Dl sicurezza, voto di fiducia alla Camera: scontro sulla norma rimpatri e avvocati

Dl sicurezza, voto di fiducia alla Camera: scontro sulla norma rimpatri e avvocati

Dl sicurezza, voto di fiducia alla Camera: scontro sulla norma rimpatri e avvocati

Alta tensione a Montecitorio sul decreto sicurezza. Il governo ha deciso di non modificare la norma sui rimpatri volontari che aveva scatenato le proteste degli avvocati — accusati di essere ridotti a «soggetti attuatori dei governi di turno» — e di procedere con il testo arrivato dal Senato, rinviando le correzioni a un provvedimento separato da varare subito dopo l'approvazione del decreto. Il voto di fiducia è fissato per oggi alle 18, con il voto finale atteso per venerdì.

Meloni rivendica il "buon senso" della norma, Piantedosi annuncia determinazione

A ufficializzare la scelta è stata la premier Giorgia Meloni, intervenuta tra gli stand del Salone del Mobile di Milano: i «rilievi tecnici» arrivati dal Quirinale e dagli avvocati saranno risolti con un altro provvedimento, non cancellando la norma. «Andremo avanti con determinazione», aveva già anticipato il ministro Matteo Piantedosi in aula, ricordando che i rimpatri non sono un'invenzione del centrodestra.

La norma oggetto del contendere verrà corretta estendendo ad altri soggetti — mediatori e associazioni che si occupano di migranti — la possibilità di gestire le pratiche del procedimento di rimpatrio volontario, eliminando il riferimento esclusivo agli avvocati. Il compenso, inoltre, non sarà più legato al successo del rimpatrio.

Le opposizioni all'attacco: "Voteremo un testo incostituzionale"

La reazione delle opposizioni è stata durissima. Il presidente del M5S Giuseppe Conte ha accusato il governo di voler «asservire gli avvocati» dopo aver tentato di fare lo stesso con i magistrati, parlando di un «grave cortocircuito istituzionale» e di un governo che dal referendum non ha imparato nulla. La segretaria dem Elly Schlein ha definito la situazione «un paradosso»: la Camera chiamata a votare una norma che lo stesso governo riconosce incostituzionale, per poi correggerla con un nuovo decreto. «Una forzatura mai vista», ha aggiunto, puntando il dito anche sull'aumento dei reati nel 2023 e 2024 come prova del «fallimento della ricetta securitaria» del governo.

La capogruppo dem Chiara Braga aveva chiesto fin dalla mattina al governo di venire in Parlamento a spiegare come avrebbe adempiuto agli impegni presi con il Quirinale. Roberto Giachetti di Italia Viva si era scagliato contro lo «strappo sulle prerogative parlamentari». La dem Deborah Serracchiani aveva segnalato che la norma aveva ricevuto il parere negativo dei ministri Nordio e Giorgetti per carenza di copertura finanziaria.

La seduta tesa: espulsione, sospensione e capigruppo

La giornata alla Camera è stata caotica. Fratelli d'Italia ha chiesto e ottenuto la chiusura anticipata della discussione generale dopo neanche un'ora e mezza. Le pregiudiziali di costituzionalità sono state bocciate a maggioranza, con le opposizioni che occupavano i banchi del governo. Il deputato dem Arturo Scotto è stato espulso dall'aula. La seduta è stata sospesa e convocata d'urgenza la capigruppo, da cui le opposizioni sono uscite furibonde parlando di «salto mortale», «mancanza di rispetto per il Parlamento» e di un «vulnus» istituzionale senza precedenti. Al termine, il ministro Piantedosi ha posto la questione di fiducia sul testo arrivato dal Senato, con l'obiettivo di chiudere l'iter entro venerdì.

(askanews)

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