 37,2% dei lavoratori

PALERMO - Le donne siciliane si stanno prendendo un po’ del posto che gli spetta nel mondo del lavoro. È una strada ancora lunga, ma l’ultimo anno potrebbe essere l’inizio di un percorso di sempre maggiore crescita. In Sicilia le donne che nel 2021 hanno lavorato, secondo i dati Istat e i dati provinciali di offerta lavoro, sono il 37,2% del totale dei lavoratori. In termini assoluti, si parla di 596 mila donne, un numero importante e positivo, se si pensa che nel 2020 tale numero si fermava a 468 mila.

L’emergenza sanitaria e la pandemia hanno inciso

Se si guarda ancora più indietro, poi, si vede che l’emergenza sanitaria e la pandemia hanno inciso ma non in termini drammatici: nel 2019 le donne lavoratrici erano 490 mila, con una perdita di circa il 4,5%. Se si guarda ai dati provinciali, la provincia di maggiore occupazione femminile è Ragusa, con una percentuale sulla occupazione totale del 49,5, seguita da Messina al 42,3%, e Siracusa al 39,8%.

La provincia che registra i dati peggiori invece è Caltanissetta, con il 27,6% della occupazione femminile sul totale. Nell’anno della pandemia, si sono registrati dati positivi in crescita in provincia di Messina (da 60 a 63 mila lavoratrici dal 2019 al 2020) e Ragusa (da 38 a 40 mila lavoratrici dal 2019 al 2020). Una crescita netta è stata registrata nel 2021: in provincia di Trapani le donne che lavorano sono aumentate del 22%, del 30% a Palermo, del 34% a Messina, del 25% ad Agrigento. Ancora, del 32% a Caltanissetta, del 38% a Enna, del 14% a Catania, del 27% a Ragusa, del 44% a Siracusa.

Purtroppo ancora non basta, se si guarda al dato della disoccupazione maschile e femminile salta all’occhio come, ancora, bisogna lavorare molto perché si raggiunga la parità: se in provincia di Trapani si evidenzia una quasi parità tra disoccupazione maschile (16%) e femminile (15,4%), nel resto della regione sono sempre le donne quelle a rimanere a casa: a Palermo il 20%, contro il 19% degli uomini; a Messina il 26,9%, contro il 23,9% degli uomini; ad Agrigento il 26,7%, contro il 19,3% degli uomini. Esemplare il caso di Siracusa, in cui le donne che non lavorano superano il 31,2%, mentre la disoccupazione maschile si ferma al 15,7%. A livello nazionale l’andamento tra pre e post pandemia è stato simile: nel 2021 i divari di genere si stanno riducendo e tornano ai livelli pre-pandemia, a seguito di un aumento più marcato tra le donne di occupazione e disoccupazione e una diminuzione più forte dell’inattività.

Nel 2021 aumentano le donne occupate

Nel 2021, infatti, si è registrato un aumento delle occupate (+1,2% rispetto a +0,4% tra gli uomini) e di un punto percentuale in più nel tasso di occupazione femminile (+0,5% tra gli uomini); l’aumento delle disoccupate è stato però del 4,0% contro l’1,9% degli uomini, con una crescita di 0,3 punti nel tasso di disoccupazione, fermo allo 0,1% per la componente maschile. Sul fronte dell’inattività tra 15 e 64 anni, le donne mostrano una diminuzione più consistente sia nei valori assoluti (-3,5% contro -3,1% tra gli uomini) sia nel corrispettivo tasso (-1,2% in confronto a -0,7%).

Spesso le donne "scelgono" di non lavorare

Le motivazioni rimangono sempre le stesse: l’assenza dei servizi essenziali per la famiglia, per cui la donna spesso si ritrova a dover rinunciare per la mancanza di sostegno, come l’assenza di asili nido o di strutture a cui lasciare i bambini in orario lavorativo, che, unito al cosiddetto gender pay gap, porta spesso le donne a scegliere di non lavorare, mentre l’uomo continua a svolgere la sua attività all’esterno della famiglia.

Nel 2019 retribuzione uomini 16.297 euro, donne 11.260

Secondo i dati Inps, nel 2019 la media delle retribuzioni per gli uomini è pari a 16.297 euro, mentre per le donne il valore è pari a 11.260 euro, con un divario retributivo di quasi il 31% per l’Italia, che nel Mezzogiorno raggiunge il 33%.

Michele Giuliano

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