La legge elettorale registra il primo vero incidente di percorso per la maggioranza. L'emendamento che avrebbe introdotto le preferenze è stato bocciato alla Camera, segnando una battuta d'arresto per il governo e, in particolare, per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva sostenuto con convinzione la modifica.
Non sono bastati il lavoro di mediazione con gli alleati né gli appelli alla compattezza della coalizione. Il voto segreto ha fatto emergere divisioni interne, con almeno un voto mancante che ha determinato la bocciatura della proposta.
Stop alle preferenze nella legge elettorale
Nelle ore precedenti al voto il clima sembrava favorevole all'approvazione dell'emendamento. Dopo un intenso confronto tra i partiti di centrodestra, Lega e Forza Italia avevano annunciato il proprio sostegno alla proposta, pur senza averla sottoscritta.
L'emendamento prevedeva un sistema con capolista bloccato e la possibilità per gli elettori di esprimere fino a tre preferenze rispettando l'alternanza di genere. Una soluzione sostenuta da Meloni anche per superare le criticità legate alle liste bloccate. Il voto segreto, però, ha ribaltato le aspettative e la proposta è stata respinta, alimentando il sospetto della presenza di franchi tiratori all'interno della stessa maggioranza.
Meloni: "Ha vinto la palude"
Dopo l'esito della votazione, la presidente del Consiglio ha puntato il dito contro le opposizioni, accusandole di aver chiesto il voto segreto per evitare un'assunzione pubblica di responsabilità. Sui social Meloni ha poi commentato l'esito parlando di una vittoria della "palude", rivendicando il tentativo di superare il sistema delle liste bloccate. La premier ha però riconosciuto anche le difficoltà interne alla coalizione. "Nella maggioranza sono mancati diversi voti e su questo serve una riflessione", ha dichiarato, lasciando intendere che sarà necessario verificare quanto accaduto durante la votazione.
Franchi tiratori e tensioni nella maggioranza
La ricerca dei responsabili della bocciatura è già iniziata. Tra le ipotesi circolate nelle ore successive al voto ci sono quelle che chiamano in causa alcuni parlamentari della maggioranza, con sospetti rivolti a diverse componenti della coalizione.
C'è chi ritiene che alcuni deputati abbiano votato contro per timore che il sistema delle preferenze potesse compromettere la propria ricandidatura. Altri indicano possibili malumori all'interno di Forza Italia, mentre non manca chi richiama la tradizionale contrarietà della Lega all'introduzione delle preferenze. Nel mirino sono finiti anche i cosiddetti vannacciani, che però hanno dichiarato pubblicamente di aver sostenuto l'emendamento.
La riforma della legge elettorale va avanti
Nonostante la bocciatura delle preferenze, la maggioranza conferma la volontà di proseguire l'esame della legge elettorale, mantenendo l'impianto del sistema proporzionale con premio di maggioranza, già approvato in Commissione. Restano però altri passaggi delicati, anche perché l'iter parlamentare prevede ulteriori votazioni segrete che potrebbero riservare nuove sorprese.
L'ipotesi di modifiche al Senato
Sul futuro della riforma è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha ricordato come il bicameralismo consenta di intervenire sul testo durante l'esame a Palazzo Madama.
Secondo La Russa, il Senato potrebbe apportare modifiche mirate alla riforma, con un voto che, in base al regolamento, sarebbe palese e non segreto. Un passaggio che potrebbe consentire alla maggioranza di affrontare nuovamente il tema delle preferenze, evitando il rischio di nuovi franchi tiratori.
(askanews)
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