Crisi finanziaria Comuni siciliani: 18 dissesti nel 2024

Crisi finanziaria Comuni siciliani: 18 dissesti nel 2024

Crisi finanziaria Comuni siciliani: 18 dissesti nel 2024

Circa sessanta nuovi casi l'anno dal 2012 e una concentrazione geografica che non lascia spazio a interpretazioni. La crisi finanziaria dei Comuni italiani è un fenomeno strutturale nel Mezzogiorno, con Sicilia, Calabria e Campania che da sole rappresentano il 63,6% di tutte le procedure attivate al 31 dicembre 2024. È la fotografia scattata dalla Corte dei conti nel referto monotematico approvato con Delibera n. 3/SEZAUT/2026/FRG, che ricostruisce dissesti e procedure di riequilibrio avviate nel 2024 e nel primo semestre 2025.

Dissesti comunali 2024: 34 procedure, il dato più alto dal 2020

Nel corso del 2024 sono state attivate complessivamente 65 procedure di crisi finanziaria, in calo rispetto alle 75 del 2023, ma con una composizione che preoccupa: 34 dichiarazioni di dissesto — il dato più elevato dal 2020 — e 31 procedure di riequilibrio finanziario pluriennale.

I magistrati contabili segnalano "un'importante accelerazione dei casi di ricorso al dissesto", riconducibile all'aggravarsi della condizione finanziaria dei Comuni siciliani, con oltre trenta dichiarazioni nell'ultimo biennio. In calo, invece, i riequilibri: 27 casi nel 2024, contro una media di oltre 45 nel triennio precedente.

Crisi finanziaria Comuni Sicilia: 253 procedure, 159 enti coinvolti

La Sicilia è il territorio più colpito. Al 31 dicembre 2024 risultano attivate 253 procedure di crisi finanziaria — 131 dichiarazioni di dissesto e 122 richieste di riequilibrio — che hanno interessato 159 Comuni, corrispondenti al 62,7% della popolazione e al 40,7% delle amministrazioni comunali dell'Isola.

Nel solo primo semestre 2025 sono arrivate altre sei nuove procedure: tre riequilibri (Acate, Giarratana e Montelepre) e tre dissesti (Modica, Monterosso Almo e Santa Margherita Belice), i primi due dei quali provenienti dal fallimento di procedure di riequilibrio già in corso.

Tra i casi recidivi più critici spiccano cinque Comuni oggetto di quattro o cinque procedure: Ispica (4), Palagonia (5), Santa Venerina (4), Scordia (4) e Taormina (4). Altri undici Comuni hanno attivato tre procedure, mentre 57 ne hanno all'attivo due.

Napoli e Palermo a rischio avvitamento: la crisi nei grandi Comuni

A preoccupare la Corte dei conti non sono solo i numeri, ma la tendenza delle crisi a diventare permanenti nei grandi centri. I magistrati contabili scrivono che nei Comuni che si avvicinano o superano i 50.000 abitanti "le energie da dedicare alla trasformazione veloce di processi connotati da elevata multifattorialità sono travolte dalla gestione corrente", producendo "fenomeni di avvitamento" tra crisi di cassa, passività potenziali, pagamenti in sofferenza e disservizi. Un meccanismo che riguarda in modo specifico città come Napoli e Palermo.

La Corte dei conti propone l'IA e una riforma del Tuel

I magistrati contabili non si sono limitati alla diagnosi. Il quadro normativo attuale — definito "inefficace, statico e penalizzante" — va riformato profondamente, integrando un modello predittivo capace di intercettare le crisi prima che esplodano, attraverso machine learning e intelligenza artificiale.

Sul fronte delle soluzioni a breve termine, la Corte valorizza i Patti con il Governo, già utilizzati da grandi e medi Comuni in crisi, caratterizzati da flessibilità, affiancamento e monitoraggio. Il modello potrebbe essere esteso e messo a regime. Sul piano normativo, la riforma invocata riguarda il Titolo VIII del Tuel, rispetto alla quale — annotano i giudici contabili — sembrano essersi formati negli ultimi anni orientamenti convergenti.

Anci Sicilia: 200 milioni di minori trasferimenti statali ogni anno

"Gli attuali strumenti finanziari e normativi non sono più idonei per affrontare in maniera efficace le crisi dei Comuni": è il giudizio netto del presidente di Anci Sicilia Paolo Amenta, che commenta i dati della Corte dei conti ricordando come la situazione siciliana presenti caratteristiche specifiche rispetto al resto del Mezzogiorno.

Tra queste, il persistente squilibrio nei trasferimenti statali: i Comuni siciliani ricevono ogni anno circa 200 milioni di euro in meno rispetto a quanto dovrebbero garantire i meccanismi costituzionali di perequazione. Una carenza strutturale che aggrava i bilanci locali e rende ancora più urgente un intervento di sistema che ristabilisca condizioni di equità e sostenibilità finanziaria per gli enti locali dell'Isola.

 

Di Fabrizio Giuffrida

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