Sicilia, crescita ferma e responsabilità politiche: i numeri di vent’anni di immobilismo

Sicilia, crescita ferma e responsabilità politiche: i numeri di vent’anni di immobilismo

Sicilia, crescita ferma e responsabilità politiche: i numeri di vent’anni di immobilismo

Individuare con chiarezza le responsabilità politiche in Sicilia non è mai stato semplice. Nemmeno oggi, mentre l’Isola è alle prese con frane, maltempo ed emergenze ambientali, il dibattito riesce a uscire dalla logica della ricerca del colpevole di turno. Chi ha governato si difende, chi è all’opposizione accusa. Ma le inefficienze della Pubblica amministrazione hanno radici profonde e non nascono certo con le crisi più recenti.

Crescita economica e disaffezione al voto in Sicilia

La crescita economica, indispensabile per affrontare le fragilità strutturali dell’Isola, procede a rilento da decenni. Un rallentamento che va di pari passo con un altro fenomeno: la disaffezione degli elettori.

Nonostante l’introduzione dell’elezione diretta del presidente della Regione con la legge costituzionale del 1999, l’affluenza alle urne è progressivamente diminuita. In circa vent’anni, da Cuffaro a Schifani, si sono persi circa 15 punti percentuali. La conseguenza è un sistema in cui decide una minoranza, che ha finora espresso governi incapaci di imprimere una vera svolta.

Pil siciliano e inefficienza della Pubblica amministrazione

Uno dei principali indicatori dell’efficienza amministrativa è l’andamento del Prodotto interno lordo. Eppure, in Sicilia, i dati mostrano una stagnazione ormai strutturale. Secondo un’analisi Istat che considera il Pil a valori concatenati (al netto dell’inflazione), dal 2001 a oggi nessuna amministrazione regionale è riuscita a sbloccare davvero l’economia dell’Isola.

Pil a valori concatenati: Sicilia e confronto con le altre regioni

Utilizzando come anno di riferimento il 2020, emerge un quadro poco incoraggiante:

  • 2001: Pil siciliano a 102,7 miliardi di euro

  • 2008 (fine governo Cuffaro): 104,3 miliardi

  • 2012 (fine mandato Lombardo): crollo a 95,1 miliardi

  • 2017 (fine era Crocetta): 92,2 miliardi

  • 2022 (ultimo anno Musumeci): risalita a 97,7 miliardi

Nel complesso, rispetto al 2001, la Sicilia registra una perdita di circa 5 miliardi. Nello stesso periodo, il Veneto, regione demograficamente comparabile, è passato da 160,8 a 176 miliardi, con un incremento di oltre 15 miliardi di euro.

Pil pro capite, redditi e spopolamento

Il Pil pro capite riflette lo stesso andamento: dai 20.665 euro del 2001 ai 20.258 euro del 2022, un sostanziale pareggio spiegabile anche con il progressivo spopolamento. I redditi pro capite, invece, sono cresciuti (da 10.560 a 15.972 euro), ma il divario con il Nord Italia resta ampio e strutturale.

Consumo di suolo e rete idrica: criticità irrisolte

Altri indicatori confermano l’inerzia del sistema. Il consumo di suolo, già al 6,5% nel 2006, è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi vent’anni, nonostante l’impatto sui cambiamenti climatici. Stesso discorso per la rete idrica: le perdite d’acqua oscillano da anni attorno al 50%, segno di investimenti inefficaci e di una gestione che non riesce a trasformare le risorse disponibili in infrastrutture funzionanti.

Spesa pubblica, emergenze e fondi europei

Se si osserva il quadro nel lungo periodo, emerge una Sicilia rimasta al palo, nonostante annunci, slogan e dati positivi di breve periodo. Le recenti emergenze – dal ciclone Harry alla frana di Niscemi – hanno riportato al centro il tema della spesa pubblica inefficiente e dei fondi europei non utilizzati. Dopo mesi di narrazioni su un’Isola in corsa, oggi si torna a parlare di opere non realizzate, progetti incompiuti e risorse non spese.

Schifani e i fondi Fsc: il nodo dei tempi mancati

Anche il presidente della Regione Renato Schifani ha recentemente ridimensionato i toni. Dal Messinese, ha aperto all’ipotesi di finanziare la ricostruzione post-ciclone utilizzando fondi Fsc 2021-2027 destinati a progetti che non riusciranno a rispettare i tempi di attuazione.

Una dichiarazione che, di fatto, mette in discussione le rivendicazioni su puntualità ed efficienza della spesa pubblica, e riporta il dibattito là dove non si è mai davvero interrotto: sulle responsabilità politiche di un sistema che, da oltre vent’anni, fatica a cambiare passo.

Di Gioacchino D'Amico

risuser

Articoli simili

Lascia una risposta

Chiusi
Chiusi

Inserisci il tuo username o il tuo indirizzo email. Riceverai via email un link per creare una nuova password.

Chiusi

Chiusi
Preferenze Privacy
Preferenze Privacy