Frana di Niscemi, rischio nuovi movimenti: l’allarme della Protezione civile

Frana di Niscemi, rischio nuovi movimenti: l’allarme della Protezione civile

Frana di Niscemi, rischio nuovi movimenti: l’allarme della Protezione civile

La frana che ha colpito Niscemi potrebbe essere soggetta a ulteriori movimenti. A lanciare l’allarme è stato il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, nel corso di un’informativa al Senato dedicata ai danni causati dal maltempo in Sicilia, Sardegna e Calabria.

Secondo quanto riferito dal ministro, il fenomeno franoso è attualmente oggetto di monitoraggi approfonditi e non può essere considerato concluso.

Monitoraggi scientifici e analisi del rischio residuo

I rilievi sul campo sono affidati al Centro di Protezione civile dell’Università di Firenze, impegnato nello studio del meccanismo cinematico della frana e nella valutazione del rischio residuo. Le analisi servono anche a definire con precisione i confini dell’area interessata dal dissesto, particolarmente delicata per la sicurezza del centro abitato.

Il Dipartimento nazionale della Protezione civile svolge un ruolo di coordinamento tra Regione, Comune di Niscemi e Prefettura di Caltanissetta, supportando gli enti locali nella gestione dell’emergenza.

Assistenza alla popolazione e servizi essenziali

Oltre al monitoraggio geologico, la Protezione civile è impegnata nel garantire:

  • assistenza alla popolazione evacuata o a rischio

  • la gestione della viabilità alternativa

  • la continuità didattica per gli studenti delle aree coinvolte

Un’azione necessaria per limitare i disagi e contenere le conseguenze sociali dell’evento.

Rischio retrogressione: cosa può accadere

Gli esperti segnalano che frane di questo tipo tendono alla retrogressione. In pratica, l’arretramento del ciglio di scarpata può propagarsi progressivamente verso monte, avvicinandosi al centro storico e alle zone abitate.

Si tratta di un meccanismo già documentato in eventi storici precedenti, come la frana del 1997 e quella ben più antica del 1790.

Possibili nuovi danni in caso di piogge intense

Sulla base dei confronti con questi precedenti, gli scienziati ipotizzano un ulteriore arretramento del fronte di frana di alcune decine di metri, soprattutto in presenza di nuove piogge abbondanti.

Una simile evoluzione potrebbe:

  • coinvolgere altri edifici situati vicino al margine instabile

  • compromettere in modo permanente tratti di viabilità stradale

  • aggravare il quadro complessivo del dissesto

Per questo motivo, il fenomeno viene considerato ancora in evoluzione e richiede massima attenzione nelle prossime settimane.

(askanews)

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