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Smart working, il 55% dei dipendenti degli Enti di ricerca pubblici vorrebbe prolungarlo

Smart working, il 55% dei dipendenti degli Enti di ricerca pubblici vorrebbe prolungarlo

Smart working, il 55% dei dipendenti degli Enti di ricerca pubblici vorrebbe prolungarlo

ROMA - È stato recentemente presentato il rapporto “Indagine sullo Smart Working e questioni di genere negli enti di ricerca italiani durante l’emergenza Covid19”, dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps). Lo studio fornisce una prima analisi dei carichi di lavoro, dei tempi dedicati a lavoro e famiglia e delle modalità per affrontare il cosiddetto lavoro agile da parte dei dipendenti degli enti di ricerca pubblici.

L’analisi è stata svolta su un campione di 2.721 persone tramite la rilevazione di un questionario online, con metodo Cawi, un sistema di somministrazione online dei questionari, avvenuta tra aprile e giugno 2020. Obiettivo dell’indagine è verificare le capacità di innovazione nel garantire la continuità del lavoro e di conciliazione vita privata-lavoro durante il periodo di smart working.

I risultati evidenziano un atteggiamento positivo dei dipendenti nei confronti del lavoro agile. “Il 45,5% degli uomini e il 41% delle donne ha ritenuto di aver svolto il proprio lavoro secondo le stesse modalità e standard, mentre il 37% degli uomini e il 40% delle donne ha ritenuto di aver lavorato di più”, afferma Sveva Avveduto del Cnr-Irpps e coordinatrice dello studio.

I principali fattori positivi dello smart working indicati dagli intervistati sono il risparmio di tempo negli spostamenti verso il posto di lavoro (per il 67% delle donne e il 66% degli uomini) e la flessibilità nella gestione dell’orario di lavoro (secondo il 49% delle donne e dal 51% degli uomini).

Tra gli aspetti negativi c’è al primo posto la perdita di socialità con i colleghi (secondo il 67% dei rispondenti uomini e il 66% delle rispondenti donne). Relativamente alla divisione del carico di lavoro domestico risulta che alle donne vengono delegati lo svolgimento delle pulizie (73%) e la cura dei figli (52%), mentre gli uomini si fanno carico di disbrigo di burocrazia (59%) e piccole riparazioni (56%).

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