Per decenni il cotone in Sicilia è stato considerato una pagina definitivamente chiusa della storia agricola dell’Isola. Una coltura simbolo del Novecento rurale, progressivamente abbandonata a causa dei costi elevati e della perdita di competitività sui mercati internazionali. Oggi, però, il cotone torna a crescere nei campi siciliani, inserendosi in un modello produttivo completamente nuovo, basato su sostenibilità, certificazioni e integrazione con le energie rinnovabili.
Non si tratta di un ritorno alla coltivazione di massa, ma di una filiera selettiva e innovativa, che dalla Sicilia occidentale si estende fino alla piana di Catania, con l’agrivoltaico come elemento chiave.
La storia del cotone in Sicilia: ascesa e declino
Negli anni Cinquanta la Sicilia rappresentava uno dei principali poli cotonieri d’Italia. Solo nella provincia di Agrigento si contavano oltre 140 mila ettari coltivati, mentre sull’intera Isola la superficie superava i 350 mila ettari, con migliaia di braccianti impiegati stagionalmente.
Il cotone era stato introdotto secoli prima dagli arabi, insieme a tecniche irrigue e agronomiche avanzate. Nel secondo dopoguerra alimentava una filiera agricola e industriale legata al settore tessile europeo, prima di entrare in crisi a partire dagli anni Sessanta.
L’aumento dei costi di produzione, la diffusione delle fibre sintetiche e la concorrenza dei Paesi extraeuropei portarono a un rapido declino. A questo si aggiunsero trasformazioni industriali profonde, come l’insediamento del polo petrolchimico di Gela, che sottrasse terreni e manodopera all’agricoltura.
All’inizio degli anni Ottanta la coltivazione del cotone in Sicilia era ridotta a poche migliaia di ettari, fino a scomparire del tutto nel giro di pochi anni, insieme a competenze, infrastrutture e impianti di trasformazione.
La rinascita del cotone biologico in Sicilia
La svolta arriva nel 2019, quando l’azienda agricola Santiva avvia una sperimentazione su circa 100 ettari tra le province di Palermo, Messina e Trapani, riconvertendo diversi terreni alla produzione di cotone biologico.
Il progetto, denominato Cos – Cotton Organic Sicily, promosso dall’imprenditore Manlio Carta, ha rappresentato il primo tentativo strutturato di riportare il cotone in Sicilia dopo decenni di assenza. Una sperimentazione che ha dimostrato la fattibilità tecnica della coltura, ma anche la necessità di un modello economico più solido.
Nel 2024, con la cessione di Santiva, il progetto entra in una nuova fase grazie alla società siracusana Gloria Terrae, che sposta la produzione nella piana di Catania, area più adatta a una coltivazione su scala maggiore.
Cotone e agrivoltaico: il nuovo modello produttivo
Oggi il cuore del progetto è rappresentato dall’integrazione tra agricoltura ed energia rinnovabile. Il cotone viene coltivato all’interno di impianti di agrivoltaico, che consentono la coesistenza tra pannelli fotovoltaici e colture agricole.
In questo contesto si inserisce l’accordo con Sonnedix, produttore globale di energia solare. L’obiettivo è costruire una filiera integrata, in cui il reddito agricolo sia affiancato dai ricavi della produzione energetica, rendendo sostenibile una coltura dai costi elevati come il cotone.
Attualmente vengono coltivati circa 400 ettari, con l’obiettivo di raggiungere i 1.000 ettari entro due anni.
Come si coltiva il cotone in Sicilia
Il cotone richiede condizioni agronomiche precise: terreni pianeggianti, ben drenati, un apporto idrico significativo nelle fasi iniziali e una gestione attenta delle lavorazioni.
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Semina: marzo
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Irrigazione: fino a luglio
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Stress idrico controllato: favorisce l’apertura delle capsule
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Raccolta: settembre
La fase cruciale è la ginnatura, che separa fibra e semi. Gloria Terrae è oggi l’unica realtà in Italia dotata di un impianto di ginnatura per il cotone. La produzione annua si aggira intorno alle 180 tonnellate, di cui circa il 38% è fibra.
Nulla viene sprecato:
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i semi producono olio per cosmetica o biodiesel;
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i residui vegetali diventano pellet;
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gli scarti sono riutilizzati come concime o mangime.
Mercato, costi e criticità
Il cotone biologico siciliano resta una produzione di nicchia, destinata soprattutto all’industria tessile del Nord Italia e a marchi del lusso internazionale. La fibra è certificata GOTS, standard che garantisce tracciabilità, sostenibilità ambientale e sociale.
La resa media è di 3.500–4.000 kg per ettaro, con un prezzo della fibra tra 140 e 150 euro al quintale, a fronte di costi di coltivazione intorno ai 1.000 euro per ettaro.
Le principali criticità restano:
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la disponibilità idrica;
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la perdita di competenze tecniche storiche;
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la concorrenza dei mercati esteri a basso costo.
Una filiera nuova per il futuro agricolo dell’Isola
La rinascita del cotone in Sicilia non è un ritorno al passato, ma un tentativo di costruire una filiera moderna, capace di integrarsi con le politiche energetiche e ambientali e di intercettare mercati ad alto valore aggiunto.
La vera sfida sarà la scalabilità del modello e la sua capacità di generare occupazione stabile in un territorio fragile, evitando che anche questa esperienza resti un episodio isolato nella storia agricola siciliana.
Di Hermer Carbone
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