Mare proibito, copione invariato in Sicilia tra foci inquinate e depuratori insufficienti

Mare proibito, copione invariato in Sicilia tra foci inquinate e depuratori insufficienti

Mare proibito, copione invariato in Sicilia tra foci inquinate e depuratori insufficienti

Quasi tre chilometri in più di mare inquinato rispetto all'anno scorso. È questo il dato più allarmante che emerge dal decreto con cui il dipartimento Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana ha ufficializzato i divieti di balneazione per il 2026. La stagione balneare partirà il 1° maggio e si concluderà il 31 ottobre, con 39.872 metri di costa interdetti per motivi legati alla qualità delle acque — contro i 37 chilometri abbondanti della stagione precedente.

Sommando tutte le cause di divieto — inquinamento, aree portuali, foci di fiumi e torrenti, dissesti e riserve naturali — si arriva a oltre 446 chilometri di litorale inaccessibile, in calo rispetto ai circa 465 del 2025. Delle otto province costiere siciliane, l'unica a non registrare zone con valori inquinanti fuori norma è Ragusa.

Depuratori assenti o insufficienti: la causa principale dell'inquinamento

Il problema di fondo non cambia di anno in anno. Le criticità derivano quasi sempre dall'assenza o dal cattivo funzionamento degli impianti di depurazione: gli scarichi in mare restano una realtà diffusa, e la pressione turistica estiva finisce spesso per mandare in crisi i depuratori esistenti. In molti tratti di costa gli impianti devono ancora essere realizzati — un ritardo cronico che ha esposto l'Italia a procedure di infrazione europee da anni.

I divieti non riguardano solo l'inquinamento accertato: scattano anche nei pressi di aree portuali, infrastrutture industriali e militari, alle foci di fiumi e torrenti, nelle zone a rischio dissesto e nelle riserve naturali protette.

La mappa provincia per provincia: Palermo peggiore, Ragusa virtuosa

Palermo è la provincia più colpita, con oltre 116 chilometri di costa interdetta, di cui più di 15,5 per inquinamento accertato. Le zone problematiche includono Sferracavallo, Mondello e i comuni di Ficarazzi, Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia, Santa Flavia, Trabia e Termini Imerese.

Messina è seconda con oltre 113 chilometri totali interdetti, di cui quasi 10 per inquinamento. Contribuisce al dato anche l'arcipelago delle Eolie, con oltre 70 chilometri di costa vietati per problemi di sicurezza.

Siracusa segue con più di 86 chilometri, di cui oltre 4 per inquinamento in zone tra Augusta, Priolo, Pachino e Portopalo di Capopassero. Pesano molto i divieti legati ad aree portuali, industriali e militari, che superano i 73 chilometri.

Trapani si ferma a oltre 51 chilometri, con un dato positivo: meno di 900 metri inquinati, concentrati alle foci del torrente Canalotto ad Alcamo e del torrente Linciasella a Valderice. Il resto deriva dai numerosi porti, incluse le Egadi.

Catania supera i 28 chilometri, con 3.668 metri di costa interessati da inquinamento: coinvolti la foce del fiume Alcantara, torrenti nel territorio di Mascali e Riposto, diversi punti nell'Acese e tratti nel capoluogo etneo.

Agrigento conta quasi 24 chilometri di costa interdetta, di cui circa 3,5 per inquinamento nei comuni di Agrigento, Licata, Palma di Montechiaro, Realmonte, Sciacca e Siculiana.

Caltanissetta — con i soli comuni costieri di Gela e Butera — arriva a circa 16 chilometri, di cui poco più di 2 per inquinamento accertato.

Ragusa, infine, è l'unica provincia senza zone inquinate: i quasi 10,5 chilometri di costa interdetta derivano esclusivamente da porti, foci di canali e vincoli naturalistici.

Asp e sindaci: obblighi precisi e responsabilità in caso di inadempienze

Il decreto regionale firmato dal dirigente generale Giacomo Scalzo fissa obblighi precisi per tutti gli enti coinvolti. I campionamenti delle acque inizieranno a maggio con cadenza mensile, con la possibilità di effettuarli entro quattro giorni dalla data prevista in casi particolari documentati.

Una norma importante riguarda le responsabilità delle ASP: se i campionamenti non vengono rispettati senza adeguata giustificazione, il tratto di mare interessato non potrà essere aperto alla balneazione nella stagione successiva. «Le possibili e inevitabili refluenze negative sulla correlata stagione turistica ricadranno interamente nella responsabilità della direzione strategica dell'Azienda sanitaria», si legge nel provvedimento.

I cartelli di divieto che i sindaci dovranno apporre lungo le coste dovranno avere una superficie minima di 80 centimetri per un metro ed essere redatti in due lingue.

 

Di Simone Olivelli

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