Cinque anni di calamità consecutive, una stagione chiusa con due mesi di anticipo, migliaia di lavoratori rimasti senza occupazione e costi di produzione raddoppiati nel giro di poche settimane. È questo il quadro che emerge dal settore dell'agrumicoltura siciliana, tra i comparti agricoli più colpiti dagli eventi degli ultimi anni. A fotografare la situazione è Giosuè Arcoria, presidente del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia (DPAS), interpellato dal Quotidiano di Sicilia.
Ciclone Harry e siccità: i danni all'agrumicoltura siciliana
Il colpo più duro è arrivato con il ciclone Harry, che lo scorso gennaio ha devastato le superfici agrumate dell'isola in un momento particolarmente critico: il 70% della produzione era ancora sugli alberi. «Fosse successo ad aprile, il danno sarebbe stato importante ma comunque ridotto», spiega Arcoria. Invece l'impatto è stato devastante, con conseguenze a cascata su tutto l'indotto — autotrasportatori, imballatori, lavoratori stagionali — perché, come sottolinea il presidente del DPAS, «l'industria è una catena di montaggio e quando una delle componenti va in difetto, c'è già un danno per tutto l'apparato».
Prima ancora del ciclone Harry, il settore aveva già sofferto anni di siccità prolungata. Poche settimane dopo si è abbattuto anche il ciclone Ulrich, che ha aggravato una situazione già compromessa. Quantificare i danni complessivi è praticamente impossibile: «Sono enormi, sia per le aziende che per tutto l'indotto», è la sintesi di Arcoria.
Caro carburanti e crisi internazionale: costi raddoppiati da dicembre
A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunto il caro carburanti, alimentato dall'instabilità geopolitica legata al conflitto che coinvolge l'Iran. Il prezzo è passato da 85 centesimi al litro fino alla soglia di 1,50 euro: «Costi raddoppiati rispetto a dicembre», denuncia Arcoria, che a questo aggiunge anche l'impennata dei prezzi dei concimi, voce di spesa fondamentale per il settore. «Si fa fatica a vedere un futuro roseo», ammette, «siamo costretti ad affrontare una situazione di grande emergenza dopo i tanti danni già causati da cicloni e siccità negli ultimi cinque anni».
La richiesta al governo: stop contributivo di 12 mesi per salvare il settore
Il settore si è mobilitato. Lo scorso mercoledì, su iniziativa del sindaco di Mineo Giuseppe Mistretta, agricoltori, imprenditori e rappresentanti di categoria si sono riuniti al Palazzo Minoriti di Catania per chiedere risposte rapide alle istituzioni nazionali. Arcoria riconosce il lavoro svolto a livello regionale — dal riempimento delle dighe agli interventi sulle condotte idriche, passando per i ristori degli ultimi anni — ma avverte che non basta.
La proposta concreta che arriva dal presidente del DPAS è quella di replicare il modello adottato durante la pandemia: uno stop contributivo di 12 mesi per dare respiro a un comparto «in stato di confusione ed emergenza» dopo cinque anni di situazioni negative. Nessuna richiesta di sostegno economico diretto, ma la sospensione temporanea degli obblighi contributivi come misura di sopravvivenza. «Ogni giorno che passa è un dramma per l'intero comparto agricolo», conclude Arcoria. E il tempo stringe.
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