Il blocco dello Stretto di Hormuz sta trascinando il petrolio oltre i 100 dollari al barile e le conseguenze si fanno sentire in tutta l'economia globale. Tra i settori più esposti c'è il turismo: tra voli annullati, rimborsi da erogare e caro carburante che si trasferisce sui biglietti aerei, il comparto rischia uno shock significativo. Confesercenti ha già lanciato l'allarme: il rincaro del jet fuel e la raffica di richieste di rimborso per voli cancellati potrebbero tradursi in pesanti aumenti dei prezzi per i viaggiatori.
Voli annullati e rimborsi: cosa dice il Codice del Turismo
La prima conseguenza visibile della crisi geopolitica in corso è la sospensione di rotte aeree verso aree considerate a rischio. Diverse compagnie hanno già interrotto temporaneamente i collegamenti con alcune destinazioni del Golfo e del Medio Oriente. Sul fronte dei rimborsi, Assoviaggi Confesercenti ricorda che in presenza di "circostanze inevitabili e straordinarie" — come l'attuale scenario bellico — il Codice del Turismo consente al viaggiatore di recedere dal contratto di pacchetto turistico senza pagare penali. Per chi aveva già prenotato le vacanze, questo diritto si trasforma in un costo potenzialmente enorme per tour operator e agenzie.
Per Italia e Sicilia c'è un ulteriore elemento di preoccupazione: la probabile riduzione dei turisti provenienti da Medio Oriente e Golfo, che rappresentano una fetta non trascurabile del mercato. Le stime sull'impatto sono ancora provvisorie, ma l'effetto sarà visibile.
Il carburante per aerei raddoppia: le compagnie alzano i prezzi
Lo shock petrolifero colpisce in modo particolarmente duro l'aviazione civile. Il prezzo medio mondiale del carburante per aerei ha raggiunto i 173,91 dollari al barile secondo l'indice S&P Global Platts — il doppio rispetto ai livelli del 2 gennaio, con un aumento persino superiore a quello del greggio.
Diverse compagnie dell'area Asia-Pacifico hanno già trasferito i rincari sui biglietti. Air India ha introdotto dal 12 marzo un supplemento di 399 rupie sui voli interni e di 20 dollari sui voli verso il Sud-Est asiatico; dal 18 marzo il supplemento per l'Europa salirà del 25% (fino a 125 dollari) e quello per il Nord America del 33% (fino a 200 dollari). Qantas e Cathay Pacific hanno adottato misure simili. Thai Airways valuta aumenti tra il 10 e il 15%.
Le compagnie europee resistono, ma fino a quando?
Per ora, le principali compagnie europee e low-cost sono in parte protette grazie alle strategie di hedging: contratti che consentono l'acquisto di carburante a prezzo fisso in anticipo, isolando temporaneamente i bilanci dalle oscillazioni del mercato. Ma si tratta di una protezione a scadenza. Un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz avrebbe un effetto molto più ampio e difficilmente contenibile, con ricadute dirette sui prezzi dei biglietti aerei anche in Europa e sui costi delle vacanze estive già in fase di prenotazione.
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