Salvatore Iacolino, dg del Policlinico di Messina, indagato per mafia: inchiesta scuote la Regione

Salvatore Iacolino, dg del Policlinico di Messina, indagato per mafia: inchiesta scuote la Regione

Salvatore Iacolino, dg del Policlinico di Messina, indagato per mafia: inchiesta scuote la Regione

C'è la matassa intricata dei rapporti tra mafiosi, colletti bianchi, massoneria e imprenditori dietro l'ultima inchiesta che scuote la Regione Siciliana, colpendo due assessorati. Al centro c'è Salvatore Iacolino, ex eurodeputato del Popolo della Libertà ed ex esponente di Forza Italia, Grande Sud e Udc, che fino a pochi giorni fa guidava il dipartimento regionale Pianificazione strategica — uno dei ruoli più influenti dell'intera pubblica amministrazione siciliana — e che aveva appena assunto la direzione del Policlinico di Messina per volontà del presidente Schifani. Ora è indagato dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa.

L'inchiesta su Iacolino: i rapporti con l'imprenditore mafioso di Favara

Secondo i magistrati, da dirigente generale Iacolino avrebbe utilizzato la propria rete di relazioni per favorire Carmelo Vetro, imprenditore di Favara, stesso paese di origine dell'ex dirigente. Nonostante i quarant'anni, Vetro non è un volto nuovo alle cronache giudiziarie: nel 2012 ha riportato una condanna definitiva a nove anni per associazione mafiosa, pena scontata nell'estate del 2019. Nel decreto con cui il tribunale di Palermo ha disposto la perquisizione dell'abitazione di Iacolino — nel corso della quale sono stati rinvenuti 90.000 euro in contanti — Vetro viene definito "uomo d'onore della famiglia di Favara".

Ma il profilo di Vetro va oltre la sola militanza mafiosa. Gli inquirenti scrivono che, oltre alla "pesante dote mafiosa", ha costruito nel tempo "consolidati, variegati e allarmanti rapporti" legati alla sua appartenenza alla massoneria, definita "vero e proprio collante tra le più diverse componenti della società". Anche suo padre era, a quanto risulta agli investigatori, un mafioso di vertice.

Cosa avrebbe fatto Iacolino per Vetro: atti, incontri e utilità in cambio

Iacolino si sarebbe speso in favore di Vetro e di persone da lui segnalate "predisponendo atti di competenza del suo ufficio" e fornendo suggerimenti su procedure amministrative in corso. Avrebbe anche creato le condizioni per far incontrare Vetro con figure chiave della sanità siciliana: l'allora dirigente generale dell'Asp di Messina Giuseppe Cuccì, il direttore amministrativo Giancarlo Niutta, la deputata regionale Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina. I quattro, al momento, non risultano indagati.

In cambio, secondo i magistrati, Vetro avrebbe garantito ad Iacolino utilità di vario tipo: finanziamenti per le campagne elettorali e assunzioni di persone da lui segnalate. "Il legame tra Vetro e Iacolino è connotato da una totale disponibilità di quest'ultimo nell'assecondare le richieste del primo", si legge negli atti.

L'affare posidonia a Marinella di Selinunte: tangenti e appalti pilotati

Le attenzioni degli inquirenti su Iacolino sono scaturite seguendo le mosse di Vetro, che aveva rapporti anche con un altro dirigente regionale indagato: Giancarlo Teresi, oggi alla guida del servizio Infrastrutture marittime e portuali dell'assessorato alle Infrastrutture, anche lui raggiunto dalla custodia cautelare in carcere.

Al centro del secondo filone dell'inchiesta sulla Regione Siciliana ci sono gli appalti per la gestione della posidonia al porticciolo di Marinella di Selinunte, nel Trapanese — un'emergenza costosa e ricorrente su cui il Quotidiano di Sicilia ha scritto a più riprese. Secondo i magistrati, Teresi avrebbe pilotato le gare d'appalto a favore di imprenditori specifici che lo avrebbero poi remunerato: 8.000 euro da Vetro e 30.000 euro da Giovanni Aveni, titolare di una ditta di Barcellona Pozzo di Gotto che avrebbe beneficiato anche della vicinanza tra Vetro e Iacolino per questioni legate all'accreditamento in ambito sanitario.

Nel medesimo affare risulta coinvolta anche un'impresa riconducibile a Giovanni Filardo, cugino del boss Matteo Messina Denaro e già condannato per associazione mafiosa, in relazione a una variante suppletiva con costi sovradimensionati autorizzata da Teresi.

 

Di Simone Olivelli

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