Nel 2025, nelle carceri italiane, si è registrato un suicidio ogni quattro giorni e mezzo. Gli 80 suicidi totali – l’ultimo proprio durante le festività di fine anno – evidenziano come la crisi del sistema penitenziario resti grave. Sovraffollamento, carenze di personale e mancanza di cure per patologie psichiche rendono il sistema lontano dal poter garantire sicurezza e dignità.
Secondo i dati del Ministero della Giustizia, aggiornati a fine novembre, i detenuti erano 63.868, circa 2.000 in più rispetto alla fine del 2024.
Capienza carceraria e dati ufficiali
La capienza teorica degli istituti penitenziari è di 51.275 posti, ma la realtà è diversa. L’associazione Antigone stima che a fine novembre i posti effettivamente disponibili fossero 46.124, settecento in meno rispetto all’inizio dell’anno. “Il bilancio di fine 2025 è il più cupo degli ultimi anni”, dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, sottolineando le tensioni crescenti e il silenzio delle istituzioni di fronte alla crisi.
Condizioni di vita e diritti negati nelle carceri italiane
Il 42,9% delle carceri visitate da Antigone non garantisce i tre metri quadrati di spazio vitale per detenuto, un peggioramento rispetto al 32,3% del 2024.
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Celle senza doccia: oltre il 56%
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Condizioni igieniche inadeguate e assenza di acqua calda: oltre il 45%
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Mancanza di spazi per lavoro, socialità e formazione: più della metà degli istituti
Questi dati evidenziano come il sovraffollamento carcerario impatti direttamente sulla qualità della detenzione.
Situazione carceri in Sicilia: numeri e criticità
In Sicilia, le 23 strutture penitenziarie potevano ospitare 6.439 detenuti, ma a fine novembre erano 7.083, inclusi 234 donne e 1.065 stranieri. Alcuni esempi di sovraffollamento:
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Palermo Lorusso Pagliarelli: 1.330 detenuti (capienza 1.166)
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Catania Piazza Lanza: 469 detenuti (capienza 279)
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Augusta: 608 detenuti (capienza 364)
Gli istituti penali per minorenni risentono anch’essi di criticità, aggravate dal decreto Caivano, con un aumento della popolazione minorile e trasferimenti prematuri nelle carceri per adulti.
Personale carcerario sotto organico e stress operativo
Il rapporto detenuti/personale è critico: in media 1,9 detenuti per agente e 70 detenuti per educatore, con punte insostenibili a Roma e Novara. La carenza di personale contribuisce all’alto numero di autolesionismo, tentati suicidi e isolamento disciplinare, evidenziando un grave problema di sicurezza e assistenza.
Disagio psichico e uso di psicofarmaci in carcere
L’8,9% dei detenuti presenta diagnosi psichiatriche gravi, il 20% assume stabilizzanti o antipsicotici, mentre il 44,4% fa uso di sedativi o ipnotici. Gli psicofarmaci rimangono uno degli strumenti principali di gestione del disagio psichico all’interno delle carceri, spesso senza percorsi terapeutici adeguati.
Funzione rieducativa del carcere e misure alternative
Il carcere dovrebbe garantire rieducazione e reinserimento sociale, ma la realtà è diversa:
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Solo il 30% dei detenuti lavora per l’amministrazione penitenziaria
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Solo il 3,7% ha impiego esterno
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Solo il 30,4% frequenta la scuola
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Solo il 10,4% segue percorsi professionali
Il 38% dei detenuti ha una pena residua inferiore ai tre anni e potrebbe accedere a misure alternative, più efficaci nella prevenzione della recidiva.
Piano del Governo per nuove carceri: critiche e obiettivi
Il Governo Meloni ha lanciato un piano per creare 10.000 nuovi posti entro il 2027, con un investimento di 750 milioni di euro e la nomina del commissario straordinario Marco Doglio. Tuttavia, secondo Antigone, nel 2025 si sono persi 700 posti effettivi, evidenziando discrepanze tra annunci e realtà. “Il carcere italiano è lo specchio di scelte politiche precise. Ignorare questi dati significa accettare che la pena perda la sua funzione costituzionalmente orientata”, conclude Antigone.
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